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domenica 28 dicembre 2014

Week 52/14 - tre canzoni, tre città, tre aggettivi

  • In bianco e nero - Carmen Consoli (Stato di necessità, 2000) Ogni città ha un aggettivo che la descrive perfettamente, o così dovrebbe essere. Ho cominciato a pensarlo leggendo Sostiene Pereira nel quale, secondo Tabucchi, Lisbona scintillava, letteralmente scintillava. Questa cosa mi è piaciuta così tanto che 1) sono dovuto andare a Lisbona per controllare se era vero (ed era vero!); 2) mi sono messo a cercare l'aggettivo perfetto per Catania. Non è stato difficile trovarlo, anche se non ricordo come sia successo, visto che la cara Carmen non era più, all'epoca, fra le mie preferite, ma fatto sta che trovai, in questa In bianco e nero, un accenno ad un nitido scorcio degli anni sessanta di una raggiante Catania. Uh, fantastico, davvero, fantastico. Ma ancora più fantastico è che, per tanto tempo, ci abbia anche creduto, che Catania potesse essere raggiante, così come Lisbona era scintillante. Ci ho creduto davvero.
  • Zooropa - U2 (Zooropa, 1993) Beh, qui la faccenda si complica, a proposito di città e aggettivi. Qui la faccenda si complica perchè la città in questione è Berlino, l'aggettivo è l'intraducibile overground, e la canzone da cui è tratto l'accostamento è una delle più incredibili mai scritte da Bono & co, Zooropa. Il muro è da poco caduto e la giovane ragazza berlinese non ha bussola e una mappa con cui orientarsi, ma non ha neanche ragioni per tornare indietro. La ragazza berlinese non ha religione, non sa cos'è cosa e non sa qual è il limite di ciò che loro, lei e i giovani berlinesi, hanno. La giovane berlinese sa che si stavano nascondendo, ma comincia a non essere più sicura di ricordare da cosa. E allora basta preoccuparsi, la giovane berlinese non ha più bisogno più di andare con la subway. Ora, tutto ciò che prima a Berlino scorreva undeground, può invadere la città intera, da est a ovest, può inondare la Germania laboriosa, può coprire tutta l'Europa, e finalmente, può farlo scorrendo overground. All'improvviso, all'inizio degli anni '90, Berlino diventa la capitale europera della cultura, e adesso, nel fango berlinese, ci sono solo fiori.
  • Strade di Francia - Daniele Silvestri (Il dado, 1996) Beh, scelta scontata, Parigi, immensa, Parigi immensa, tramite Daniele Silvestri, ma non poteva essere che così. Parigi è immensa, così immensa da lasciare senza parole...

domenica 21 dicembre 2014

Week 51/14 - Rush finale per un anno brillante ma sfiancante!


  • Storia di un impiegato - I Cani (Glamour, 2013) Da un pò di tempo questa canzone mi fa sorridere. Prima mi faceva piangere, ora mi fa sorridere: mai come in questo periodo sono stato così contento di essere un semplice, diligente e affidabile lavoratore impiegato, per di più metalmeccanico. Ma il fatto è che, chi va piano, va sano e va lontano!
  • Extraterrestre - Eugenio Finardi (La forza dell'amore, 1990) Questo tizio stasera suona sotto casa mia. Non nel senso di vicino, o nei paraggi, o in un locale dalle mie parti, no: proprio sotto casa mia, in un palchetto allestito sulle strisce blu, davanti i cassonetti della spazzatura. Beh, niente di male, davvero, anzi si sa che Eugenio Finardi è un autore colto, indipendente, fuori dagli schemi. Ma il fatto che l'ultimo ad essersi esibito sotto casa mia, in un palchetto improvvisato sulle strisce blu, davanti i cassonetti della spazzatura, sia stato un idolo di San Cristoforo chiamato Matteo, 12 anni e neomelodico, vorrà pure dire qualcosa, o no?
  • Could you - TV on the Radio (Seeds, 2014) Ah chissà, magari se vivessi a Brooklyn sotto casa, in un palchetto improvvisato sulle strisce blu, davanti i cassonetti della spazzatura, invece di suonare Matteo o Finardi, potrebbero suonare i TVOTR. Magari. Ma purtroppo non sto a Brooklyn, NY, sto a San Cristoforo, CT e per vedere suonare i TVOTR ho due alternative: o mi faccio i chilometri, oppure paziento per qualche decennio e aspettare che diventano bacucchi abbastanza per farli suonare a San Cristoforo, sotto casa, in un palchetto improvvisato sulle strisce blu, davanti i cassonetti.

domenica 14 dicembre 2014

Week 50/14

  • First we kiss - Anna Calvi (Anna Calvi, 2011) Non è che questa sia stata proprio una delle migliori settimane della mia vita. Anzi, diciamo che ha fatto proprio schifo, così come la precedente e quella prima ancora. Poi, come se non bastassero tutti i casini in cui, sembrerebbe, io mi sia ficcato, ecco che il capo chiede anche gli straordinari al lavoro. Che stress. Però sabato, mentre ero nel bel mezzo del mio lavoro straordinario, rimuginando quindi su tutti i casini di cui sopra, ecco che Anna Calvi mi sorprende con questa First we kiss che mi era completamente sfuggita. Ecco, non è che mi sia rilassato del tutto e abbia dimenticato i miei guai, però un sorriso tranquillo credo proprio che mi sia scappato.
  • Twice as hard - Interpol (El pintor, 2014) Sempre sabato poi, dopo gli straordinari, mi sono infilato in macchina e ho fatto strada lunga la odiatissima Catania - Gela per andare a recuperare Giulietta e Mamma e riportarmele a casa. Dopo i miei TV on the Radio, ho messo su, per la prima volta, El Pintor, degli Interpol. Quando è finito, dopo manco quaranta minuti, con questa canzone mezza ballata e mezza cacata, ho pensato: non male tutto sommato, va bene, ma quand'è che inizia l'album e finiscono le bonus track tratte dalle out take di Turn on the bright light?
  • Single town - Andre (Oz do it better, 2014) Invece questa l'ascoltavo l'altra sera, sul divano e con le luci spente, dopo aver fatto una cosa prettamente da maschio single pieno di guai: mangiato la pizza davanti al televisore acceso sulla partita (mi pare che fosse la Roma...). Questa canzone apre la compilation Oz do it better pubblicata esclusivamente in Cassetta (in numero limitato e già esaurita) e in Digitale dalla fantastica e francese Beko Disques: sono tutti artisti australiani, sono tutti più o meno sconosciuti in Europa, sono tutti fantastici. E io li sponsorizzo!

sabato 6 dicembre 2014

Week 49/14


  • Naufragio sull'isola del tesoro - Afterhours (I milanesi ammazzano il sabato, 2008) Oltre mio cugino, nella mia tentacolare famiglia, c'è un altro cugino, che ha molto in comune con mio cugino: ama la musica, come mio cugino, ha certe velleità artistiche, come mio cugino, ed è un pò tozzetto e spelacchiato, proprio come mio cugino. Però, a differenza di lui, mio cugino, non me l'avrebbe mai, e poi mai, messa allegramente nel culo.
  • Lazerray - TV on the Radio (Seeds, 2014) Finalmente arrivò, l'album più atteso dell'anno! E col cazzo che l'ho messo in coda alle trecentomila cose che sono in attesa da cento anni! Ha scavalcato tutti e me lo sto spolpando da due giorni, a casa, in macchina, anche mentre dormo. Lazerray è forse la canzone meno rappresentativa di Seeds, ma ricorda molto i primi TVOTR, quelli che amo di più in fin dei conti, e per questo, anche se è impossibile non farsi travolgere dai ritmi più danzerecci della scaletta, è anche il mio brano preferito dell'album. Almeno, fino ad ora.
  • Untogether - Lush (Spooky, 1992) Mi sono completamente innamorato di questa canzone, di questo album, di questo gruppo che, vergognosamente, avevo sempre un pò (ehm, del tutto) trascurato. E' inutile, sono un figlio, fottuto, ma felice, degli anni '90. 

domenica 30 novembre 2014

Week 48/14 - una tripletta al silenzio


  • Nothing natural - Lush (Spooky, 1992) Dovete sapere che non mi trovo nelle condizioni esattamente indicate per scrivere un blog di musica pop: intanto sono stanco per un evento drammatico che chiameremo, in codice, Battesimo della Bambina. Poi, il mio divano è occupato da un'ospite, in codice La Suocera, che sta guardando nel mio televisore, solitamente spento in queste occasioni a favore dello stereo acceso, un programma che chiameremo, sempre in codice, Insulso. E' evidente: non sono proprio nelle migliori condizioni per scrivere. Per cui, questo post, sarà basato molto sulla fiducia. In particolare, per esempio, questa Nothing natural non l'ho proprio mai ascoltata, ma è presente nell'album dei Lush che comincerò a mettere sul piatto da domani.
  • This side of the fence - Day Ravies (This side of the fence, 2013) Ho appena trovato una nota secondo la quale questa canzone è la prima release dei Day Ravies dai tempi di Tussle, e precede un 7" in uscita per la Beko Disques in questi giorni. Ovviamente, non posso ascoltarla, per le ragioni sopra riportate. Ma ciò nonostante, non solo è presente in questa tripletta, ma appena finirò di scriverla volerò sul sito della label francese per pagare il mio obolo e avere questa - sicura - perla nella mia discoteca!
  • Tropical - Paolo Conte (Snob, 2014) Mi dicono che questo nuovo singolo di Paolo Conte è molto bello. Ovviamente, sempre per i motivi sopra riportati, posso vedere il video ma non ascoltare la musica e le parole. Ma mi fido, mi fido. Nel frattempo, La Suocera parla al telefono e continua a guardare il programma Insulso. Il Battesimo della Bambina è ormai acqua passata. Io mi ritiro con eleganza nelle mie stanze, e domani potrò finalmente ascoltare le canzoni di oggi...

domenica 23 novembre 2014

Week 47/14


  • I'll be your man - Anna Calvi (Anna Calvi, 2011) Questa settimana sono così stanco, ma così stanco, che non riesco neanche a capire se questa canzone mi piace o no. Diciamo di si, ma senza strapparmi troppo i capelli dalla testa.
  • Everyday robots - Damon Albarn (Everyday robots, 2014) Vi giuro che le cose sono andate così: sono entrato in negozio, ho sfogliato svogliatamente i vinili e ho scelto questo, invece che gli Interpol. Poi sono andato alla cassa, ho pagato 24 euro e 99 e sono uscito. Poi ho percorso un metro scarso, di sicuro sono diventato tutto rosso in faccia e mi sono detto: Damon Albarn? Ma che cazzo ho fatto?
  • Fuck That - Skrillex (Recess, 2014) Il mio amico Fabio, nonostante i suoi 34 anni, sta evidentemente attraversando una crisi di mezza età. Non si spiegherebbe altrimenti come, dopo avermi frullato le palle per anni con Soft Machine, Robert Wyatt e Gentle Giant, sia arrivato ad ascoltare questa roba che non so neanche come definire! E diosanto, sono così sconvolto che non so neanche come conludere questo cazzo di post!

domenica 16 novembre 2014

Week 46/14 - una tripletta se mi devo fare tre ore di macchina e mi ritrovo solo con vecchi cd


  • Radio Varsavia - Franco Battiato (L'arca di Noè, 1982) E' un quadro dipinto a parole, di cui mi sfugge il significato generale, ma di cui amo ogni singola scena: i volontari laici che scendono le scale in pigiama, i cittadini attoniti che fingono di non capire niente, i commercianti punici che arrivano in Abissinia, l'orgoglio delle fantastiche operaie cinesi e le biciclette di Shangai, e quel ultimo appello di radio Varsavia, chissà perchè da dimenticare. C'era un tempo in cui Battiato mi emozionava molto, anche se spesso non capivo assolutamente ciò di cui parlava. 
  • Le verità che ricordavo - Afterhours ((non è per sempre), 1999) Invece, i testi di Manuel Agnelli, capisco sempre di cosa parlano: parlano di me! Non so come sia possibile, magari delle cimici in casa, o forse qualche amico in comune con la lingua troppo lunga, ma è così. Sentite qui: il sole sale sopra il continente del male sopra il quale sto crescendo, migliorando e dove fingo di non essermene accorto che non sto vivendo, sono morto. Ora, senza dovervi spiegare tutto, che non siete mica scemi e ci arrivate da soli, non è chiaro che stia parlando proprio di me?
  • Albascura - Subsonica (Amorematico, 2002) Canzone notturna, ma anche canzone da pogo sotto il palco, da volume a manetta, canzone da corsa sul lungo mare in ottobre, canzone di rabbia, canzone di frustrazione, ma anche canzone da macchina. Affornti le curve durante le strofe, e poi aspetti il ritornello e il rettilineo, per poter accelerare, accelerare, accelerare, e lasciare andare tutto il tuo dolore contro questo muro.

domenica 9 novembre 2014

Week 45/14

  • Methodrone - The Brian Jonestown Massacre (Methodrone, 1995) Che la canzone migliore di un album sia la "Bonus Track" inserita nelle ristampe vorrà pur significare qualcosa. E secondo me, sappiamo tutti anche cosa.
  • The best day - Thurston Moore (The Best Day, 2014) Che io stia aspettando come un pazzo l'uscita del primo album di Thurston Moore post Sonic Youth vorrà pur significare qualcosa. E secondo me, anche in questo caso, sappiamo tutti anche cosa.
  • I - Perfect Pussy (I have lost all desire for feeling, 2014) Che io abbia scelto questa canzone per la tripletta di questa settimana solo a causa del nome del gruppo vorrà pur significare qualcosa. E secondo me, stavolta almeno, sappiamo davvero tutti anche cosa.

domenica 2 novembre 2014

Week 44/14 - una tripletta nostalgica VII

  • From a motel 6 - Yo La Tengo (Painful, 1992) 1) mi ricorda quel fantastico periodo in cui Giulietta non c'era ancora anche se c'era già; 2) quella specie di sega elettrica con cui si trastulla Ira Kaplan mi esalta come poche altre cose al mondo; 3) mi è sempre sembrata la When you sleep dei Yo La Tengo; 4) è di una bellezza unica; 5) suonata a volume adeguato si sentono cose che non avete idea. Ecco, queste sono le cinque ragioni per cui amo questa canzone così tanto da giustificare l'acquisto di una costosissima prima stampa tedesca (in buone ma non ottime condizioni) di Painful dei Yo La Tengo arrivata a casa proprio in questi giorni.
  • Ad occhi chiusi - Luciferme (Luciferme, 1996) Era un giovedì notte, un giovedì notte freddissimo, e Andrea mi venne a prendere in moto fino a casa per trascinarmi all'ormai defunto Taxi Driver, dove avrebbe suonato un gruppo a me sconosciuto che lo faceva impazzire. A metà serata avevo le palle gonfie perchè li dentro c'era una puzza infernale di alcol e fumo, perchè a mezzanotte ancora non se ne parlava di suonare, perchè la musica in diffusione era troppo strana e a volume troppo alto, perchè il locale era vuoto e io avevo paura che qualcuno si accorgesse che esistessi e che non ero mai stato ad un concerto rock. Poi i Luciferme hanno cominciato a suonare e, all'improvviso, tutte le ragioni per cui per due ore avevo avuto le palle gonfie, sono diventate incredibilmente tutte le mie ragioni di vita da quel momento in avanti.
  • Yard of blonde girls - Jeff Buckley (Sketches for My sweetheart the drunk, 1997) C'era una volta una che mi piaceva. Un giorno, come si usava ai tempi, le feci una cassettina dedicandole, a causa di quel very sexy ripetuto prima dei ritornelli, questa canzone in particolare. Quando lei vide la dedica fece una faccia strana, quasi schifata. Lo sai chi è Lola?, mi chiese. No, risposi io. Lei sbuffò e scosse la testa. Lo sai cos'è la yard of blonde girls?, chiese ancora. No, ancora io. Allora lei sbuffò di nuovo e abbassò gli occhi a terra. Quindi non sai neanche di che parla la canzone? Insistette infine. Nooooo, sbuffai questa volta io, spazientito. Sei un cretino, disse lei. Si alzò, e non la vidi più. In seguito, capì il suo punto di vista. Ma nonostante questo, per me, quel che contava, era quel very sexy ripetuto prima dei ritornelli.

domenica 26 ottobre 2014

Week 43/14

Questa settimana niente post perchè questa settimana sono triste. Anzi no, questa settimana c'ho i cazzi miei (cit.).
Pardon.

sabato 18 ottobre 2014

Week 42/14 - una tripletta sulle vie misteriose attraverso le quali giungere alla verità rock


  • Summer sun - Koop (Waltz for Koop, 2001) Avete presente quella fantastica e misteriosa canzone che canticchiate da una vita, senza saperne neanche le parole, figuriamo il titolo o l'autore? Dai, tutti ne abbiamo una. Per me era questa. L'avevo sentita da qualche parte, questo era ovvio, ma dove? E di chi era? E come si chiamava? Per anni ho provato a chiedere in giro, niente. Poi ho provato, più volte!, a canticchiarla a Soundhound, niente. Ero certo esistesse, ma ormai, dopo anni e anni, cominciavo a pensarla come chi mi diceva che non esisteva, che me l'ero inventata per attirare l'attenzione. Stavo diventando pazzo. Poteva essere una canzone maledetta che aveva lo scopo di uccidermi o farmi esplodere il cervello? O che fosse una specie di richiamo mortale con chissà quale messaggio che potevo recepire solo io? Poteva essere. Tutto poteva essere. Stavo proprio diventando pazzo. Poi, l'altro giorno, accendo la radio e lo speaker l'annuncia. Annuncia questa canzone. Si chiama Summer Sun, è degli svedesi Koop, è del 2001. Niente melodia fantasma, niente voci che mi canticchiano nella testa. Bene, non sono pazzo allora, bella notizia. Però ora, io, che scopo ho nella vita?
  • She walks - A Modern Way To Die (Pulse & treatment, 2014) Guardavo il cd che avevo fra le mani e continuavo a chiedermi può lo sbattere d'ali di una minchia di farfalla in Cile provocare un cazzo di tornado in Giappone? Dovevo avere una faccia molto perplessa, perchè si è avvicinato mio cugino, si è seduto accanto a me, e mi ha chiesto che problemi hai? Poi ha notato il cd e mi ha chiesto che minchia è? Allora io l'ho guardato ancora più perplesso, ma anche angosciato e scettico e intimorito e allora gli ho chiesto secondo te, com'è che un tetto che perde quando piove ha fatto si che io avessi gratis il nuovo album di questo oscurissimo gruppo dark post punk? Mi aspettavo rispondesse col solito coglione! e invece anche lui si è piegato sotto il peso di ciò che non si può sapere mistero, caro cugino, mi ha quindi risposto, con lo sguardo fisso sulla copertina grigia del cd mistero. Le vie di San Cristoforo sono tortuose e oscure. Mistero. Mistero...
  • NYC - Interpol (Turn on the bright lights, 2002) Avevo una certa avversione per gli Interpol, alimentata dalla recente uscita del nuovo singolo e del nuovo album, fino alla settimana scorsa. Avevo ripescato, proprio per queste pagine, l'unica loro canzone che mi piacesse davvero, Rest my chemistry, e subito dopo, non so perchè, ho voluto tirare fuori quest'album dalla pila dei cd ricordando che, quando uscì, nel 2002, lo avevo si ascoltato con tanto interesse, ma lo avevo poi bocciato ed ero passato agli Strokes. Mi vien da ridere, ma adesso non riesco a toglierlo dal lettore. Non riesco a capire come faceva a non piacermi allora. Non riesco a pensare ad altro album (recente) più classico e d'atmosfera. E allora è un altro mistero. E' un mistero che l'abbia bocciato dodici anni fa, ed è un mistero che, per puro caso, l'abbia ripescato e me lo stia godendo ora. E' proprio un cazzo di mistero. Un altro mistero. Amen.

sabato 11 ottobre 2014

Week 41/14

  • Dry the rain - Beta Band (the three EPs, 1998) Secondo molti questa è la canzone migliore di uno dei gruppi migliori degli anni '90 (che poi, secondo molti, sono gli anni migliori per la musica migliore). Ora, non è che non mi piaccia, è anche carina con quella slide guitar, l'aria sonnolenta, il cantato scazzato e le trombe latine, ma è di una pochezza sconcertante. Dico, ripeto, non è che non mi piaccia, davvero, ma se secondo molti questa è la canzone migliore di uno dei gruppi migliori degli anni '90, e se davvero a costoro piace questo approccio alla musica, beh, allora mi permetto di consigliar loro di perdere parte del loro tempo migliore e ascoltare certi signorotti dai nomi buffi come Beck e Beastie Boys. E credo che alla fine cambieranno un pochino idea, e su Dry the rain, e sulla Beta band.
  • Banging the door - Public Image Limited (Flowers of romance, 1981) Il groove di Banging the door non è seplicemente malato: è esso stesso la malattia. Anzi, è il virus della malattia. Quel virus altamente contagioso che dai Velvet Underground, passando per i PIL, si è insinuato poi nella musica di chiunque: Depeche Mode, Mercury Rev, Tricky, Massive Attack, Einsturzende Neubaten, Aphex Twin ed altri, ed altri, ed altri ancora. E ora, ora che si è insinuato anche nel mio cervello, ora, ora che è troppo tardi per cercare un vaccino, come faccio a guarire da questa malattia senza lasciare troppi segni evidenti sul mio già martoriato corpo? Just banging the door?
  • Mitiche idee - Flor (Flor, 2014) Ecco la risposta. Ascoltando una solare, sincera, semplice e sana canzone dei miei Flor! Duppi duppi du, duppi duppi du...

sabato 4 ottobre 2014

Week 40/14

  • Daphnia - Yo La Tengo (I am not afraid of you and I will beat your ass, 2006) All'inizio storci il naso, non capisci cosa sta succedendo. E' l'introduzione del brano, così lontana e discreta, che ti sembra proprio shoegaze giapponese, con quel suo profumo silenzioso di foglie gialle e marroni. Poi noti che il disco scricchiola, più di quanto dovrebbe, ma presto capisci che non sono scricchiolii, quelli, sono passi discreti nella pioggia, che vanno, che vengono, e che poi spariscono, senza che tu te ne accorga. Poi le orecchie ti si fissano su un pianoforte che non sai quando è arrivato, che forse c'è sempre stato, sin dal primo secondo, ed eri tu che eri distratto dai passi nella pioggia e non l'hai sentito. Provi allora ad inseguirlo, sembri riuscirci, ma poi incespichi, cadi, ed è qui che rimani senza fiato, e non sai neanche per quanto tempo. Il piano si allontana, nella spirale distorta di una chitarra che si lamenta, e non riesci ad acchiapparlo. Il piano ora è un'arpa, o tale sembra. Il piano ora è silenzio. Il piano ora è una coda che si spegne senza troppo disturbo. Tu ora non storci più il naso, mentre la canzone finisce, ora hai capito cosa è successo. Ora sai che i tuoi Yo La Tengo sanno farti anche questo.
  • Happy togheter - Turtles (Happy togheter, 1967) E' inutile, ci sono cose che abbiamo scolpite nel DNA, scritte nella ROM del nostro cervello ancora prima di essere concepiti, quando siamo solo girini impazziti che aspettano la loro chance, che sono il nostro bagaglio culturale atavico: chi si ricorda la prima volta che ha sentito Michelle dei Beatles, o Born in the USA di Springsteen? Io no. Eppure, anche se sono canzoni che, razionalmente, non mi fanno neanche impazzire, appena mi capita di sentirle, soprattutto se inaspettatamente, mi mettono su un frullato di sensazioni difficile da spiegare: orgoglio, serenità, sicurezza, altro ancora. Questo vale anche per Happy togheter dei Turtles: che salti fuori nel bel mezzo de Il ladro di orchidee, o che buchi la radio la mattina quando mi trascino in bagno pieno zeppo di sonno, riesce sempre a riappacificarmi col mondo. E, ancora più importante, con me stesso.
  • Like a rolling stones - Bob Dylan (Highway 61 revisited, 1965) In questi giorni ho letto un libro di Nick Hornby, Come diventare buoni, che insegna come rimanere pezzi di merda senza sentirsi in colpa facendo leva sul fatto che, chi più chi meno, siamo tutti pezzi di merda ipocriti. Ecco, io non lo so se sono pezzo di merda più o meno degli altri, ma ora, grazie a Nick Hornby, posso gridare a tutto il mondo, senza sentirmi in colpa, che non solo Bob Dylan mi fa schifo, ma anche che questa canzone è solo una noiosissima litania con un testo banale e buono, troppo buono, a prescindere delle cazzate di cui parla, che mi fa venire la nausea ogni volta che l'ascolto o che qualcuno la cita. Oh! Grazie Nick, grazie! Mi hai reso un pezzo di merda migliore!

giovedì 25 settembre 2014

Week 39/14

  • The deserter - Kissogram (Rubber & Meat, 2009) Qualunque ratatatà canzone passata, presente e futura porti con se un ritornello così ratatatà geniale, avrà sempre un posto ratatatà speciale nel mio cuore ratatatà. Ratatatà!

mercoledì 17 settembre 2014

Week 38/14 - una tripletta nostalgica VI


  • Rest my chemistry - Interpol (Our love to admire, 2007) Avevo un gomito fratturato in tre punti diversi, dolori lancinanti in tutto il braccio e la notte non dormivo per il caldo. Non potevo infilarmi una maglietta o rullarmi una sigaretta da solo, non potevo guardarmi allo specchio senza sentirmi male per quei 40 punti di sutura che mi tagliavano in due il braccio come il Tamigi taglia in due Londra, e non stavo mai da solo. C'era gente che mi veniva a trovare, che mi portava a mare, che mi preparava da mangiare e a cui io dovevo sempre sorridere e dire grazie. C'era gente che sapeva come mi sentivo e gente che non lo sapeva, ma diceva lo stesso che lo sapeva. C'era gente che mi diceva meglio il braccio che la gamba, meglio il sinistro che il destro e scuoteva la testa per sottolineare la propria esperienza. E io rispondevo eh già, eh già!, che poi significava fanculo. Per svoltare tutto, mi affidavo spesso a Rest my chemestry, che di quel periodo fu una delle colonne sonore. Mi facevo rullare uno spinello, mettevo su YouTube la canzone, e l'ascoltavo ripetutamente. E non dico che tutto spariva, no. Ma di certo si allontanava, per una decina di minuti o una mezzoretta scarsa.
  • The last good day of the year - Cousteau (Cousteau, 1999) Il mio primo download, fatto con Napster. Un pò come farsi il primo spinello all'oratorio, o perdere la verginità sul letto dei propri genitori. Una delusione o un'estasi, qualsiasi cosa, ma, sicuramente, un evento indimenticabile.
  • Fingerprints - Black Heart Procession (Amore del tropico, 2002) Impazzivo per questa canzone e per i BHP. Impazzivo per il loro stile noir, per la loro paranoia, per l'uso di strumenti non convenzionali. Ma una sera d'estate del 2003 ho barattato tutto questo impazzire con uno spinello a casa di alcuni ragazzi più grandi di me a cui volevo piacere, proprio mentre, dall'altra parte della città, questi californiani di San Diego facevano impazzire altri molto, ma molto più furbi di me.

martedì 9 settembre 2014

Week 37/14 - una tripletta di fretta


  • Challenger - Stevens (A History of hygiene, 2013) Bella canzone, ma l'ho scelta a caso fra quelle a cui ho promesso di prestare attenzione.

sabato 6 settembre 2014

Week 36/14

  • Fell off the floor man - dEUS (In a bar, under the sea, 1996) Non è perchè ogni canzone dei dEUS somiglia troppo a quella di qualcun altro, ma è perchè ogni loro album somiglia troppo ad un greatest hits piuttosto che a un vero e proprio album. Prendiamo questa Fell off the floor man, per esempio, dal loro secondo lavoro: la struttura della canzone e il riffone di chitarra sono molto simili a quelli di Wish dei Nine Inch Nails, rendendo così le due canzoni molto simili fra loro pur appartenendo a generi completamente diversi. Solo che li dove Wish si cala perfettamente in un mood, in una ricerca artistica ben precisa, la canzone dei dEUS non significa invece un cazzo, perchè già alla traccia successiva lo stile è diverso, l'approccio è diverso, e si è perso di conseguenza l'obbiettivo artistico. E non è che questo c'entri con quale canzone sia più bella delle due, o con quale genere piaccia di più. C'entra col fatto che non è così che si fa musica.
  • Guarda che bello - Flor (Flor, 2014) Se Marcello Cunsolo facesse un album pieno di rutti e scoreggi, io lo esalterei come un maestro dadaista dei 2000. Se Marcello Cunsolo facesse un album pieno di niente, di vuoto, io lo esalterei come un genio del rumore bianco al pari e più di Lee Ranaldo. Ma se Marcello Cunsolo mi fa canzoni come queste, che forse non saranno al livello di quelle altre che conosciamo, ma che sono pur sempre canzoni belle, io lo bacio sulla bocca appena lo incontro per strada. E gli dico: grazie Marcè!
  • Gravedweller - Wytches (Gravedweller EP, 2014) Conosco qualcuno che per questa robba si strapperebbe i capelli e si lancerebbe dentro un oceano di lodi e complimenti. A me questo suono non fa ne caldo ne freddo, non mi piace e non mi dispiace. Però, visto che l'EP era in free download, me lo sono acchiappato al volo, e me lo ascolto pure, che non si sa mai, magari scopro un mondo nuovo.

domenica 31 agosto 2014

Week 35/14

  • Map ref. 41N 93W - My Bloody Valentine (Map ref. 41N 93W, 1996) Quando pochi giorni fa ho scoperto questa canzone, ho pensato sul momento che una cover di una delle mie canzoni preferite di uno dei miei gruppi preferiti da parte di un altro dei miei gruppi preferiti non poteva che essere una cacata. E invece no, invece è fantastica! E' fantastica perchè Kevin & co. non strafanno nel tentativo narcisistico di dimostrare che siano meglio dei Wire, e che la loro Ref Map sia meglio di quella dei Wire. E' fantastica perchè inizia allo stesso modo della versione originale, ma poi, secondo dopo secondo, diventa a tutti gli effetti una canzone dei My Bloody Valentine. E' fantastica perchè, quando una canzone è scritta bene, è scritta bene, e se viene suonata con rispetto, non importa se dal grande gruppo che l'ha scritta o da un altro grande gruppo che l'ammira, allora possiamo esserne tutti contenti. E basta. Oh!
  • Every other Freckle - Alt-J (This is all yours, 2014) E' difficile per un ascoltatore approcciarsi al secondo album di un artista, soprattutto se il primo ti è piaciuto molto. E in effetti, immagino, sia difficile anche per l'artista stesso: che faccio, sperimento, o ripeto la stessa formula? Perdo ascoltatori ma ne acquisto altri o mi tengo quelli vecchi? Trovo una via di mezzo? Il punto è che gli album pari dovrebbero sempre essere presi con le pinze, sia dagli ascoltatori, sia dall'artista. Perchè, se l'artista è un vero artista, difficilmente potrà restare fermo su se stesso, ma è anche vero che, se l'artista è un vero artista, avrà bisogno di un pò di tempo per trovare la giusta nuova strada. Per questo, se l'ascoltatore è un vero ascoltatore, allora dovrebbe sempre essere cauto con gli album pari: perchè solitamente sono quelli di transizione, quelli in cui si sentono ancora i vecchi approcci ma se ne colgono anche migliaia di altri nuovi, magari solo timidamente abbozzati, fra cui, probabilmente, l'artista, coglierà poi quello che deciderà il prossimo album dispari e quindi la strada artistica da proseguire, lasciando decidere all'ascoltatore se continuare a seguire l'artista o meno. E così, siamo alla fine della tiritera, in questa canzone, che è il singolo che anticipa il nuovo e secondo album degli Alt-J, si sente un ottimo riassunto degli Alt-J passati, e una grande anteprima di quelli che si spera siano gli Alt-J futuri. Poi, se loro con un colpo di coda sorprenderanno tutti gli ascolatatori, andando compleatamente in un'altra direzione, allora magari ne riparleremo.
  • ◌ (Circle) - Boredoms (Vision creation newsun, 1999) Ho sempre avuto un occhio di riguardo per la scena rumorista giapponese, e per questo sono sempre stato preso per il culo da mio cugino. Figuriamoci poi da quando ha scoperto che, questa scena, ha anche un nome, cioè Japanoise. Dice che sono solo dei tappetti che si dimenano sul palco come se avessero il ballo di san Vito, che non sanno suonare, che sono ridicoli. Io, volendo, gli posso anche dare ragione. Ma i Boredoms non me li deve toccare nessuno, neanche lui. Loro non hanno niente da spartire con tutti gli altri Japanoiser. Basta ascoltare questo incredibile Vision creation newsun e questa incredibile ◌ (Circle) che lo apre: shoegaze, ambient, new age, space rock, classic. Un delirio. Però è chiaro, io i Boredoms non li vedrò mai dal vivo: vorrei evitare di scoprire che anche loro altro non sono che tappetti che si dimenano sul palco come avessero il ballo di san Vito, e che non sanno suonare, e che sono ridicoli. Fosse così, come potrei ancora difenderli a spada tratta contro quel bastardo di mio cugino, anche se hanno fatto un album come questo?

lunedì 25 agosto 2014

Una tripletta inattesa, una tripletta sofferta: le tre canzoni di Massimo Zanetti

L'amicizia con quest'uomo bolognese è iniziata male, malissimo, ma è proseguita peggio: prima mi si è infilato a casa, da perfetto sconosciuto, per quasi due settimane, costandomi l'inferno in droghe varie (pistacchi, pizze, arancini etc..). Poi ha avuto la brillante idea di inguaiarmi, tramite processo battesimale, nell'evoluzione spirituale (almeno sulla carta dice che questo è il ruolo del patrino...) di quel capolavoro di sua figlia Anita. Infine, lo stronzo, mi ha fatto un sottile ma continuo lavaggio del cervello, per anni, con l'obiettivo di spingermi a fare un benedetto passo attorno al quale - lo ammetto, ok - da anni rigiravo come un cretino. Per cui, questa tripletta, arrivata con sommo ritardo rispetto alla legittima richiesta, è più che la benvenuta: è necessaria, è ineluttabile, è fondamentale per la continuazione delle presenti pagine e della mia stessa vita. Per cui, gentili tutti, ecco a voi la tripletta inattesa e sofferta di un uomo esplosivo. Ecco a voi la tripletta di Massimo Zanetti!
  • Futura - Lucio Dalla (Dalla, 1980) Si può mettere in musica l'atto di fare l'amore e trasformarlo in poesia? Lucio Dalla l'ha fatto. Questo basta per rendere unica questa canzone. Metteteci pure che è la canzone che mi è venuta istantaneamente in mente quando ho saputo di aspettare una figlia, ed ecco perchè è nella mia tripletta, al primo posto.
  • Walk on the wild side - Lou Reed (Transformer, 1972) Non la metto in lista perchè è una canzone bellissima e immortale. O perchè è famosa. O per il suo testo controverso. La metto in lista perchè mi ricorda un momento cruciale della mia vita. Un pomeriggio piovoso e universitario, sdraiato sul letto, con la testa che mi scoppia di formule. Metto su la cassetta (si, la cassetta...) e ascolto Lou Reed. Mi rilasso, anche troppo forse, ma poi, finalmente, nella mia testa si fa ordine e trovo i collegamenti mancanti. Chiamo Max e Alessandro e gli spiego dov'è che stiamo sbagliando. Poi mi ri-sdraio nel letto e rimetto la cassetta da capo. Anche per oggi, il lavoro, è fatto.
  • Get back - Beatles (Let it be, 1970) La prima volta che ascoltai questa canzone rimasi sconvolto: non c'entrava niente con la visione stereotipata che avevo dei Beatles. E non c'entrava neanche niente con il resto delle canzoni (comunque tutte stupende) contenute nel resto di Let it be. "Che ci fa un pezzo così qua in mezzo? Ma non erano i Rolling Stones quelli cattivi e rock?". E quella pausa al minuto 2.34? Fantastica! Ho ascoltato Get back milioni di volte, e ancora mi sorprende.

giovedì 21 agosto 2014

Week 34/14


  • It's a rainy day, sunshine girl - Faust (So far, 1972) Non so esattamente perchè lo faccia, ma continuo a dare fiducia ai Faust, e per un attimo, grazie a questa canzone che apre So far, mi è anche sembrato di aver fatto bene: ritmo ossessivo, chitarrina country, innesti psichedelici vagamente indiani che ti trascinano in un vortice di delirio e di armonica a bocca e di ritornelli ripetitivi. Davvero fantastico! Peccato duri solo 7 minuti e 27 secondi. Poi purtroppo comincia un'altra canzone, e loro tornano ad essere i soliti noiosi Faust.
  • In the flat field - Bauhaus (Press the eject and give me the tape, 1982) Sto ascoltando spesso questo live, in questi giorni, soprattutto in macchina. E la domanda che mi si forma spontanea nel cervello ogni volta che scoppiettano le prime note di In the flat field è: ma quanto erano eleganti i Bauhaus, quanto, quanto?
  • A serious of snake - Wire (Snakedrill, 1986) La traccia pregiata di questo EP, con cui i Wire nel 1986 tornarono sulla scena dopo quattro anni di silenzio, è senza dubbio la martellante Drill, di cui vi ho già parlato in un altro post, ma siccome l'altro giorno un tedesco un pò, come dire?, superficiale? sbrigativo?, farlucco?, non lo so, mi direte voi, mi ha praticamente regalato per cinque euro questo pregiatissimo 12", non potevo omettere di sceglierne una canzone. Per cui, ecco a voi, signore e signori, i miei fantastici e pregiatissimi ed economicissimi Wire 2.0!