Visualizzazione post con etichetta week 21. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta week 21. Mostra tutti i post

domenica 26 maggio 2019

Week 21/2019

  • On my chest - Froth (Bleak, 2016) Sono in trepidante attesa del nuovo album dei Froth, che dovrebbe uscire a settimane, ma nel frattempo, eBay sia lodato, ho recuperato questo loro secondo lavoro praticamente irreperibile in Europa. Beh, che dire? Come testimoniato da questa canzone, lo sfracello emotivo di Outside (briefly) non è stato per niente un caso. Questi sono proprio bravi, rumorosi, viscerali. Non saranno unici ma sono diversi. Bene, bene, davvero bene.
  • La ditta - Virginiana Miller (Italiamobile, 1999) Non ho capito ancora di cosa parli questa canzone, ma ho capito che lo capirò e, soprattutto, che mi piace. Quello che non ho capito è com'è possibile che quando ho ribattuto Ah, Virginiana Miller al tizio appena conosciuto che aveva risposto Livorno al mio Ah, di dove sei?, lui non abbia fatto nessuna musione. Forse avrei dovuto dire Ah, Piero Ciampi oppure Ah, Amedeo Modigliani, oppure ancora Ah, Piergiorgio Cocchini, ma temo, davvero, che la reazione sarebbe stata la stessa. Ah, avrei allora dovuto dire, non ve li meritate i Virginiana Miller...
  • Carol - Priest (The seduction of Kansas, 2019) Ammetto di essermi un po' troppo entusiasmato per questi Priest, però si, mi piacciono. The seduction of Kansas forse non sarà l'album dell'anno, ma dentro ci sono parecchie canzoni belle. Una delle mie preferite è questa Carol, che va veloce, sempre in tensione ma senza esplodere mai, con quel cantarci sopra sbarazzino di Katie (credo, credo sia lei a cantare) che a poco a poco sto affiancando ad altre nella recente rivalutazione delle voci femminili nel rock. Il dubbio a questo punto è solo se quest'album merita o no di essere comprato su supporto fisico. Voi che dite?

sabato 26 maggio 2018

Week 21/2018


  • After the fall - Suuns (Felt, 2018) Non vorrei che qualcuno, dopo questo post di qualche settimana fa, abbia pensato che qualcosa stia scricchiolando nel rapporto fra me e i meravigliosi Suuns. Beh, non è cosi. I Suuns restano, assieme ai Radiohead, i migliori sperimentatori elettro-rock in giro al momento (a parte che i Radiohead mi fanno cagare e loro no). Solo che sentirli su disco, dopo averli sentiti dal vivo, è un po' riduttivo. Tutto qua.
  • Slowdance - Soulwax (Any minute now, 2004). Questo disco mi è capitato fra le mani proprio qualche giorno dopo il post sui Pulp e il loro dancereccio pop di dopo domani. Quando ho letto la data di pubblicazione dell'album, 2004, ho arricciato il naso schifato: ah, ancora ci propinano per nuova roba che qualcun altro ha già fatto una vita fa! Che palle! Poi, all'improvviso, mi sono reso conto che fra il 1995 (data di pubblicazione di Different Class dei Pulp) e il 2004 ci sono solo 9 anni, mentre fra il 2004 e il 2018 (oggi) ce ne sono ben 14. Come dire, forse Any minute now non sarà proprio un disco di dopo domani, però porca puttana è giusto sottolineare che questi suoni dance e post industriali vengono certo da quasi l'altro ieri! È solo il tempo che è un gran bastardo.
  • Mi parli di te - Motta (Vivere o morire, 2018) Ecco, dopo lo shock Giorgio Poi (per la stampa miglior album italiano 2017), dopo la delusione Zen Circus (l'ultimo album sembra bello, ma al quarto ascolto si capisce che è una cagata), ecco lo schiaffo Motta: lasciamo perdere le aspettative, lasciamo perdere le interviste (o le iOnterviste), lasciamo perdere che di suonare sa suonare e di scrivere sa scrivere. La domanda legittima è: ma che cos'è sta cosa brutta a forma di album che ha dato alle stampe dopo quel piccolo gioiello rock che era il suo primo album?

domenica 28 maggio 2017

Week 21/2017

  • Bronx in a six - Sleaford Mods (Key markets, 2015) Ecco, se io fossi non dico un giornalista bravo, un giornalista e basta, un blogger coscienzioso, ma semplicemente uno che capisce un minimo di quello che gli succede attorno, prima di sparare la sua deprimente opinione, forse saprei perché i giornalisti bravi, i giornalisti e basta e i blogger coscienziosi definiscono, nella stragrande maggioranza dei casi, post punk questi inquietanti Sleaford Mods. Io, che dopo 38 anni di vita su questo pianeta mi ostino a sparare la mia deprimente opinione senza ancora capirne un minimo di quello che mi succede intorno, li avrei invece definiti hip hop. Forse sarà per questo che non sono dunque un giornalista bravo, ne un giornalista e basta, ne un blogger coscienzioso?
  • Scooby snacks - Fun Lovin' Criminals (Come find yourself, 1996) E sempre ecco, che se io fossi tutto ciò che non sono, forse saprei anche perché allora i Fun Lovin' Criminals, fin dalla loro prima apparizione, non furono mai etichettati come post punk ma come hip hop suonato con strumenti veri. Forse sarà perché anche i giornalisti bravi, i giornalisti e basta e i blogger coscienziosi non fanno altro, esattamente come me, che sparare la propria opinione senza averci capito un minimo di quello che gli succede intorno?
  • Misread - Fazedaze (Morningside, 2017) E che vi devo dire, se non che questo post, anche se lo pubblicherò attorno alle 22 di domenica sera, in realtà l'ho scritto giovedì pomeriggio, un giovedì di vacanza che anticipa un venerdì di ponte che anticipa un week end di mare mare mare..? E che vi devo dire se non che, a volte, ma solo a volte (per non preoccupare mio cugino) la vita smette di essere una montagna di merda e diventa persino piacevole?

giovedì 14 luglio 2016

Week 19 - 20 - 21 - 22 - 23 - 24 - 25 - 26 - 27 /16

Dubito che qualcuno, a parte mio cugino, forse Francesca e Giulietta e il mio smisurato ego possa aver sentito la mancanza di questo blog, anzi è addirittura improbabile che qualcuno, a parte mio cugino, forse Francesca e Giulietta e il mio smisurato ego possa essersi accorto dell'assenza per ben dieci settimane del regolare post e delle sue tre canzoni. 
Lo capiamo.
Ma nel caso a qualcuno, che non sia mio cugino, Francesca e Giulietta e il mio smisurato ego possa interessare perchè questo blog sia stato inattivo per questo tempo, sappiate che ci si è strafottuto il computer. E ci rompeva il cazzo usarne un altro. Ora, non che il computer sia stato sostituito o riparato, ma era giusto far sapere a quel qualcuno interessato cosa cavolo stesse succedendo. 
Io e mio cugino torneremo presto, promesso, anche se non vi promettiamo novità o stravolgimenti: sarà sempre il solito e noioso sproloquio di un ego smisurato (il mio) e di un orso barbone e misantropo (mio cugino).

A presto!

Mio cugino & io.

domenica 24 maggio 2015

Week 21/15 - una tripletta di fretta


  • New York - Decibel (Punk, 1978) "La vita è un trip, un orribile viaggio, quello che ho vissuto in questi primi vent'anni non è altro che un assaggio". Questo era, sottolineo era, un giovane, ingenuo e punk Enrico Ruggeri. A me fa quasi tenerezza. Mio cugino dice che gli si doveva dare a fuoco all'epoca...
  • Vapour - Loop (A gilded eternity, 1990) Taking drugs to play music to take drugs, dicevano gli Spacemen3, ed era una definizione perfetta per la loro musica. Ma ancora più perfetta, la stessa definizione, calza per questo album d'addio dei Loop, di cui questa vaporosa Vapour è la prima traccia. Basso tipo pugni allo stomaco, chitarra acida quanto violenta, batteria tipo rullo compressore. Non sono mai stati fra i mei preferiti, ma se prendessi droghe, se prendessi droghe, credo che riuscirei ad apprezzarli di più.
  • Son - Warpaint (Warpaint, 2014) Mi sputtano ancora prima di cominciare: sono a corto di canzoni, questa settimana, quindi a scatola cieca mi vendo una canzone che comincerò ad ascoltare solo la settimana prossima, Giulietta permettendo, umore permettendo. Son, delle Warpaint, dall'album Warpaint. Sarà sicuro bellissima, per il semplice motivo che parliamo di una band di sole donne.

domenica 25 maggio 2014

Week 21/14 - una tripletta nostalgica V

  • Useless - Depeche Mode (Ultra, 1997) Non che abbia intenzione di schiattare oggi, l'ho già detto e ridetto proprio su queste pagine. Però è arrivato il momento di pensarci, ed io ho bisogno di essere sicuro di una cosa: che quando sarà il momento, fra un giorno, un mese o cento anni, ci sarà qualcuno che si prenderà la briga di fare una colletta per pagare al buon Dave Ghan il viaggio in aereo e una notte in b&b, in modo da poter essere presente al mio funerale e cantare a cappella la mia Useless, mentre tutti i presenti piangeranno e si strapperanno i capelli. Poi dovrebbe aggiungere qualche parola su quanto ero fico, sensibile e amato dal popolo catanese tutto, stringere qualche mano, sorridere e piangere un pò, se possibile. Una trentina di euro dovrebbero bastare. Ok? Grazie...
  • Beetlebum - Blur (Blur, 1997) So che farò irritare molte persone, ma mio cugino la pensa come me, e quindi mi sento molto sicuro: prima di quest'album, non è che i Blur avessero fatto chissà che cosa: alcune splendide canzoni, si, veri e propri colpi di genio e sgambettanti singoli per bruciare i neuroni nel cervello, ok. Ma non è che avevano mai esattamente scritto un albumone. Poi, all'improvviso, sale in cattedra di prepotenza il freak Graham Coxon, e tutto cambia. I Blur cambiano. I suoni cambiano. Demon Albarn, soprattutto, cambia. I nuovi Blur, che si annunciano con Beetlebum, sono come amici delle elementari che rivedi solo dopo vent'anni: li riconosci, ti fanno sentire a casa, certo, ma sono inevitabilmente e giustamente cambiati per diventare, finalmente, splendidi uomini e splendide donne.
  • Gone - U2 (Pop, 1997) Io ho sempre detto: Gone è l'ultima grande canzone degli U2. Mio cugino ha sempre risposto: U2 chi?

martedì 21 maggio 2013

Week 21/13 - una tripletta sicula (forse)

  • The ride of May Gray - Jaguar & the Savanas (Wet side stories, 2011) Forse non tutti lo sanno, ma il surf rock è nato in Sicilia. Beach Boys, Lively ones, Tornadoes, tutti cazzoni che hanno iniziato surfando sulle coste tirreniche, davvero, accocolandosi poi a strimpellare le loro chitarre attorno ai falò, sulle spiaggie bianche dell'agrigentino o in quelle dorate di San Lorenzo. Poi, siccome qui non se li cacava nessuno, hanno deciso di abbandonare le onde mediterranee per quelle californiane, e così sono arrivati i contratti, le tournee, i soldi. Ora sono ancora li (tranne i morti annegati), tutti che fanno gli americani sfoggiando, sorridenti, orribili camicie a fiori. A noi c'è rimasto il meglio, però! C'è rimasto questo tipo altissimo, con le All Star nere e un vocione da paura, che quando sale su un palco con la maschera a nascondere il viso e i suoi tre fidati compagni, fa venire davvero voglia di prendere una tavola da surf, per perdersi fra le onde del nostro stupendo mare.
  • Tutto è un rischio - Omosumo (Ci proveremo a non farci male, 2013) Forse non tutti lo sanno, ma la musica elettronica è nata in Sicilia. Kraftwerk, Devo, Depeche mode, tutti cazzoni che hanno iniziato nei centri sociali dei paesazzi siciliani, davvero, rompendosi la schiena su commodore 64 e amiga 500. Poi, siccome qui non se li cacava nessuno, hanno deciso di abbandonare le sporche stanze dove suonavano per quelle di Berlino, New York e Londra, e così sono arrivati i contratti, le tournee, i soldi. Ora sono ancora li (tranne i morti fulminati), tutti che fanno i berlinesi, i newyorkesi e i londinesi sfoggiando, tristemente, orribili camicie con led luminosi. A noi c'è rimasto il meglio, però! Ci sono rimasti questi tipi molleggiati, coi baffoni e i capelli strani, che quando salgono su un palco con chitarra, basso e una macchina pazzesca che solo per comodità chiameremo drum machine, fanno davvero venire voglia di ballare spensierati, per perdersi nelle ore piccole delle nostre molli notti primaverili.
  • No more lonely nights - Sunset Limited (Sunset Limited, 2013) Forse non tutti lo sanno, ma la musica art-noise-shoegaze è nata... No, basta, e che cazzo! E poi neanche esiste la musica art-noise-shogaze. E anche se esistesse, di certo non basterebbe per incasellare i Sunset Limited. Come minimo sarebbero art-shoegaze-dream-noise-pop con venature arabe, surf e dance elettro-pop. E anche post-post grunge, post garage, pre wave. A dirla tutta, se devo essere sincero, i Sunset Limited non sono niente di tutto questo. I Sunset Limited sono solo quattro geni (anche se sono in tre) che stanno scrivendo entusiasmanti pagine di musica rock, e di cui vi consiglio caldamente di ascoltare questa anteprima. Che siano catanesi, poi, non è proprio un caso. Perchè forse il rock non è nato in Sicilia, ma secondo me lo facciamo meglio di chiunque altro!