domenica 16 luglio 2017

Week 27-28/2017 - una tripletta post Pointu


  • Celia's dream - Slowdive (Just for a day, 1991) Quello degli Slowdive era il live che più attendevo in questi due giorni di mare e amore che è stato il Pointu festival 2017, lo scorso week end, sull'Ile de Gaou. Beh, dire che mi sia strappato i capelli, è un po' esagerazione. Dire che mi sia commosso qua e la, è molto vicino a ciò che è davvero accaduto. Dire infine che anche senza l'autografo di e la foto con Neil Halstaed sarebbe comunque da annoverare fra i momenti aulici della mia vita è vero, eccome se è vero. Ma se dovessi anche dire che, nonostante tutto ciò, il live dei miei adorati Slowdive sia stato solamente il terzo più bello a cui abbia assistito in quei due giorni, ci credereste?
  • Charm assault - Ride (Weather diaries, 2017) Infatti, ero già shoccato completamente  dal frastuono atroce che avevano messo in scena la sera prima i Ride. Ora, non è che non li abbia mai apprezzati, che io i loro album li amo tutti e da sempre, ma avevo visto dei video in cui non mi sembravano molto a loro agio sul palco, un po' rigidi alle prese con le pedaliere e le pelli di tamburi. E invece, la vache, cos'hanno combinato in un'ora! Shoegazing a livello massimo, muri sonori all'altezza di chi, questo concetto, se proprio non lo ha inventato, sicuro ha contribuito a perfezionarlo. Strati sonori a volte acidi, a volte dream, sempre perfetti. Quando è finito ero completamente frastornato, consapevole, come non sempre succede, che era da collocare fra i migliori live a cui avevo mai assistito. 
  • Left/Right - Dinosaur Jr. (Give a glimpse of what yer not, 2016) Ammetto che c'è stato un momento in cui, dato l'orario previsto di inizio della performance dei Dinosaur Jr., dato un feroce scazzo con moglie e figlia accorse per godere anch'esse del live degli Slowdive, e dato infine che li avevo già visti per ben due volte di cui l'ultima proprio l'anno scorso a Nimes, avevo pensato di chiudere anticipatamente il mio Pointu festival 2017. Ma poi il destino mi ha fatto incontrare quattro conoscenti e connazionali, di cui uno con lo stesso sangue siculo e rock, che disgraziatamente non avevano mai visto suonare dal vivo J & Co. Beh, Frank Zappa diceva che scrivere di musica è come ballare di architettura. Per cui, dato che non trovo le parole per descrivere quello che è successo sull'Ile de Gaou fra mezzanotte e l'una e mezza del mattino del 10 luglio 2017, smetterò anche di cercarle, le parole, e lascio tutto alla vostra sensibile immaginazione.

domenica 2 luglio 2017

Week 26/17


  • Thay'd name an age - USA Nails (No pleasure, 2015) Questi USA Nails hanno le chitarre nervose dei Sonic Youth, distorsioni che ricordano la lezione dei My Bloody Valentine e un cantante che potrebbe essere Dara Kiely dei Girl Band, eppure, il risultato finale, pur non essendo razionalmente disprezzabile, è di una noia mortale. In effetti il punto è: se ci sono già (stati) Sonic Youth, My Bloody Valentine e Girl Band, che bisogno c'è di una band che fa una centrifuga di tutto ciò, invece di seguire una propria idea di frastuono più atroce?
  • J-Boy - Phoenix (Ti amo, 2017) C'è gente, fra cui mio cugino, Francesca, Giulietta e la maggior parte dei miei amici, che se sapessero cosa penso davvero di questa brillante canzone dei Phoenix mi sputerebbero in faccia, mi deriderebbero, mi metterebbero alla gogna su internet. Mi farebbero rileggere con metodo Ludovico tutti i post scritti finora, mi chiuderebbero in una gabbia lanciandomi file mp3 di scarsa qualità. E allora sapete che faccio, per evitare questa vergogna? Non ve lo dico, io, quello he penso davvero di questa brillante canzone dei Phoenix...
  • The agency group - Alvvays (Alvvays, 2014) Questa canzone mi ricorda Michelle dei Beatles. Lo so, lo so che non c'entra niente ma, come la canzone di Paul e John, sembra scritta nel DNA della razza umana, tanto è orecchiabile, essenziale e piacevolmente prevedibile. Mi ha preso e stordito sin dal primo ascolto e già solo per questo, come se non amassi già le altre canzoni che conosco del gruppo, sono corso (metaforicamente) a ordinare l'album da uno dei miei spacciatori di fiducia del web. Vi terrò informati se il paragone ardito di cui sopra potrà essere consistentemente esteso a tutto l'album d'esordio degli Alvvays o se, come al solito, questo post rimane uno dei miei vaneggiamenti dettati dal troppo alcol, dall'ansia di prestazione e da un infantile entusiasmo di cui non mi libererò mai.

venerdì 23 giugno 2017

Week 25/17


  • No longer making time - Slowdive (Slowdive, 2017) C'è stato un momento, qualche giorno fa, in cui ho provato un'inaspettata sensazione di noia ascoltando l'album nuovo degli Slowdive. E mi pare di ricordare che ero proprio su questa traccia. Lo ammetto, ero al volante, e mi sono quasi spaventato, per un breve istante ho sbandato e perso il controllo. Appena ripresomi, sono allora corso in edicola e ho speso i miei consueti 8 euro e 90 per leggere su New Noise ciò che devo pensare della musica che ascolto e che vi propino. Cerco avidamente la recensione del disco e, come mi aspettavo, ci trovo un bel nove. NOVE. E una serie infinita di parole entusiaste, acute e ben posate spese su ognuna delle otto canzoni che compongono il disco. Ho tirato un bel sospiro di sollievo. E' bello, questo album degli Slowdive uscito a sorpresa dopo 22 anni, è proprio bello e per niente noioso. Lo dice New Noise, e quindi è cosi.
  • Tiny - Dinosaur jr (Give a glimpse of what yer not, 2016)  Preparandomi per il Pointu Festival che si svolgerà fra due, lunghissime settimane sull'ile du Gaou, ho fatto una cosa che non pensavo avrei mai fatto: ascoltare un album nuovo dei Dinosaur Jr.
  • Now won - The John-Pauls (Forget to remember to forget, 2017) Se fossi un minimo coerente con me stesso e le mie sporche sentenze, dovrei dire che questo gruppetto texano è di una noia mortale, ricalcando cosi noiosamente sonorità, strutture e canto già trito e ritrito a metà anni '80, ridicolo a metà '90, defunto a metà anni 2000 e resuscitato a metà anni '10. Ma non sono coerente con me stesso neanche per il cazzo, e non romperò le palle cercando di convincervi che questo sia segno di genio o di chissà che cosa. Non sono coerente con me stesso e con le mie sporche sentenze non dico fra un post e un altro, ma neanche fra una frase e l'altra all'interno dello stesso post. Quindi, per quale cavolo di motivo dovrei giustificarmi se mi piace una canzonetta pseudo pop post punk che di fatto non dovrebbe non dico essere stata incisa, pubblicata e inserita dentro un album ma addirittura neanche esistere?

martedì 20 giugno 2017

Week 24/17

  • Queen - Perfume Genius (Too bright, 2014) Il ritardo con cui mi trovo a scrivere la tripletta della week 24 è dovuta a due fattori. Il primo, è che ho costantemente a che fare con due donne impazzite, un clima impazzito, una serie di capi impazziti e un cugino che non perde occasione per umiliarmi e provarmi. Il secondo motivo, è che ultimamente sono cosi arido di ascolti che metto su sempre le stesse cose: Slowdive, Fazerdaze, Lydia Lunch. E perché, vi chiederete, ultimamente sono cosi arido di ascolti? Beh, fondamentalmente per due ragioni. La prima, è che ho costantemente a che fare con due donne impazzite, un clima impazzito, una serie di capi impazziti e un cugino che non perde occasione per umiliarmi e provarmi. La seconda, è che la cosa più eccitante che abbia trovato ultimamente è questo banalissimo Perfume Genius. Buona noia!
  • Forever - Iceage (Plowing into the field of love, 2014) Neanche l'incontro con questo tizio più affine ai miei gusti musicali di merda, come direbbe mio cugino, mi ha esaltato tanto da spingermi a scrivere in tempo la tripletta della scorsa settimana. E va bene, country n' roll post punk con il poster di Nick Cave attaccato alla parete. E allora? Niente. E pensare che con questo caldo boia il nome Iceage dovrebbe eccitarmi eccome...
  • Letter of intent - Ducktails (The flower lane, 2013) Il fondo della noia durante questi ultimi tempi è nella musica e nel nome di questi tizi di cui mi rifiuto di saperne di più, tanto sono noiosi. Ancora di più, sono cosi noiosi che non alzo neanche il volume quando parte il video di questa canzone. Ancora di più, mi annoiano cosi tanto che in compenso avere costantemente a che fare con due donne impazzite, un clima impazzito, una serie di capi impazziti e un cugino che non perde occasione per umiliarmi e provarmi è in confronto una delle cose più eccitanti che mi siano mai successe.

domenica 11 giugno 2017

Week 23/17


  • Trust the witch - Big Sexy Noise (Trust the witch, 2011) Questa mi ricorda quella volta che nei camerini di Zo, dopo un fantastico concerto che mi fece cadere definitivamente innamorato di Lydia Lunch & co., chiesi a Bob Bert se aveva una bacchetta per me. Letteralmente, mi avvicinai a lui, idolo di gioventù per aver suonato la batteria nei primi Sonic Youth e poi nei Pussy Galore, e gli chiesi se aveva una bacchetta per me. Hey Bob, hai una bacchetta per me?  Me ne scappai via, imbarazzato, rosso in viso e vergognato come un ladro. E vi giuro che non fu, davvero, per il suo secco No!
  • Arabia - Sleaford Mods (Key markets, 2015) Questa invece, fra qualche tempo, quando l'avrò tolta dalla playlist e rimossa pure, probabilmente, da ogni canale di ricordo gratificante, mi ricorderà di alcune notti estive e insonni, unico spazio in cui questi Sleaford Mods, per quel che riguarda me, non certo mio cugino, hanno mai trovato il loro sporco senso.
  • Shoulders - Fazerdaze (Morningside, 2017) Questa invece non mi ricorda niente. Non ancora per lo meno. Ma chissà, magari fra qualche tempo...

lunedì 5 giugno 2017

Week 22/17 - in ritardo, lo so...


  • Archie, marry me - Alvvays (Alvvays, 2014) Allora, ve la faccio breve: ho appena scoperto Spotify, ed è stato come un diluvio. Tutta la musica del mondo mi è piovuta addosso mentre tutte le preoccupazioni scivolavano via, via dal corpo, dai piedi... anche senza pagare i 9,99 euro al mese per l'abbonamento Premium (che comunque faro', magari senza dirlo a mio cugino) ho accesso a tutta la musica del mondo, del presente, del futuro e - in parte - del passato. All'improvviso posso smetterla di sbattermi come un idiota alla ricerca di cd e vinili di gruppi impossibili o quasi come Helen, Craft Spells, Hibou, Le Colour: ecco che me li ritrovo tutti a disposizione. Un diluvio, come dicevo, ma anche un delirio, una maledizione. In pochi click mi sono ritrovato con una playlist chilometrica, ancora più lunga di quella su iTunes e ancora più lunga della lista di cd e vinili in attesa di essere ascoltati (da anni). Da chi cominciare dunque? Il caso ha voluto che cominciassi dai canadesi Alvvays, esponenti di questo meraviglioso nuovo mondo pop a cui prima o poi daro' un nome, sempre che quello stronzo di Reynolds non l'abbia già fatto, e per il quale verro' ricordato fra dieci anni come il più influente blogger della mia generazione. Magari potrebbe essere brighten pop
  • Se continuiamo a correre - Motta (La fine dei vent'anni, 2016) Poi, in un lampo di lucidità in quel paese dei balocchi in cui mi ritrovavo immerso (e all'interno del quale per un brevissimo istante ho vissuto il blocco del troppo avere), ho schiacciato i tasti a formare il nome di Francesco Motta, e cosi ecco il secondo scelto della chilometrica playlist del futuro. Insomma, se molti dicono che questo Motta ha rilasciato quello che è stato l'album più bello dell'anno scorso in Italia, allora devo dargli fiducia. E quindi, voilà, anch'esso sotto ascolto. Il problema è che sono già al secondo bicchiere di fresco Pastis e comincio seriamente a barcollare sulla tastiera... e se le dite barcollano sulla tastiera e la lingua assapora il gusto rotondo dell'anice, la testa e le orecchie continuano a correre, no, a dondolare, a bascolare, allora forse mi sa che questo Motta l'esame l'ha quasi superato.
  • Dream girl - No Vacation (Dream girl, 2015) E a proposito di brighten pop, ascoltate che ulteriore passo in la fanno questi californiani e dunque odiosi, per la loro fantasticità, No Vacation. Le loro canzoni iniziano cosi, con queste chitarre scintillanti, letteralmente scintillanti, che illuminano tutto ciò che hanno intorno, oceano, spiaggia, ombrelloni, gabbiani, castelli di sabbia, my little pony, ma poi sul finire, spesso dopo una pausa all'interno del pezzo, la chitarra si innervosisce, come se un Ranaldo uscisse fuori dall'acqua per imbracciare il suo strumento. Cosi anche mio cugino è sistemato. A pensarci pero', forse brighten pop sarà un nome del cazzo, ma al terzo bicchiere di pastis, senza riuscire a smettere di pensare a Ranaldo in costume con i rotoli nella pancia che gli cadono giu, non riesco proprio a pensare a un nome migliore. Quindi, che vi piaccia o meno, io me lo tengo!

domenica 28 maggio 2017

Week 21/2017

  • Bronx in a six - Sleaford Mods (Key markets, 2015) Ecco, se io fossi non dico un giornalista bravo, un giornalista e basta, un blogger coscienzioso, ma semplicemente uno che capisce un minimo di quello che gli succede attorno, prima di sparare la sua deprimente opinione, forse saprei perché i giornalisti bravi, i giornalisti e basta e i blogger coscienziosi definiscono, nella stragrande maggioranza dei casi, post punk questi inquietanti Sleaford Mods. Io, che dopo 38 anni di vita su questo pianeta mi ostino a sparare la mia deprimente opinione senza ancora capirne un minimo di quello che mi succede intorno, li avrei invece definiti hip hop. Forse sarà per questo che non sono dunque un giornalista bravo, ne un giornalista e basta, ne un blogger coscienzioso?
  • Scooby snacks - Fun Lovin' Criminals (Come find yourself, 1996) E sempre ecco, che se io fossi tutto ciò che non sono, forse saprei anche perché allora i Fun Lovin' Criminals, fin dalla loro prima apparizione, non furono mai etichettati come post punk ma come hip hop suonato con strumenti veri. Forse sarà perché anche i giornalisti bravi, i giornalisti e basta e i blogger coscienziosi non fanno altro, esattamente come me, che sparare la propria opinione senza averci capito un minimo di quello che gli succede intorno?
  • Misread - Fazedaze (Morningside, 2017) E che vi devo dire, se non che questo post, anche se lo pubblicherò attorno alle 22 di domenica sera, in realtà l'ho scritto giovedì pomeriggio, un giovedì di vacanza che anticipa un venerdì di ponte che anticipa un week end di mare mare mare..? E che vi devo dire se non che, a volte, ma solo a volte (per non preoccupare mio cugino) la vita smette di essere una montagna di merda e diventa persino piacevole?