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domenica 28 ottobre 2018

Week 42-43/2018 - La fine dei trent'anni...

  • Skies over Cairo - Django Django (Django Django, 2012) Mi ci sono imbattuto per caso, ma sto video collage Cleopatra - Django Django mi fa moriri... finalmente, dopo aver visto ciò, sono pronto ad archiviare l'album che si, è carino, ma alla lunga è risultato un po' noioso...
  • A hunger artist - Girls Names (Arms around a vision, 2015) Diciamo che, a proposito di video, questo di A hunger artist, o meglio, l'inizio di questo video, è l'unica cosa che mi fa sorridere ascoltando non solo la canzone in oggetto ma anche tutto l'album. Un po' noioso, questo lavoro che tre anni fa mi aveva solleticato le orecchie chissà perché, un po' già sentito, troppo pacato e troppo eterogeneo. Insomma, gli do un altro paio di possibilità e poi lo metto da parte, che tempo da perdere, io, non ne ho mica...
  • Acque sicure - Virginiana Miller (Il primo lunedì del mondo, 2010) Colonna sonora ideale e reale di questo week end appena passato, in giro per la Vaucluse, a cercare di far finta che sia stata una festa e non un funerale: ebbene si, bisogna che sappiate che finalmente é successo. Ho varcato la soglia dell'adultezza, ho lasciato le acque sicure e sono entrato, come i resti di un naufragio, nell'incognita della vecchiezza. Bah, speriamo bene!

domenica 29 ottobre 2017

Week 42-43/2017


  • Negro observer - Butthole Surfers (Psychic... powerless... another man's sac, 1984) Capita che in un album che faccia (soggettivamente) cagare ci si scopra una perla del genere. Non so di che parli sta canzone e sono anche perfettamente consapevole che tutto, ma proprio tutto, voce, chitarra e sghignazzi sardonici sia già sentito, persino e già in quel preistorico 1984, però sto pezzo mi piace, mentre tutti gli altri dell'album no. Che fate, volete crocifiggermi perché non ne capisco un cazzo?
  • Mickey mouse and the goodbye man - Grinderman (Grinderman 2, 2010) Qualche giorno fa è iniziato quello che considero l'ultimo anno di giovinezza della mia vita. Che non significa un cazzo, a voler essere sinceri, visto che già da mesi sono nel bel mezzo della mia terza - quarta crisi di mezza età. Ma tant'è, giusto per ufficializzare il tutto, ho appunto anche compiuto 39 anni. Poi, per confermare la depressione e sentire ancora di più il tempo scorrere inesorabile come un TGV Aix - Paris senza sosta a Lyon, ecco che scopro che il secondo album dei Grinderman, il progetto parallelo di Nick Cave e Warren Ellis, che da sin dalla sua comparsa era nelle lista degli album un giorno o l'altro lo prenderò, è uscito ben sette anni fa. Sette. Se me lo aveste chiesto, io avrei detto massimo ieri sera. Ve l'ho detto io, questi maledetti giorni che mi resteranno da campare, fra depressione, malattie e demenza precoce, correranno via come cavalli neri oltre la collina. E non ci sarà proprio niente da ridere.
  • Paris, les paris - Paolo Conte (Razmataz, 2000) Ecco, avevo proprio voglia di un album in madrelingua per rilassare un po' le mie orecchie, il mio cervello e i miei nervi tesi. Mi procuro Razmataz, del mio pittore preferito, e finalmente lo schiaffo nel lettore cd, senza neanche degnarmi di leggere il libretto, o di saperne di più su tutto l'album. In effetti l'album è in madrelingua. Ma la madrelingua di più di 100 milioni di individui fra cui figura mia figlia ma non io. Si, proprio un buon metodo per rilassare orecchie, cervello e i miei poveri nervi tesi... Paolo Conte che canta per 40 minuti solo in francese... e che cazzo!

domenica 30 ottobre 2016

Week 43/16


  • Sunshine smile - Adorable (Sunshine smile single, 1992) Ho mandato circa 20 messaggi ai miei affidabili punti di riferimento sparsi per tutto il globo ma sembra che nessuno, per lo meno fra chi si è degnato di rispondermi, si ricordi di questi inglesi Adorable, che pubblicarono un paio di album con la Creation a inizio anni '90. Manco a dirlo, reverbero a palla, scintillanti melodie pop, ciuffi figli dei fratelli Reid. Leggendo qua e la sembrerebbe che siano stati fra i più' grandi esponenti di quel non genere chiamato shoegaze a cui io, nonostante i miei tentativi di affrancarmene, nonostante i miei flirt con generi distantissimi, addirittura a volte senza neanche un filo di chitarra, ritorno sempre, quasi fosse il mio vero grande amore. Che vorrà dire ciò? Boh, magari solo che devo cotonarmi i capelli come il qui cantante e frontman degli Adorable Piotr Fijalkowski. Oppure che c'è tanta di quella roba (ingiustamente) sommersa che ho voglia ancora di cercare e studiare!
  • It's tomorrow now - Flyying Colours (Mindfullness, 2016) Sembra che senza volerlo questa settimana mi sia dedicato a rintracciare nuovi e vecchi gruppi dediti al frastuono più atroce o, per lo meno, ai reverberi da sindrome da pedaliera convulsa detta anche shoegaze. Questi qui, per esempio, dal nome geniale, me li ha fatti scoprire il mio amico Danzog. Direttamente dall'Australia, cosi' come l'amico Danzog, i Flyying Colours. Cos'hanno di più rispetto a tutti i miliardi di altri gruppi che negli ultimi trent'anni hanno fatto musica guardandosi le scarpe? Beh, avete per caso mai sentito un solo di chitarra cosi cattivo in una scintillante canzone shoegaze, come quello che chiude It's tomorrow now? No? Beh, ecco allora cos'è.
  • Waiting there - 93MillionMilesFromTheSun (Northern sky, 2011) Eccoli, anche loro, shoegazisti del terzo millennio, scoperti grazie all'amico Danzog e al suo fantastico account Instagram. A questo punto, cio' che mi chiedo è: chi è che fa conoscere la musica a chi fa conoscere la musica a quelli come me che vogliono far conoscere la musica?

domenica 25 ottobre 2015

Week 43/15


  • Wrapped in blue - Coral (The curse of love, 2014) Ricordo che mi sono semplicemente chiesto, qualche giorno fa, che fine avessero fatto i miei amati Coral, gruppo pop che per la prima metà dello scorso decennio è stato il mio preferito, l'unico di cui possiedo tutta la discografia, quello che, fra tutti quelli che amo e ho amato, non sono ancora riuscito a vedere dal vivo. Ebbene, mi chiedevo che fine avessero fatto e, con mia sorpresa, ho scoperto questa bizzarra pubblicazione dell'agosto 2014: un album registrato nel 2008 (e poi messo da parte) in compagnia, non so bene in che veste, di Geoff Barrow, testa, cuore e mano di Portishead e Beak. Un'accoppiata stranissima, Barrow e Coral, ma che sembra funzionare eccome, almeno per quello che si sente in questa Wrapped in blue, piena di innesti barrowiani su suoni tipicamente coraliani. Per confermarlo, aspetto l'album gia ordinato e pagato che, quando arriverà, scavalcherà zitto zitto la coda e finira direttamente nel lettore cd. Nel frattempo, io fremito.
  • Downtime - Blake Babies (Rosy Jack World, 1991) Un consiglio per chi, come me, ha poco tempo da dedicare alla musica: iscrivetevi alle news letter delle etichette discografiche, soprattutto quelle piccole, ai blog sparsi in tutta la rete, agli shop dei negozi più blasonati. Ogni tanto arrivano in regalo delle perle imperdibili: nella fattispecie, la settimana scorsa, ho scaricato dal sito della Noise Trade un vecchio live in studio del trio, più femminile che maschile, dei Blake Babies, provenienti da Boston e formatisi nel 1986, che hanno un sapore a tratti pixiesiano, a tratti beat, a tratti un pò californiano. Io non li conoscevo, grazie a dio!, un'altra fantastica lacuna da colmare!, e anche se ufficialmente sono messi in coda a molte cose in attesa di essere ascoltate, ho voluto dare una sbirciata, e devo dire che non sono per niente niente niente niente niente male!
  • Dura - Fine Before You Came (Come fare a non tornare, 2013) Questa canzone è deprimente, ipnotica, stancante, quasi da skippare quando arriva il suo turno. Ma dio che coraggio, Jacopo Lietti, che avà moglie, figli, un lavoro, amici, parenti, fortune e sfortune, che coraggio dio!, a cantare queste poche righe che copongono da sole tutto il testo di Dura. Neanche io, dopo aver letto Richard Yates due volte di seguito, aver ascoltato Love will tear us apart in loop per una giornata intera, aver litigato ferocemente con Francesca, Giulietta, mia madre e mio padre tutti in una volta, neanche così, io, riuscirei mai e poi mai a essere talmente nichilista. No, io, mai e poi mai.

domenica 26 ottobre 2014

Week 43/14

Questa settimana niente post perchè questa settimana sono triste. Anzi no, questa settimana c'ho i cazzi miei (cit.).
Pardon.

venerdì 25 ottobre 2013

Week 43/13

  • Backwell - Beak (Beak, 2009) Ti piacciono i Suuns, mi hanno detto, e non conosci i Beak? Ma dai, davvero? Così - da una parte umiliato per essermi fatto cogliere impreparato, dall'altra eccitato per un'insperata dritta - sono corso a colmare questa incredibile lacuna, senza neanche preoccuparmi di rispondere alla domanda. Ho procurato subito il loro primo album, ho messo lo stereo a manetta, ho premuto play, quasi eccitato. Ammetto di essere rimasto estasiato da questa Backwell che apre il disco, ma tutto il resto mi ha subito e profondamente annoiato a morte. E l'ho ascoltato tre volte di fila! Quindi ho premuto stop, ho spento lo stereo, ho cancellato i file dal computer. E poi sono corso a rispondere alla domanda di cui sopra: si, conosco i Beak. Ho detto. E poi ho anche aggiunto: e mi fanno davvero schifo.
  • Double dare - Bauhaus (In the flat field, 1980) C'è qualcosa di già sentito nella voce di Peter Murphy, nelle chitarre di Daniel Ash, nel drumming di Kevin Haskins. Ma qualunque cosa sia, loro l'hanno fatto prima degli altri. E, in molti casi, molto, ma molto, molto meglio.
  • Mercy - TV on the Radio (Mercy 45rpm, 2013) Lo ammetto, mi stò già leccando i baffi, le orecchie e anche gli occhi. Sto rischiando di disarticolarmi le spalle muovendole di qua e di la ogni volta che sento Mercy. Controllo ogni cinque minuti se hanno annunciato la data di uscita del nuovo album. E poi rimetto da capo Mercy, e poi di nuovo ancora, e ancora, e ancora. Poi, quando proprio non c'è più niente da fare se non aspettare, mi fermo un attimo, esausto, e ringrazio Tunde Adebimpe (o qualche altro Dio), per aver accolto le mie preghiere, e aver cominciato, da questo singolo, ad esplorare territori più amorevolmente garage.