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domenica 25 agosto 2019

Week 34bis/2019 - questa tripletta non sarebbe dovuta esistere

  • Rock Fishes - Fat White Family (Serfs up!, 2019) Quest'album è da poco entrato in heavy rotation dalle mie parti e se devo darne un giudizio, a parte quello entusiasta che diedi tempo fa senza averlo ovviamente ascoltato, è che non ci si capisce un cazzo. E questo non è un bene. A me pare che i pezzi siano tutti belli, come questa bizzarra Rock Fishes che mi ricorda tante cose belle dei tempi che furono, ma credo che sia proprio questo il problema. Ogni pezzo sembra se ne vada per i cazzi suoi, ognuno in una direzione diversa, a volte contraddittorie l'una con l'altra, a volte vagamente convergenti, ma comunque tutte rivolte al passato... come ci si può dunque realmente pensare di affezionarcisi a un album del genere?
  • Marbles - Dead Vibrations (Dead Vibrations, 2019) Questa canzone invece l'ho pescata a casaccio dall'album d'esordio dei Dead Vibrations... a casaccio perchè tanto, ne prendevo una, o ne prendevo un'altra, non è che facesse molta differenza...

mercoledì 21 agosto 2019

Week 31-32-33-34/2019

  • Vibrations - Django Django (Born under saturn, 2015) Parliamoci chiaro, sono stato in vacanza. E ogni vacanza ha la sua colonna sonora. Che dipende da diversi fattori. Compagnia. Luogo. Durata. Ma con me queste regole non valgono. Solitamente la colonna sonora è scelta a casaccio o, meglio, è autoscelta a casaccio. In questa vacanza estiva 2019 in compagnia delle mie due donne, a mollo nel più meridionale mare siciliano, per una settimana, questo noioso disco dei Django Django si è autoselezionato e imposto all'ascolto. Oh, ma va bene, c'è di peggio, soprattutto se si è nel mare siciliano, con due donne, per una settimana. C'è sempre di peggio...
  • Mistekan for strangers - The National (The boxer, 2007) Per esempio, c'è questo disco dei The National che si è autoimposto come quello dei Django Django... che già a me i gruppi che si chiamano "The" e qualcosa non solo mi stanno sulle palle ma mi parono pure tutti gli stessi, ma poi se sono così noiosi, se si prendono così sul serio con sto vocione alla Stuart Staples senza essere Stuart Staples e sti suoni alla Arcade Fire senza essere gli Arcade Fire (manco i secondi o i terzi Arcade Fire, quelli scadenti insomma), beh, ecco, è tutto un casino. Ma tant'è, esattamente come Django Django, ci siamo assuppati anche The National. E stavolta però, non so come poteva andare peggio...
  • Going Norway - Girl Band (The talkies, 2019) E infatti non è andata peggio. Poteva solo migliorare e il fato, o meglio, le strategie di marketing, ha trovato questo modo per tirarmi fuori d'impiccio. Una mattina, mentre mi sbrodolavo sulla spiaggia, ecco che arriva una mail che mi invita a vedere in anteprima il nuovo video del nuovo singolo dei Girl Band. È un attimo, e tutto, magicamente, torna al proprio posto. Ogni dubbio è sciolto, ogni buco sonoro è riempito. In loop, in compagnia di chiunque, in ogni centimetro di spiaggia. Girlbandforever. Yeah!

sabato 25 agosto 2018

Week 34/18

  • Misread - Kings of Convenience (Riot on an empty street, 2004) Mi stranisce che questa canzone finisca per la prima volta solo oggi fra le righe di questo scellerato blog. Eppure, è una delle mie preferite. E c'è un motivo, anche se è un po' difficile da spiegare. Ha a che fare con la geografia. E con gli stereotipi. Diciamo che anche al primo ascolto, non si può non capire che questa canzone viene dal nord. Da molto nord. Trasmette una sensazione di calda pace che richiama posti come Olanda, Belgio, Danimarca e, ovviamente, Norvegia. Richiama piccoli uomini e piccole donne che vivono in case dai pavimenti in legno - su cui si può camminare sempre scalzi - e termosifoni sempre a palla - da sonnolenza. Prati assolati da un sole glaciale e scintillante. Autobus puntuali. Birra, funghi in padella e suicidi. Ecco, ve l'avevo detto che era una questione di geografia e stereotipi...
  • Dreams - TV on the Radio (Desperate youth, bloodthirsty babes, 2004) Sarebbe ridicolo provare a trovare qualcosa di nuovo da dire su ogni canzone dei TOTR che scopro mi piaccia. Fate un po' voi, datevi da fare, toglietemi un peso di dosso: ascoltate, per favore, la batteria, che non è rock, non è rap, non è niente. Ascoltate quella specie di bassa sega elettrica che ritaglia il perimetro dell'intero pezzo. Ascoltate quella voce di Tinde cosi bizzarra, cosi diversa da quelle in giro (ma in senso piacevole, mica come il tizio che canta nei CYHSY)... insomma, fate un po' voi! Ascoltate, fatevene un'idea e scriveteci qualcosa!
  • Collagen rock - Mclusky (Mclusky do Dallas, 2002) Ciò che ci sento io qua dentro? Beastie Boys, Fugazi, Sonic Youth, qualcosina-ina-ina di Shellac, di Pixies e di qualcos'altro ancora che non riesco a identificare. Eppure, ad ascoltare bene bene, tutto ciò che sento dentro questa canzone è Mclusky: una band personalissima e sottovalutata, capace di imitare ma difficile da imitare. Love them!

domenica 28 agosto 2016

Week 34/16


  • Tutti i miei sbagli - Subsonica (Microchip emozionale riedizione, 2000) Ricordo ancora le facce e le parole stravolte di tutti, critici e pubblico, quando, all'indomani della partecipazione dei Subsonica al festival di San Scemo nel 2000, si resero conto che qualcosa stava succedendo nel panorama musicale italiano. Anomalia Subsonica, la chiamarono, riferendosi onestamente più che al gruppo a loro stessi, ai critici e al pubblico, essendo i Subsonica i primi da secoli ad averli messi d'accordo. Stamattina la riascoltavo, questa Tutti i miei sbagli, e, ancora una volta, oltre ad essermi esaltato, non sono riuscito a capire come abbia potuto avere io la fortuna di vedere tutto questo fragore scoppiare proprio sotto i mei occhi (e orecchie).
  • Moonflowers - Motel Connection (Give me a good reason to wake up, 2002) La nostalgia per un luogo è niente in confronto allo strazio che si può provare affrontandone una per un tempo, un mood o uno stile di vita. Lo spazio non è più incolmabile come una volta, ma il tempo, dio, il tempo si che è proprio un bastardo.
  • Long Distance - Turin Brakes (Ether song, 2003) Forse con la distanza del tempo le canzoni acquistano uno splendore proprio, oppure sono proprio speciali e basta. Comunque sia, non ha importanza. Ciò che ha importanza è che io, quando ascolto Long Distance, provo un batticuore che non è facile da spiegare. Provo una gamma di sentimenti che va dalla rabbia atroce alla gioia infinita. E potreste torturarmi col fuoco vivo o strappandomi una per una le unghia dalle dita: non saprei dire una sola parola di più oltre ciò che vi ho appena detto.

lunedì 24 agosto 2015

Week 33-34/15

  • Baby did a bad bad thing - Chris Isaak (Forever blue, 1995) Pochi giorni fa ho letto un libro, L'invenzione della madre di Marco Peano, che mi ha lasciato un po' perplesso, soprattutto perchè ne avevo sentito tanto parlare. In realtà, non c'è molto dentro: la trama è un po' scialba, come un po' scialbi sono i personaggi, e la forza narrativa è praticamante nulla. Dico, va bene, la mamma è la mamma e la morte è la morte, ok, ma la letteratura è la letteratura e ha delle regole, dei canoni, dei filtri: questo libro, che pare più che altro il diario di un ragazzotto un po' in ritardo sulle esperienze di vita, si basa solo su un soggetto furbetto che in Italia, paese buonista, non poteva certo essere trascurato. Per il resto, non c'è altro. Se invece della morte della madre in questo libro si fosse parlato di calcio, di musica o di politica non si sarebbero versate le stesse parole di elogio, ma sarebbe stato considerato per quello che probabilmente è: uno dei tanti esordi del tutto trascurabili di cui è sommerso il mercato editoriale italiano.
    Eppur tuttavia, c'è dentro queste pagine una cosa di buono: a un certo punto il narratore ha ricordato Eyes Wide Shut di Kubrik, nella cui colonna sonora appare questa canzone di Chris Isaac e nel cui video appare... dio, che ve lo dico a fare? Lasciate perdere il libro di Peano e guardatevi questo video! Quella donna, quella si che è arte!
  • Con un deca - 883 (Hanno ucciso l'uomo ragno, 1992) Sempre pochi giorni fa ho anche avuto un'incredibile illuminazione pop di squallidissimo livello che non ho avuto ancora neanche il coraggio di condividere con mio cugino: I Cani sono figli degli 883 del primo album, basta ascoltare questa canzone per rendersene conto: stessa ironia, stessa malinconia, stesso uso delle cose attuali! E in più, secondo me, da questa canzone Nicolo' Contessa ci ha preso anche il nome del suo gruppo. Basta ascoltare bene il testo. Uhm... e allora, dite? Chissenefrega dite? Niente, questa cosa degli 883 non me la perdonate proprio, eh?
  • Agatha - Bellini (Small Stones, 2005) Ma quanto, quanto era magnifico vivere in una citta' dove passeggiando rischiavi di incontrare musicisti locali famosi in tutto il mondo accompagnati magari da musicisti non locali altrettanto famosi in tutto il mondo? Ma quanto, quanto era magnifico vivere a Catania?

giovedì 21 agosto 2014

Week 34/14


  • It's a rainy day, sunshine girl - Faust (So far, 1972) Non so esattamente perchè lo faccia, ma continuo a dare fiducia ai Faust, e per un attimo, grazie a questa canzone che apre So far, mi è anche sembrato di aver fatto bene: ritmo ossessivo, chitarrina country, innesti psichedelici vagamente indiani che ti trascinano in un vortice di delirio e di armonica a bocca e di ritornelli ripetitivi. Davvero fantastico! Peccato duri solo 7 minuti e 27 secondi. Poi purtroppo comincia un'altra canzone, e loro tornano ad essere i soliti noiosi Faust.
  • In the flat field - Bauhaus (Press the eject and give me the tape, 1982) Sto ascoltando spesso questo live, in questi giorni, soprattutto in macchina. E la domanda che mi si forma spontanea nel cervello ogni volta che scoppiettano le prime note di In the flat field è: ma quanto erano eleganti i Bauhaus, quanto, quanto?
  • A serious of snake - Wire (Snakedrill, 1986) La traccia pregiata di questo EP, con cui i Wire nel 1986 tornarono sulla scena dopo quattro anni di silenzio, è senza dubbio la martellante Drill, di cui vi ho già parlato in un altro post, ma siccome l'altro giorno un tedesco un pò, come dire?, superficiale? sbrigativo?, farlucco?, non lo so, mi direte voi, mi ha praticamente regalato per cinque euro questo pregiatissimo 12", non potevo omettere di sceglierne una canzone. Per cui, ecco a voi, signore e signori, i miei fantastici e pregiatissimi ed economicissimi Wire 2.0!

giovedì 22 agosto 2013

Week 34/13

  • Armed for Peace - Suuns (Zeroes QC, 2010) Non è perchè li ho appena visti in concerto nè perchè ho conosciuto e chiacchierato con Joseph e Liam. E non è neanche perchè mi hanno riempito di autografi e regalato (re-ga-la-to!) un vinile del loro secondo album. E figuriamoci se è perchè Liam ogni volta che mi vedeva si spaccava dalle risate o perchè ci siamo fatti le foto insieme in giro per Castelbuono. No, no, niente di tutto questo. E' solo perchè, iniziare una carriera discografica in questo modo, vuol dire proprio essere dei fuori classe.
  • It's too late - Asobi Seksu (Asobi Seksu, 2003) Qual'è quel gruppo anglofono, capitanato da una japanese girl, capace di scrivere e registrare meravigliose canzoni pop al confine fra lo shoegaze, il dream e il noise puro (non centrano i Beatles yokoani)? Avete risposto Blonde Redhead, vero? Buffoni! Innanzi tutto, Kazu Makino non vale neanche la metà di Yuki Chikudate, nè come musicista nè come voce. Poi, una canzone come questa, i Blonde Redhead se le sognano la notte. Un inizio quasi NAM per quella che sembra solo una classica ballata un pò maledetta. Un andamento lento che rimanda all'infinito un ritornello che in effetti non arriverà mai. Una prima esplosione infernale, poi la quiete, poi di nuovo un'esplosione e poi un'altra ancora. Una coda lunga quattro minuti, fra i più infiammati e rumoristici del decennio. Quattro minuti di sbando calcolato al secondo, di feedback, di muri sonori. Quattro minuti bellissimi. E poi, com'è logico che sia, tutto finisce nel silenzio più assoluto.
  • Water - Blonde redhead (Fake can be just as good, 1997) To', i Blonde Redhead, ne parlavo giusto poc'anzi... lo ammetto, non è che questo pezzo (per esempio) sia poi tanto male. E' solo che mi pare uscito dal CBGB's con quindici-diciotto anni di ritardo. Io me li immagino tutti e tre - la Makino e i gemelli Pace - chiusi nello scantinato del CBGB's a fare sesso fra loro e ad ascoltare ogni notte, per ore e con invidia, le urla di Lydia Lunch e gli amplessi chitarristici di Glenn Branca e compagnia bella. E questo gli fa onore. Ma purtroppo me li immagino anche venirne poi fuori, quando ormai la festa era finita e re e regine se ne erano andati altrove, meschinemente soddisfatti per la scoperta di quei pochi riflettori rimasti ancora inutilmente accesi, che potevano finalmente essere tutti per loro.