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domenica 2 luglio 2017

Week 26/17


  • Thay'd name an age - USA Nails (No pleasure, 2015) Questi USA Nails hanno le chitarre nervose dei Sonic Youth, distorsioni che ricordano la lezione dei My Bloody Valentine e un cantante che potrebbe essere Dara Kiely dei Girl Band, eppure, il risultato finale, pur non essendo razionalmente disprezzabile, è di una noia mortale. In effetti il punto è: se ci sono già (stati) Sonic Youth, My Bloody Valentine e Girl Band, che bisogno c'è di una band che fa una centrifuga di tutto ciò, invece di seguire una propria idea di frastuono più atroce?
  • J-Boy - Phoenix (Ti amo, 2017) C'è gente, fra cui mio cugino, Francesca, Giulietta e la maggior parte dei miei amici, che se sapessero cosa penso davvero di questa brillante canzone dei Phoenix mi sputerebbero in faccia, mi deriderebbero, mi metterebbero alla gogna su internet. Mi farebbero rileggere con metodo Ludovico tutti i post scritti finora, mi chiuderebbero in una gabbia lanciandomi file mp3 di scarsa qualità. E allora sapete che faccio, per evitare questa vergogna? Non ve lo dico, io, quello he penso davvero di questa brillante canzone dei Phoenix...
  • The agency group - Alvvays (Alvvays, 2014) Questa canzone mi ricorda Michelle dei Beatles. Lo so, lo so che non c'entra niente ma, come la canzone di Paul e John, sembra scritta nel DNA della razza umana, tanto è orecchiabile, essenziale e piacevolmente prevedibile. Mi ha preso e stordito sin dal primo ascolto e già solo per questo, come se non amassi già le altre canzoni che conosco del gruppo, sono corso (metaforicamente) a ordinare l'album da uno dei miei spacciatori di fiducia del web. Vi terrò informati se il paragone ardito di cui sopra potrà essere consistentemente esteso a tutto l'album d'esordio degli Alvvays o se, come al solito, questo post rimane uno dei miei vaneggiamenti dettati dal troppo alcol, dall'ansia di prestazione e da un infantile entusiasmo di cui non mi libererò mai.

martedì 20 giugno 2017

Week 24/17

  • Queen - Perfume Genius (Too bright, 2014) Il ritardo con cui mi trovo a scrivere la tripletta della week 24 è dovuta a due fattori. Il primo, è che ho costantemente a che fare con due donne impazzite, un clima impazzito, una serie di capi impazziti e un cugino che non perde occasione per umiliarmi e provarmi. Il secondo motivo, è che ultimamente sono cosi arido di ascolti che metto su sempre le stesse cose: Slowdive, Fazerdaze, Lydia Lunch. E perché, vi chiederete, ultimamente sono cosi arido di ascolti? Beh, fondamentalmente per due ragioni. La prima, è che ho costantemente a che fare con due donne impazzite, un clima impazzito, una serie di capi impazziti e un cugino che non perde occasione per umiliarmi e provarmi. La seconda, è che la cosa più eccitante che abbia trovato ultimamente è questo banalissimo Perfume Genius. Buona noia!
  • Forever - Iceage (Plowing into the field of love, 2014) Neanche l'incontro con questo tizio più affine ai miei gusti musicali di merda, come direbbe mio cugino, mi ha esaltato tanto da spingermi a scrivere in tempo la tripletta della scorsa settimana. E va bene, country n' roll post punk con il poster di Nick Cave attaccato alla parete. E allora? Niente. E pensare che con questo caldo boia il nome Iceage dovrebbe eccitarmi eccome...
  • Letter of intent - Ducktails (The flower lane, 2013) Il fondo della noia durante questi ultimi tempi è nella musica e nel nome di questi tizi di cui mi rifiuto di saperne di più, tanto sono noiosi. Ancora di più, sono cosi noiosi che non alzo neanche il volume quando parte il video di questa canzone. Ancora di più, mi annoiano cosi tanto che in compenso avere costantemente a che fare con due donne impazzite, un clima impazzito, una serie di capi impazziti e un cugino che non perde occasione per umiliarmi e provarmi è in confronto una delle cose più eccitanti che mi siano mai successe.

domenica 11 giugno 2017

Week 23/17


  • Trust the witch - Big Sexy Noise (Trust the witch, 2011) Questa mi ricorda quella volta che nei camerini di Zo, dopo un fantastico concerto che mi fece cadere definitivamente innamorato di Lydia Lunch & co., chiesi a Bob Bert se aveva una bacchetta per me. Letteralmente, mi avvicinai a lui, idolo di gioventù per aver suonato la batteria nei primi Sonic Youth e poi nei Pussy Galore, e gli chiesi se aveva una bacchetta per me. Hey Bob, hai una bacchetta per me?  Me ne scappai via, imbarazzato, rosso in viso e vergognato come un ladro. E vi giuro che non fu, davvero, per il suo secco No!
  • Arabia - Sleaford Mods (Key markets, 2015) Questa invece, fra qualche tempo, quando l'avrò tolta dalla playlist e rimossa pure, probabilmente, da ogni canale di ricordo gratificante, mi ricorderà di alcune notti estive e insonni, unico spazio in cui questi Sleaford Mods, per quel che riguarda me, non certo mio cugino, hanno mai trovato il loro sporco senso.
  • Shoulders - Fazerdaze (Morningside, 2017) Questa invece non mi ricorda niente. Non ancora per lo meno. Ma chissà, magari fra qualche tempo...

lunedì 5 giugno 2017

Week 22/17 - in ritardo, lo so...


  • Archie, marry me - Alvvays (Alvvays, 2014) Allora, ve la faccio breve: ho appena scoperto Spotify, ed è stato come un diluvio. Tutta la musica del mondo mi è piovuta addosso mentre tutte le preoccupazioni scivolavano via, via dal corpo, dai piedi... anche senza pagare i 9,99 euro al mese per l'abbonamento Premium (che comunque faro', magari senza dirlo a mio cugino) ho accesso a tutta la musica del mondo, del presente, del futuro e - in parte - del passato. All'improvviso posso smetterla di sbattermi come un idiota alla ricerca di cd e vinili di gruppi impossibili o quasi come Helen, Craft Spells, Hibou, Le Colour: ecco che me li ritrovo tutti a disposizione. Un diluvio, come dicevo, ma anche un delirio, una maledizione. In pochi click mi sono ritrovato con una playlist chilometrica, ancora più lunga di quella su iTunes e ancora più lunga della lista di cd e vinili in attesa di essere ascoltati (da anni). Da chi cominciare dunque? Il caso ha voluto che cominciassi dai canadesi Alvvays, esponenti di questo meraviglioso nuovo mondo pop a cui prima o poi daro' un nome, sempre che quello stronzo di Reynolds non l'abbia già fatto, e per il quale verro' ricordato fra dieci anni come il più influente blogger della mia generazione. Magari potrebbe essere brighten pop? 
  • Se continuiamo a correre - Motta (La fine dei vent'anni, 2016) Poi, in un lampo di lucidità in quel paese dei balocchi in cui mi ritrovavo immerso (e all'interno del quale per un brevissimo istante ho vissuto il blocco del troppo avere), ho schiacciato i tasti a formare il nome di Francesco Motta, e cosi ecco il secondo scelto della chilometrica playlist del futuro. Insomma, se molti dicono che questo Motta ha rilasciato quello che è stato l'album più bello dell'anno scorso in Italia, allora devo dargli fiducia. E quindi, voilà, anch'esso sotto ascolto. Il problema è che sono già al secondo bicchiere di fresco Pastis e comincio seriamente a barcollare sulla tastiera... e se le dite barcollano sulla tastiera e la lingua assapora il gusto rotondo dell'anice, la testa e le orecchie continuano a correre, no, a dondolare, a bascolare, allora forse mi sa che questo Motta l'esame l'ha quasi superato.
  • Dream girl - No Vacation (Dream girl, 2015) E a proposito di brighten pop, ascoltate che ulteriore passo in la fanno questi californiani e dunque odiosi, per la loro fantasticità, No Vacation. Le loro canzoni iniziano cosi, con queste chitarre scintillanti, letteralmente scintillanti, che illuminano tutto ciò che hanno intorno, oceano, spiaggia, ombrelloni, gabbiani, castelli di sabbia, my little pony, ma poi sul finire, spesso dopo una pausa all'interno del pezzo, la chitarra si innervosisce, come se un Ranaldo uscisse fuori dall'acqua per imbracciare il suo strumento. Cosi anche mio cugino è sistemato. A pensarci pero', forse brighten pop sarà un nome del cazzo, ma al terzo bicchiere di pastis, senza riuscire a smettere di pensare a Ranaldo in costume con i rotoli nella pancia che gli cadono giu, non riesco proprio a pensare a un nome migliore. Quindi, che vi piaccia o meno, io me lo tengo!

domenica 28 maggio 2017

Week 21/2017

  • Bronx in a six - Sleaford Mods (Key markets, 2015) Ecco, se io fossi non dico un giornalista bravo, un giornalista e basta, un blogger coscienzioso, ma semplicemente uno che capisce un minimo di quello che gli succede attorno, prima di sparare la sua deprimente opinione, forse saprei perché i giornalisti bravi, i giornalisti e basta e i blogger coscienziosi definiscono, nella stragrande maggioranza dei casi, post punk questi inquietanti Sleaford Mods. Io, che dopo 38 anni di vita su questo pianeta mi ostino a sparare la mia deprimente opinione senza ancora capirne un minimo di quello che mi succede intorno, li avrei invece definiti hip hop. Forse sarà per questo che non sono dunque un giornalista bravo, ne un giornalista e basta, ne un blogger coscienzioso?
  • Scooby snacks - Fun Lovin' Criminals (Come find yourself, 1996) E sempre ecco, che se io fossi tutto ciò che non sono, forse saprei anche perché allora i Fun Lovin' Criminals, fin dalla loro prima apparizione, non furono mai etichettati come post punk ma come hip hop suonato con strumenti veri. Forse sarà perché anche i giornalisti bravi, i giornalisti e basta e i blogger coscienziosi non fanno altro, esattamente come me, che sparare la propria opinione senza averci capito un minimo di quello che gli succede intorno?
  • Misread - Fazedaze (Morningside, 2017) E che vi devo dire, se non che questo post, anche se lo pubblicherò attorno alle 22 di domenica sera, in realtà l'ho scritto giovedì pomeriggio, un giovedì di vacanza che anticipa un venerdì di ponte che anticipa un week end di mare mare mare..? E che vi devo dire se non che, a volte, ma solo a volte (per non preoccupare mio cugino) la vita smette di essere una montagna di merda e diventa persino piacevole?

domenica 6 novembre 2016

Week 44/16


  • Boys don't cry - Scarlett Johnsson (non trovo nessuna indicazione di album o singolo) Il messaggio con il link a YouTube diceva semplicemente: figa a dir poco... beh, abbiamo rivisto questo video decine di volte da ieri pomeriggio e vi giuro che ancora non abbiamo capito se, l'amica Giusi, col suo commento, si riferisse alla canzone o alla cantante. Beh, io direi alla canzone, ma mio cugino, non c'era da dubitarne, non si è neanche accorto che c'era, una canzone...
  • I don't want to let you down - Flyying Colours (EPX2, 2015) Oddio, credo di essermi preso una cotta per questi qui. Il problema è che, per le mie finanze, non era il caso di prendermi una cotta in questo momento, per di più' per un gruppo australiano che, se non ho capito male, in Europa non è stato ancora stampato, e quindi di difficile reperibilità. Ma tant'è, al cuore non si comanda, e sto stalkinando un tizio inglese su eBay che sembra abbia una copia da sbolognare a costo di sangue del loro primo lavoro. Vi terrò aggiornati, ve lo prometto, e può darsi anche vi chieda di fare una colletta!
  • Julie's place - Rolling Blackout Coastal Fever (Julie's place, 2017) Qui non arriverei a parlare di cotta, ma mi piace da morire questa Julie's place dei (australiani anch'essi) Rolling Blackout C.F. So che sembrerà una minchiata ma io ci sento dentro praticamente tutto ciò che amo degli ultimi 50 anni di pop e rock: chitarre nervose in sottofondo, feeling che resta sempre pop, ritmo serrato, coretti alla Beach Boys e voce da mi sono appena svegliato dopo una notte di bagordi ma devo correre in ufficio anche se è estate e vorrei andare al mare. Insomma, gli album li ascolterei proprio volentieri, anche se non posso parlare di cotta, anche se non arriverei a chiedervi di fare una colletta!

giovedì 14 luglio 2016

Week 19 - 20 - 21 - 22 - 23 - 24 - 25 - 26 - 27 /16

Dubito che qualcuno, a parte mio cugino, forse Francesca e Giulietta e il mio smisurato ego possa aver sentito la mancanza di questo blog, anzi è addirittura improbabile che qualcuno, a parte mio cugino, forse Francesca e Giulietta e il mio smisurato ego possa essersi accorto dell'assenza per ben dieci settimane del regolare post e delle sue tre canzoni. 
Lo capiamo.
Ma nel caso a qualcuno, che non sia mio cugino, Francesca e Giulietta e il mio smisurato ego possa interessare perchè questo blog sia stato inattivo per questo tempo, sappiate che ci si è strafottuto il computer. E ci rompeva il cazzo usarne un altro. Ora, non che il computer sia stato sostituito o riparato, ma era giusto far sapere a quel qualcuno interessato cosa cavolo stesse succedendo. 
Io e mio cugino torneremo presto, promesso, anche se non vi promettiamo novità o stravolgimenti: sarà sempre il solito e noioso sproloquio di un ego smisurato (il mio) e di un orso barbone e misantropo (mio cugino).

A presto!

Mio cugino & io.

domenica 28 febbraio 2016

Week 08/16


  • If you're a wizard then why do you wear glasses? - Liars (They were wrong, so we drowned, 2004) Sono così confuso ultimamente nei miei ascolti che non so neanche come sono finito ad ascoltare quest'album, che non era certo una priorità per me, che di certo non sono uscito di casa per andarlo a comprare. Eppure, eccomi qui ad ascoltarlo, da settimane, senza capirci granchè. Sembra sia una specie di concept, e i suoni in fondo non sono neanche male, ma non mi piace molto. La domanda interessante però è: se non mi interessa ascoltarlo, perchè non riesco a metterlo da parte e andare avanti?
  • One trip/one noise - Noir Dèsir (Tostaky, 1992) Qua la cosa cambia leggermente. So perchè ascolto da settimane quest'album: 1) per conoscere meglio il rock francese; 2) per non obbligare le mie coinquiline a vivere immerse nel frastuono più atroce. Però il punto è sempre lo stesso. Ore e ore buttate ad ascoltare qualcosa che, seppur non mi faccia schifo,  non si possa dire mi piaccia del tutto. Me ne pentirò.
  • The answer - Savages (Adore life, 2016) Mah, sapete che vi dico? Anzi, sapete che vi diciamo io e mio cugino? Anzi, sapete che cosa mi ha detto di dirvi mio cugino? Forse che forse quest'album non è poi tutto sto granchè... sembrava meglio, ai primi ascolti. Più ripetitivo di quello che pareva, meno ben scritto di quello che potrebbe e dovrebbe essere. Boh, non saprei. Però la stima che riponiamo (io e mio cugino) su queste quattro donne ci impone, senza indugio, di dar loro e al loro album ancora diverse chance. E in ogni caso, non ce ne pentiremo.

martedì 12 gennaio 2016

We love you, Ziggy Stardust!

L'eleganza e la midriasi, le amicizie e le cadute, i personaggi e la strafottenza ma, soprattutto, le canzoni. Le sue canzoni.
  • Little wonder (Earthling, 1997) Little wonder, un brano minore, se non addirittura uno dei meno riusciti, nella produzione di Bowie. Eppure Bowie io l'ho conosciuto proprio con questa canzone durante un ozioso pomeriggio trascorso a guardare Help! Era il 1997 e prima di allora di Bowie avevo solo sentito parlare, senza mai ricollegarlo a Rebel rebel, Heroes, Space oddity e Life on Mars. Sono grato a questa canzone, e adesso mi piace. -- Massimo Vinci --
  • Five years (The rise and fall of Ziggy Stardust and the spiders form Mars) Cosa succede quando la tua canzone preferita di un artista va a trovarsi proprio dentro il tuo album preferito di quello stesso artista, e per di più in apertura? Una serendipity, un'affinità elettiva, qualcosa di molto simile all'innamoramento. Five years parla della fine del mondo. Onirica, distopica, struggente dal primo all'ultimo accordo. E l'ironia vuole che oggi ci si senta proprio come se quel giorno fosse arrivato davvero, quel giorno che tutti - le madri singhiozzanti e i grassimagri e gli altibassi e i signor nessuno e la ragazza col gelato in mano - temevano: oggi è un pò la fine del mondo [what a surprise], del mondo come lo conosciamo [my brian hurts a lot]. -- Alessia Amenta --
  • Life on Mars (Hunky dory, 1971) Qual è la mia canzone preferita di David Bowie?, mi sono chiesta e mi è stato chiesto proprio oggi. Life on Mars, mi sono risposta e ho risposto. Perchè? Perchè anche se non ho i capelli color topo, quella ragazza potrei essere benissimo io. Ogni giorno mi sveglio e assisto e prendo parte anche io a quel freakiest show che Bowie ci ha raccontato più di una volta ma, soprattutto, in questa canzone. -- Noemi Scifo --
  • Space oddity (Space oddity, 1969) La canzone che mi ha fatto conoscere il Duca Bianco è Space oddity. Ebbene si, scusate la banalità, proprio una delle più conosciute, ma con un fascino immenso. Nessun altro avrebbe saputo immaginare e descrivere così liricamente la solitudine e l'incomunicabilità, parafrasi di un dialogo tra le stelle. -- Claudio Condorelli --
  • Space oddity (Space oddity, 1969) Nella solitudine dell'universo, la consapevole umanità del Maggiore Tom. Sembrano molto diverse le stelle stasera. -- Cristina Campagnolo --
  • Ziggy Stardust (From the motion picture Ziggy Stardust, 1983) Quando l'ho scoperta avevo appena iniziato la strana vita dello studente fuorisede e, tra le migliaia di persone che frequentavo, una amava Bowie e il cinema. Fra le cose che mi propinò, una scena rimarrà nella mia memoria: un tizio sulla prua di una nave che suona con la chitarra Ziggy Stardust. Dopo 12 anni io e questa persona siamo ancora amiche, abbiamo due splendide figlie che sono amiche fra loro e lei continua ad amare Bowie. E quel misterioso film. -- Daniela Frasca --
  • Heroes (Heroes, 1977) Un eroe, David Bowie, non un semplice musicista. Uno che, fra le altre cose, ha saputo piegare ai suoi scopi, alle sue idee, ai suoi deliri le magie di Brian Eno e le seghe elettriche di Robert Fripp. Non è autobiografica in senso stretto, questa canzone, ma lo è in senso storico, umano, leggendario, artistico. Ogni uomo può essere un eroe, just for one day. -- Angelo Pulichino --
  • Life on Mars (Hunky dory, 1971) Succede ogni volta. Sono impegnato a fare qualcosa e inaspettatamente - mannaggia alla modalità shuffle - inizia: "It's a good awful small affair...". Alzo un attimo la testa, poi mi convinco a continuare quello che stavo facendo. Ma dura solo trentacinque secondi: "But the film is saddening bore...". E sono lì a battere il tempo con il piede o picchiettando le dita sul tavolo. Devo concentrarmi, forse dovrei abbassare il volume o spegnere proprio. Ma senza avere neanche il tempo di rendermene conto, sono già in piedi sulla sedia, con la penna al posto del microfono, mentre canto insieme a David: "He's in the best selling show? Is there life on Mars? Ogni volta, succede proprio così. -- Alberto Conti -- 
  • The man who sold the world (The man who sold the world, 1970) Il culo, avrei dovuto rompergli, a quel coglioncello che spiegava ai suoi sciocchi amici quanto era importante che un artista più anziano come Bowie avesse omaggiato un gruppo più recente come i Nirvana, riconoscendone così il valore artistico e sociale. Il culo, avrei dovuto rompergli, a calci di punta e di tacco. Ma non ce n'è stato bisogno: i suoi stessi amici sono scoppiati a ridere all'unisono e, all'unisono ancora, gli hanno gridato: coglione! -- Mio Cugino -- 

sabato 3 ottobre 2015

Week 40/15 - una tripletta per Michel Gondry parte II

Mi ero riservato di usare la seconda parte dei video di Michel Gondry per momenti bui, o frettolosi, o per triplette da scrivere in periodi in cui gli ascolti musicali fossero particolarmente mosci. Beh, questi giorni autunnali sono così piovosi, e gli ascolti recenti così inutili, che mi sono ridotto così annoiato, e così apatico, e così noioso che forse è proprio il caso di ricorrere alla carta Gondry. Per cui - che noia! - eccovi altri tre video del regista francese che ci hanno, a me e mio cugino, letteralmente scippato la testa. Se dovessi sopravvivere alla pioggia, alla noia, a The Brian Jonestown Massacre, allora ci sentiremo fra sette giorni. Au revoir!


domenica 27 settembre 2015

Week 39/15


  • Their satanic majesties' second request - The Brian Jonestown Massacre (Their satanic majesties' second request, 1996) Questa canzone non è ne originale come lo erano le sinfonie dissonanti di Glenn Branca, ne sconvolgente come i neo-psichedelici senza memoria amano credere, ne politicamente scorretta come anni di ascolti di PIL, Lou & Velvet, King Khan & BBQ e Sonic Youth mi hanno abituato a pretendere. Eppure, sembra che sia l'unico punto di contatto che sono riuscito finora a trovare con questo fantastico, unico, es-sen-zi-a-le gruppo Californiano con cui tutti, ma dico proprio tutti, da piu di 20 anni mi fracassano le palle.
  • Mois de mai - Kent (Panorama, 2009) E che mi piaccia questa canzone di Kent, così come, in definitiva, tutto l'album Panorama, dimostra che, sarà schizophrenia, sarà caso, sarà avere gusti di merda, sarà quello che ancora una volta sarete voi e solo voi a etichettermi addosso, i miei gusti non rispecchiano neanche per il cazzo nessuno degli stereotipi dentro il quale cercate, sempre da 20 anni, a infilarmi a forza!
  • Tom Violence - Sonic Youth (Evol, 1986) Ecco, mio cugino passava di qua mentre scrivero queste righe, e l'occhio, infernale castigatore, gli è caduto molle su ciò che avevo appena scritto, sul, parole sue, del tutto errato nonchè vomitevole elogio della mia originalità, e mi ha costretto a rimediare con una scelta più consona al mio personaggio pubblico. Pour ça, voilà, Tom Violence et Sonic Yath!

domenica 20 settembre 2015

Week 38/15 - Una tripletta per Michel Gondry part I

Di sicuro Michel Gondry di film decenti ne ha fatti solo uno (anche se bisogna ammettere che è molto, molto più che decente), ma in quanto a video clip credo che nessuno abbia mai prodotto tanta roba, con artisti così diversi, mantendendo una qualità media alta, altissima, tanto da far gridare al miracolo anche mio cugino. Ci siamo imbattuti l'altro giorno in un DVD contenente tutti i suoi lavori in campo musicale e siamo letteralmente impazziti, io e mio cugino appunto, scoprendo che suoi erano alcuni dei nostri video musicali preferiti, soprattutto dei '90s, anche se quello che ci ha letteralmente scippato la testa sono stati i video che non conoscevamo. Fra questi, stasera, ve ne proponiamo tre abbastanza cervellotici!
A voi:

domenica 30 agosto 2015

Week 35/15


  • In Parallax - Algiers (Algiers, 2015) Gli splendidi minuti finali di questa splendida canzone sono lo splendido finale di questo splendido album d'esordio degli Algiers. E il fatto che poi segua una ghost track altrettanto splendida non fa altro che amplificare la sensazione di splendore. Chiaro, no?
  • Angelo - Prozac + (3Prozac+, 2000) Questa canzone non era prevista nella tripletta di oggi e quando mio cugino vedrà che ho stravolto all'ultimo secondo la scaletta, penso mi ammazerà. Ma va bene così, sono disposto a correre il rischio: in questi giorni sono un verme, vittima di nostalgia post-adolescenziale, che non fa altro che ascoltare solo roba pubblicata fra il '95 e il 2000. Non erano fra i miei preferiti, i Prozac +, ma si può mai non adorare una canzone che porta per titolo il proprio nome di battesimo?
  • The Last Song I 'll Ever Sing - Gavin Friday (Shag Tobacco, 1996) Domani Giulietta inizia l'asilo, a neanche due anni, inizia l'asilo. Diventa adulta, una bambina grande, con la sua vita, i suoi amici, le sue abitudini, i suoi segreti. Perdonatemi se mi sento così confuso ma questa, davvero, potrebbe essere l'ultima canzone che mai canterò...

lunedì 24 agosto 2015

Week 33-34/15

  • Baby did a bad bad thing - Chris Isaak (Forever blue, 1995) Pochi giorni fa ho letto un libro, L'invenzione della madre di Marco Peano, che mi ha lasciato un po' perplesso, soprattutto perchè ne avevo sentito tanto parlare. In realtà, non c'è molto dentro: la trama è un po' scialba, come un po' scialbi sono i personaggi, e la forza narrativa è praticamante nulla. Dico, va bene, la mamma è la mamma e la morte è la morte, ok, ma la letteratura è la letteratura e ha delle regole, dei canoni, dei filtri: questo libro, che pare più che altro il diario di un ragazzotto un po' in ritardo sulle esperienze di vita, si basa solo su un soggetto furbetto che in Italia, paese buonista, non poteva certo essere trascurato. Per il resto, non c'è altro. Se invece della morte della madre in questo libro si fosse parlato di calcio, di musica o di politica non si sarebbero versate le stesse parole di elogio, ma sarebbe stato considerato per quello che probabilmente è: uno dei tanti esordi del tutto trascurabili di cui è sommerso il mercato editoriale italiano.
    Eppur tuttavia, c'è dentro queste pagine una cosa di buono: a un certo punto il narratore ha ricordato Eyes Wide Shut di Kubrik, nella cui colonna sonora appare questa canzone di Chris Isaac e nel cui video appare... dio, che ve lo dico a fare? Lasciate perdere il libro di Peano e guardatevi questo video! Quella donna, quella si che è arte!
  • Con un deca - 883 (Hanno ucciso l'uomo ragno, 1992) Sempre pochi giorni fa ho anche avuto un'incredibile illuminazione pop di squallidissimo livello che non ho avuto ancora neanche il coraggio di condividere con mio cugino: I Cani sono figli degli 883 del primo album, basta ascoltare questa canzone per rendersene conto: stessa ironia, stessa malinconia, stesso uso delle cose attuali! E in più, secondo me, da questa canzone Nicolo' Contessa ci ha preso anche il nome del suo gruppo. Basta ascoltare bene il testo. Uhm... e allora, dite? Chissenefrega dite? Niente, questa cosa degli 883 non me la perdonate proprio, eh?
  • Agatha - Bellini (Small Stones, 2005) Ma quanto, quanto era magnifico vivere in una citta' dove passeggiando rischiavi di incontrare musicisti locali famosi in tutto il mondo accompagnati magari da musicisti non locali altrettanto famosi in tutto il mondo? Ma quanto, quanto era magnifico vivere a Catania?

domenica 24 maggio 2015

Week 21/15 - una tripletta di fretta


  • New York - Decibel (Punk, 1978) "La vita è un trip, un orribile viaggio, quello che ho vissuto in questi primi vent'anni non è altro che un assaggio". Questo era, sottolineo era, un giovane, ingenuo e punk Enrico Ruggeri. A me fa quasi tenerezza. Mio cugino dice che gli si doveva dare a fuoco all'epoca...
  • Vapour - Loop (A gilded eternity, 1990) Taking drugs to play music to take drugs, dicevano gli Spacemen3, ed era una definizione perfetta per la loro musica. Ma ancora più perfetta, la stessa definizione, calza per questo album d'addio dei Loop, di cui questa vaporosa Vapour è la prima traccia. Basso tipo pugni allo stomaco, chitarra acida quanto violenta, batteria tipo rullo compressore. Non sono mai stati fra i mei preferiti, ma se prendessi droghe, se prendessi droghe, credo che riuscirei ad apprezzarli di più.
  • Son - Warpaint (Warpaint, 2014) Mi sputtano ancora prima di cominciare: sono a corto di canzoni, questa settimana, quindi a scatola cieca mi vendo una canzone che comincerò ad ascoltare solo la settimana prossima, Giulietta permettendo, umore permettendo. Son, delle Warpaint, dall'album Warpaint. Sarà sicuro bellissima, per il semplice motivo che parliamo di una band di sole donne.

sabato 2 maggio 2015

Week 18/15


  • Material girl - Madonna (Like a vergin, 1984) Dice sempre mio cugino che bisogna diffidare di chi non canta mai, di chi non impazzisce mai e di chi non ama Madonna. Difficile considerare questi parametri giusti metri di misura, me ne rendo conto. Eppure, è pura e semplice verità.
  • Slo-mo-tion - Marilyn Manson (Born villain, 2012) Che c'è, che c'è? Se posso passare il mio tempo a litigare con ragazzini su Instagram e a guardare Peppa Pig con Giulietta, perchè dovrei mai vergognarmi di questo ritorno di fiamma con Marilyn Manson? Aveva detto che sarebbe cambiato ed è cambiato. Quindi io una chance gliela do!
  • Juste toi et moi - Indochine (Dancetaria, 1999) Che dire? Vediamo un pò... cominciamo col dire che mi ricordavo un pò meglio gli Indochine. Poi aggiungiamo che quando chiedo di rock francese vedo solo strani sorrisini allargarsi (accennarsi, non esageriamo) sulle bocche dei miei interlocutori. Infine diciamo che ascoltare canzoni in francese, soprattutto se i testi sono ben scanditi e pronunciati, mi può solo fare bene. Poi, detto tutto questo, sommato tutto questo, accettato tutto questo, quest'album del grande ritorno del '99 degli Indochine non è così malaccio, e questa canzone si fa ascoltare e comprendere con piacere. Amen.

domenica 26 aprile 2015

Week 17/15


  • New moon - Sambassadeur (Sambassadeur, 2005) Devo essere io il problema visto che, secondo tutti i siti musicali del pianeta, questo esordio svedese di dieci anni fa sembra essere un capolavoro fra dream, shoegaze e canzone d'autore francese (francese???), mentre a me non piace proprio. E devo essere io il problema visto anche che, appena metto questo cd nel lettore, cd comprato infilato in un blocco di cinque cd fichissimi, e parte questa New moon che apre le danze, Giulietta comincia a sgambettare felice, Francesca fischietta allegramente e mio cugino non lascia la stanza sbuffando. Si, è ovvio, il problema devo essere io. Come al solito, dopotutto.
  • Jealous sun - The Horrors (Luminous, 2014) L'anno scorso guardavo agli Horrors con occhio di riguardo, coccolandoli nel mio cervello dopo l'uscita dei primi singoli dell'album Luminous. Poi, per una serie di ragioni, l'album ho potuto riprenderlo solo ora. Sapete che vi dico? Nel nuovo stile musicale che hanno adottato risultano essere solo una brutta copia dei miei Toy, e questa canzone, che forse è l'unica veramente bella dell'album, sembra solo una track scartata dall'ipotetico nuovo album di Tame Impala. Mi dispiace, cari miei. Già avete un look per niente originale, già vi dedicate ad un genere che davanti ha un sacco di New, nu, alt e altro, e se almeno non lo fate bene beh, è chiaro che siete solo una delle tante cose super sopravvalutate.
  • Blu notte - Paolo Conte (Aguaplano, 1990) Non rientrava nei piani questa canzone di Paolo Conte ma stamattina, mentre lavavo i piatti, mi è capitato di riascoltarla. E come ogni volta, come ogni maledetta volta, ho avuto serie difficiltà a trattenere le lacrime.

domenica 19 aprile 2015

Week 16/15 - siamo tornati, si teme definitivamente

  • 5/4 - Gorillaz (Gorillaz, 2001) Particolare, dico io, che la canzone che più mi piace di questo strepitoso album sia quella che più assomiglia al sound dei Blur. Significativo, risponde sempre mio cugino, che l'unica canzone che ti piace di questo immondo album sia quella che sembra un'outtake dei peggiori Blur.
  • Dragging me down - Inspiral Carpets (Revenge of the Goldfish, 1992) Appena finito il trasloco nella nuova casa provenzale, sudato, stanco, avvilito proprio direi, ho trovato solo la forza di sisemare il giradischi, attaccarlo allo stereo e alla presa di corrente e cercare un vinile, un vinile a caso nella scatola che conteneva quelli ancora non ascoltati. Il fato mi ha fatto tirare fuori questo 12" acquistato per pochi spiccioli un attimo prima di lasciare Catania. Sfatto e perplesso, stravaccato senza forze sul divano al centro del salotto della mia nuova casa provenzale, ero consapevole che molte saranno le cose che mi mancheranno di Catania, della Sicilia. Ma ciò a cui non mi abituerò mai, il grande sacrificio, è la totale mancanza in Provenza di una scena rock anche solamente definibile esistente, con club, concerti, scambio culturale e di fantastici vinili di seconda mano.
  • Sunshine punch - Day Ravies (Day Ravies, 2012) Appena ripreso dallo shock del trasloco nella casa provenzale etc.. etc.. la prima cosa che ho fatto è stato inaugurare il mio nuovo indirizzo di casa: mi sono precipitato sul sito della Beko Disques e ho ordinato una copia della nuova uscita dei miei fantastici idoli australiani. Solo cinque euro e dopo due giorni avevo il nuovo EP, Under the lamp, nella mia nuova e capiente cassetta delle lettere. Grazie a Dio non ho mai rimpiazzato il mio lettore di cassette (a nastro, non delle lettere), e così ora sono uno dei pochi fortunati in giro per l'Europa a potersi gustare questi nuovi brani dei Day Ravies stampati in copia limitata proprio su nastro magnetico. E visto che ancora non sono stati neanche caricati su youTube vi beccate una canzone vecchia!

martedì 24 marzo 2015

Week 10-11-12-13-14-15/2015

Questo blog prende una pausa forzata causa sovraccarico sensoriale dei titolari.
Meeeerci!
Io & mio cugino.

domenica 11 gennaio 2015

Week 02/15


  • Tumbledown - Jesus and Mary Chain (Honey's dead, 1992) Se c'è una cosa che mi eccita da morire sono i preparativi per un trasloco: ci si alleggerisce buttando via un sacco di roba che non si vuole più, e in qualche modo si chiude con capitoli della vita passata; oppure si ritrovano vecchie cose che si erano dimenticate, e a cui si ripromette di dare una seconda chance; infine, traslocare significa che sta per iniziare una nuova avventura, e questa è sempre una buona notizia. Se c'è una cosa invece che non mi eccita per niente, è mio cugino che spunta con le mani nei capelli proprio mentre sto riempiendo scatole con oggetti di ogni tipo, sto scrivendo coi pennarelli cosa contiene cosa, sto riempiendo buste su buste di roba che un tempo ho amato da morire ma che ora non voglio neanche più vedere. Mi rassegno, mi rassegno a vedere il mio ordine e il mio progetto sfumanare via, e chiedo a mio cugino, che non riesce a fermarsi, che fa slalom fra gli scatoloni pronti e le cartine della Francia: Che c'è che c'è, che hai? Lui mi fa, con un filo di voce: lo stereo, dov'è lo stereo, lo hai già imballato? Alzo gli occhi al cielo, e penso che solo lui poteva prendermi per così coglione da imballare lo stereo. Allora glielo indico, lui ci si trascina, sembra un disidratato verso l'oasi, e ci butta dentro un CD che non riesco ad individuare. Lo vedo saltare alla traccia sei e premere play. Beh, faccio io quando parte la musica. Zitto, fa lui, zitto zitto. Poi la traccia, ad un adeguato livello sonoro, arriva al minuto e 20 secondi. Allora mi ammutolisco, e mi siedo accanto a mio cugino con la schiena poggiata agli scatoloni confortanti, caldi, comodi, e ci guardiamo di striscio, senza dire niente, solo scuotendo la testa di tanto in tanto. Se c'è una cosa che mi eccita da morire è la vita: ogni volta che fai un trasloco, ogni volta che dai una chance a tuo cugino, ogni volta metti sul lettore un album che avevi snobbato troppo presto, sono (quasi) sempre buone notizie.
  • Misanthropy - A modern way to die (Pulse and treatment, 2014) Certo, traslocare significa anche sradicarsi da quell'ingranaggio (non perfetto) che è la quotidianità, basato sugli orari dei negozi dei dintorni, sui momenti più o meno apportuni per trovare posto per la macchina, sulla vita delle persone che stanno attorno a te, sopra, sotto o di fianco. Andare via da un posto è, appunto, sradicarsi da un ingranaggio di cui si è stati componente attiva, per quanto evidentemente non fodamentale, dato che la vità qui continuerà anche senza di me, Francesca e Giulietta. I vicini si abitueranno a far andare avanti l'ingranaggio anche senza di noi. Basterà poco, pochissimo, perchè si dimentichino del nostro passaggio. Per cui, per lasciare una traccia evidente dei miei cinque anni trascorsi a San Cristoforo, Catania, Sicilia, dedico (per ovvie ragioni!) una canzone dei A modern way to die a tutti i nostri vicini di casa, nella speranza che non si dimentichino di noi al primo batter di ciglia!
  • Etre une femme - Guerilla Poubelle (Punk=Existentialisme, 2007) Quindi: lasci una casa, lasci dei buoni vicini, lasci una città che offre tanto ma che in cambio vuole il sangue, lasci la radio, lasci gli amici, lasci la famiglia, lasci gli Uzeda, i Flor, i Tapso e quando arrivi li, ecco quello che trovi. Punk in francese. Ohmiodio, ci sarà da lavorare!