lunedì 23 dicembre 2019

Week 50-51/2019


  • Department head - Froth (Duress, 2019) Qualche settimana fa mi è arrivata un'allarmante mail di Spotify in cui mi faceva notare che non era solo l'anno a volgere a termine, ma l'intera decade. All'inizio ho provato a ignorarla, ma poi l'ansia è diventata insopportabile e, all'improvviso e nel giro di pochi minuti, ho buttato giù la lista dei miei album preferiti 2010 - 2019. I Froth, assieme a Girl band e a Dark Horses, sono gli unici presenti con più di un album. Il loro Outside (briefly) poi è addirittura nella top ten. Dico, non è che ci vuole molto a capire perché sti giovanissimi californiani hanno così tanto credito presso di me, basta ascoltare questa ipnotica Department head, le sue isterie chitarristiche e la sua indolenza elettronica. Ma è vero che, essendo una scoperte relativamente recente, diciamo proprio 2019, è un po' strano pensarli come caratterizzanti della mia decade musicale. Che ne dite, forse dovrei fare una seconda lista degli album che mi hanno proprio caratterizzato la decade e differirla da quella più fredda degli album preferiti, e poi magari farne un'altra degli album che hanno contribuito a rafforzare un artista nella mia testa oppure forse un'altra...
  • 77 rmx - Froth/Suuns (Duress, 2019) Questa vi giuro che non era proprio prevista. Ci colpa la riproduzione automatica di youTube. E poi, io, manco lo sapevo che i Suuns (il cui album Images du futur spicca in vetta alla classifica degli album della decade) avevano remixato la traccia più deviata di Duress. Quindi, bella sorpresa e sorriso sulle labbra!
  • Pin - Yeah Yeah Yeahs (Fever to tell, 2003) Ecco, fra le promesse che mi ero fatto a inizio anno, c'era quella di dare finalmente la giusta attenzione a i newyorkesi Yeah Yeah Yeahs, che ho sempre amato ma mai approfondito. Ovviamente ho cominciato dal loro primo ambum, disponibile su Spotify, ma che vi devo dire? Non è che sia un album brutto, o sopravvalutato o che altro. È che è un album di quasi DUE DECADI fa! Cioè, preistorico! Cioè, tipo coevo di Beatles, Who, Pixies, Shellac, Uzeda, Interpol, Nirvana, Dinosaur jr... proprio, preistoria!

martedì 10 dicembre 2019

Week 47-48-49/2019 - ça va pas

  • A2 - Froth (Duress, 2019) Questo post era stato scritto tre settimane fa, ma per varie ragioni non è stato pubblicato. E ora, ora che mi accingo a riprenderlo, reciclarlo e riutilizzarlo, mi rendo conto che in tre settimane tutto è cambiato. Per cui lo cancello, e lo riscrivo. Rispetto a tre settimane fa il mio umore è a pezzi, i miei stimoli sono al minimo, la mia vitalità sfiora la tragedia. Tutta colpa dell'acufene, che all'improvviso, dall'oggi al domani, ha deciso di esplodere senza nessuna ragione e di rovinarmi definitivamente la vita. Non bastano più i rumori ambientali per coprirla, non bastano più le continue chiacchiere delle mie donne, non basta più la sera starmene sparapanzato sul divano con un libro e un disco in sottofondo per starmene un po' in pace. Perché è questo il punto: con l'acufene, non si sta mai in pace. Una tragedia. Ma ciò nonostante i Froth, i miei amati Froth, continuano a girare vorticosamente ovunque, a casa, su Pandbell e nel mio cervello. Sono uno dei miei rimedi all'acufene, al dolore e allo sconforto. Quindi, Froth vs Acufene. Alla lunga vincerà l'acufene, è ovvio, ma per ora sono in vantaggio i miei Froth. Facciamolo durare a lungo.
  • The bay - Metronomy (The english riviera, 2011) A volte, seppur raramente, mi capita di prendere la macchina di Francesca al posto di Pandabell, e sempre dimentico di prendere la mia chiavetta e dovermi di conseguenza accontentare di quello che c'è nella sua. E in questo periodo, non so perché, non sono mica responsabile della programmazione musicale di mia moglie, dentro la sua chiavetta c'è uno dei miei album feticcio, ovvero The english riviera dei Metronomy. Ora, acufene o non acufene, Pandabell o non Pandabell, quando parte The bay, è sempre un flash. Il volume si alza e la strada si snoda a passo di basso. Ogni volta, per un attimo, tutto diventa di nuovo una festa nella mia testa, e il desiderio di scavarmi il timpano con un ferro da maglia si riduce fino a sparire. Tutto bene, allora. Qual è il problema? Che dopo quattro minuti e cinquanta secondi tutto finisce, e quel maledetto fischio è di nuovo li. Chiamatemi pure Bella addormentata nel bosco, ma quando gira The bay, tenete lontano da me quei maledetti fusi per fare la maglia. Prima che tutto volga al peggio.
  • Venus in Leo - HTRK (Venus in Leo, 2019) Ecco quello che so della mia acufene: che non è dovuta ad anomalie nel cervello, essendo la risonanza magnetica ok; che non è dovuta ai miei cinque (si, cinque) denti del giudizio, avendoli scippati l'anno scorso senza che niente cambiasse; che non è legata alla cervicale, essendomi fatto manipolare da un'osteopata senza miglioramento alcuno. E poi so che aumenta in caso di raffreddore e che proprio esplode in caso di raffreddore in aereo. So che non basta più il rumore esterno dell'ufficio o di un film per mascherarla. E so anche che dovrò imparare a conviverci sperando che non peggiori ancora o che non si abbassi troppo l'udito con la vecchiaia, essendo l'udito funzionante l'unica cosa che può aiutare a coprirla. So che dovrò iniziare un robbosissimo percorso di meditazione, protocolli si gestione dell'ansia e della concentrazione, magari diventerò tutto new age e smetterò per sempre di essere sesso e droga e rock and roll, comincerò ad ammirare la bellezza delle montagne invece di quella di un vicolo lercio di un quartiere di città. So anche che uno dei modi migliori di addormentarmi è con della musica di sottofondo, anche se questo mi obbliga ad addormentarmi nel divano. E dovendo scegliere della musica di sottofondo, quest'album appena uscito degli HTRK cade a pennello. Meno rock del precedente, più etereo e notturno. Insomma, l'ideale per cadere nel sonno imbottito di valeriana, lacrime in qualche caso e tanti, tanti pensieri brutti.