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sabato 2 gennaio 2016

Week 53/15 - eh si, perchè sembra che questa sia la wk 53 del 2015...


  • Pears for lunch - Girl Band (Holding hands with Jamie, 2015) Non ho bisogno di ascoltare tutti gli album usciti nel 2015 per decretare che questo dei Girl Band sia il migliore di tutti. In effetti, basta ascoltare questa canzone a volume spropositato per rendersi conto che non ci può essere confronto alcuno. Adoro Paul, e il suo narcotico video, ma questa Pears for lunch è un chiodo che si conficca nel cervello, è una sega elettrica che trancia di netto le sinapsi, è un alien che si strappa di dosso la vecchia pelle per mostrare al mondo il nuovo inquietante aspetto del frastuono più atroce. Pears for lunch sposta così tanto in avanti la linea esplorativa del rumore che le possibilità che ci sia stato quest'anno un album più importante e bello sono davvero, davvero nulle.
  • Dreams burn down - Ride (Nowhere, 1990) Per poter stare in linea con tutto ciò che sarà il post Girl band, la prima cosa da fare dovrebbe essere tagliare di netto col passato. Ma quando ti ricordi all'improvviso di una canzone come Dreams burn down, con quell'andare avanti così dream e quegli intermezzi rumoristici che fanno quasi tenerezza confrontati con quello che sta succedendo ora, come si può non provare una forte tenerezza e un desiderio di proteggere e preservare il passato?
  • Wild roses - Billy Ryder-Jones (West Kirby County Primary, 2015) Assodato che tutto ciò che ho scritto fin'ora in questo post è solo un cumulo di cagate tipo posa da duro, la domanda con cui chiudo il 2015, anche se sto scrivendo che siamo già nel 2016, è: ma perchè cazzo, porcaputtana, Billy Ryder-Jones ha lasciato così presto i Coral, se tutto ciò che doveva fare era iniziare una squallidissima carriera di Paul McCartney del nuovo millennio?

domenica 27 dicembre 2015

Week 52/15


  • Paul - Girl Band (Holding hands with Jamie, 2015) Non so da dove cominciare, di conseguenza non so neanche come finire. Ma in mezzo, fra questi due momenti carichi di angoscia, attesa, frustrazione e stupore, ci sono una canzone di una violenza quasi senza precedenti, un video che vale una vita intera a chiacchierare con Freud (lo psicologo, non il pittore), sei minuti di intensa claustrofobia studiata al millimetro, al micro secondo. Ogni volta che ascolto questa canzone, quello che ero prima, non ha mai niente a che vedere con quello che sono dopo.
  • Polar Bear - Ride (Nowhere, 1990) Ed è per questo, mi sa, che ho ripescato dal reparto musica classica l'esordio dei Ride del '90, e lo ascolto spesso a palla e spensierato. E' proprio per allontanare quanto più possibile da me, tornando alle mie origini rock, la violenza perpetuatami dalla masochistica esperienza GB.
  • So - Built To Spill (Unthetered Moon, 2015) Anche se poi, tutto questo stravolgimento, dura poco in fin dei conti. Conforta, a volte, il passato, è più facile, più sicuro, ma io non riesco a trastullarmici dentro a lungo, e anche se spesso la mia ricerca sonora rock è rivolta alla musica del passato, per me è comunque come fosse nuova, per me è come andare avanti: non guardo mai indietro, io, forse a volte per prendere la rincorsa. Quindi, dopo essermi violentato per giorni con GB ed essermi poi rassicurato con Ride, ecco che sono finito, capitolato, atterrato su quest'album dei Built to Spill, tanto bello quanto distante dai miei usuali gusti e dai suoni dei sopracitati GB e Ride. Ne so poco e niente, tranne che sono bravissimi e che questa canzone sfoggia delle chitarre da brividi che mi trascineranno, magari senza sfiancanti sussulti, fino all'inizio dell'anno nuovo. Magari.

domenica 20 dicembre 2015

Week 51/15


  • Withered hand - Thee Oh Sees (Mutilator defeated at last, 2015) C'era un amico, a Catania, famoso per le magliette bagnate di sudore sotto le ascelle, per i denti macchiati di marrone a causa del tabacco e per i dj set psycho-billy con cui, purtroppo non troppo spesso, accendeva le serate di alcuni locali. In più, era anche famoso perchè, se gli facevi una richiesta, alla anni '80 per intenderci, ti mandava a fare in culo. Io non ho mai avuto problemi a farmi mandare a fare in culo da lui: alla fine, complessato come sono, facevo le richieste per farmi notare, per fargli capire hey, fratello, conosco anche io qualche gruppo blues sporchissimo pubblicato dalla In The Red. Beh, ecco, se oggi fossi a una di quelle serate, e sotto Natale, con le vacanze e tutti il resto, era sempre un piacere andare a quelle serate, mi avvicinerei alla consolle e gli richiederei questa canzone dei Thee oh Sees. Mi prenderei una mandata a fare in culo, ok, lo so, ma questa canzone è troppo fica, e sono sicuro che il mio amico dalle ascelle sudate e i denti marroni non arriverebbe mai e poi mai al punto di eliminarla dalla scaletta solo per farmi dispetto!
  • Superstar - Sonic Youth (Superstar 7", 1994) E invece, quest'anno, niente locali catanesi per me, niente serate danzerecce psyco-billy, niente mandate a fare in culo per insulse insicurezze mascherate da richieste stile anni '80. Quest'anno vacanze di Natale provenzali, con qualche passeggiata qua e la e qualche film sdraiato sul divano sotto il plaid e col riscaldamento al massimo. E magari, se Giulietta è sufficientemente indulgente, il film in questione potrebbe anche non essere un cartone animato con qualche protagonista rottinculo anche se, la Juno dell'omonimo film, che chissa perchè ho rivisto proprio ieri, non è poi meno rottinculo di Nemo, Biancaneve o il Gatto con gli stivali. Sentite qua: la sedicenne e saccente Juno, dopo aver fatto finta di apprezzare questa cover dei Carpenters eseguita dai miei Sonic Youth, manda a fare in culo (eccone un'altra...) il tizio trentenne arreso e inguinzagliato dalla moglie che glieli fa ascoltare e urla, proprio urla, che li ha ascoltati i Sonic Youth, e le fanno schifo! Beh, se non è rottincula Juno...
  • The man who sold the world - David Bowie (The man who sold the world, 1970) All'improvviso, mentre ieri ascoltavo un pò a sorpresa questa canzone, seduto in una boulangerie con un'amica, ho capito perchè la amo da morire (la canzone, non l'amica): non è il testo criptico, o la chitarra di Ronson, e neanche lo scricchiolio tipo temperino che si sente in continuazione... è il finale, apocalittico, ancestrale, ossessivo. E' il finale, così inusuale, che per anni mi ha spinto a rimetterla da capo di nuovo, e di nuovo e di nuovo, per poter attendere quel finale, per poi rimetterla da capo di nuovo e di nuovo e di nuovo...

domenica 13 dicembre 2015

Week 50/15


  • She will - Savages (Silence yourself, 2013) A Catania, io che sfreccio sulla mia Panda rossa al metano con qualcosa di rumoroso e pop sparato dallo stereo, era ormai uno stereotipo. Ma qui, in Provenza, è ancora un campo tutto da esplorare. Ci ho provato diverse volte, negli scorsi mesi, con Decibel, Marylin Manson e Algiers, ma la prima volta che mi è venuto proprio bene, diciamo ai livelli catanesi, è stato solo l'altro giorno: felice come un bambino, occhiali da sole calati sul viso e molliche di pain au chocolat sparse ovunque, sfrecciavo alle undici del mattino sulla provenzale sorniona mentre dallo stereo, per la sesta volta consecutiva, ruggiva She will delle Savages. 
  • The curse of love part. II - Coral (The curse of love, 2014) Questa canzone è bella, dall'inizio alla fine, non c'è niente da dire. Ma ciò che la rende più che bella, stupenda direi, quasi geniale, è la chitarra acida di Billy Ryder-Jones. Ti entra in testa, ti elettrizza, e poi scivola via come se niente fosse accaduto. Come dire, la cosa brutta della canzoni, è che finiscono.
  • Where are you? - Public Image Limited (This is what you want, this is what you get, 1984) Dopo l'ultimo post su PIL mi sono sentito per giorni diviso fra una forte sensazione di sollievo e una, ancora più profonda, di colpa. Forse ero stato troppo cattivo, e per giunta gratuitamente? Forse che qualcuno mi ha obbligato a colmare per intero, compresi gli album minori, la lacuna PIL? E forse che poi, nel caso di quest'album del 1984, si può davvero parlare di un album minore solo perchè un pò irregolare e alcune cose sono obbiettivamente già sentite? Non lo so, non ho una sola risposta ad una sola di questa domande. Ciò che so però è che Where are you?, per quanto appunto già sentita, per quanto un pò stereotipata, ascoltata ad un volume adeguato, e senza moglie e figlia in giro per casa, provoca un'esperienza di ascolto davvero superiore alla media. E già, solo per questo, vale la pena continuare a dare fiducia e appoggio a uno dei gruppi maggiori del post-punk anglofono.

domenica 6 dicembre 2015

Week 49/15


  • Husbands - Savages (Silence yourself, 2013) Nonostante sia tutt'altro che un patito di revival, di generi neo e nu e, in generale, di chi si ostina a vivere nel e riproporre il passato, non avevo snobbato quest'album e lo avevo comprato fiducioso e contento. Poi, qualche mese fa, ho cominciato ad ascoltarlo e ha cominciato a piacermi, e tanto per giunta, nonostante gli evidenti prestiti da una miriade di gruppi più o meno dark e più o meno post punk dei primi anni '80. Poi, un giorno, ero in macchina fermo ad un semaforo sulla provenzale e balbettavo a ripetizione un asbnd rabbioso, mi è salito il sangue al cervello, mi è venuto il freddo e la pelle d'oca, mi sono venuti pensieri insicuri, e ho dovuto chiedermi, buttando nel cesso tutti i miei credi, tutti i miei principi sulla ricerca sonora art: possibile che questo spirito retromaniaco, non sia poi sbagliato condannarlo in toto e senza appello?
  • As we turn - Toy (Join the dots, 2013) Sentite quella tastiera delicata che sostiene tutto il brano riempiendo quando deve riempire e sparendo quando deve sparire? Bene, dimenticatevela, non la sentire più in un album dei TOY:  quella stronza di Alejandra Diez ha lasciato il gruppo.
  • With my own two hands - Ben Harper (Diamonds on the inside, 2003) Mi piaceva Ben Harper, un tempo, soprattutto quando suonava proprio con gli Innocent Criminals. Eppure ieri pomeriggio, mentre pranzavo al centro con degli amici, quando è partita in diffusione questa canzone ho sentito letteralmente le palle cadermi per terra e rotolare sotto al tavolo, sotto le sedie, via fino a infilarsi in un polversoso e introvabile angolo di quello squallido ristorante in cui mi trovavo, tutto sommato felice, e tutto sommato abbastanza alticcio.

domenica 29 novembre 2015

Week 48/15 - una tripletta post London


  • Gazzelles in flight - Suuns & Jerusalem in my Heart (Suuns & Jerusalem in my Heart, 2015) Mi ha stupito sicuramente la location che Suuns & JIMH hanno scelto per la loro tappa londinese: un buco ad Hackney, di classe si, ma in cui non entravano più di 400 persone. Mi ha stupito anche che il concerto sia iniziato più che puntuale, puntualissimo, così come mi ha stupito che i controlli di sicurezza per entrare fossero del tutto inesistenti, anche se forse è stato meglio così, l'ambiente era più rilassato e tranquillo. Mi ha pure stupito sentire i quattro Suuns e Radwan Moumneh suonare come fossero una cosa sola, suonare dando vita a un'idea nuovissima in cui i due singoli progetti erano riconoscibilissimi ma non amalgamati, sommati a dar vita a qualcosa di nuovo e bellissmo che, per farla breve, mi è piaciuto un sacco. Invece, quello che non mi ha stupito per niente, è che Andrea si sia innamorato di Liam O'Neill dopo neanche il primo colpo di batteria.
  • Watcher in the distance - Coral (The curse of love, 2015) E anche se non era la prima volta che andavo a Londra a vedere un concerto stavolta, probabilmente perchè ho lasciato vergognosamente a casa moglie e figlia e ho fatto il ragazzino con Andrea, ci ho preso gusto. E allora, dato che mi è già arrivata una bella mail con i prossimi tour UK, indovinate quale lacuna concertistica colmerò nella prossima primavera?
  • 1981 - Public Image Limited (This is what you want, this is what you get, 1984) Come promesso (a me stesso), la mattina dopo il concerto mi sono battuto in lungo e largo tutti i negozi di dischi di So.Ho. ma, al contrario di quello che mi ero figurato, non sono riuscito a trovare niente di Girls Names e Girl Band. Dunque, sono rientrato a Aix a mani vuote. Dunque, ieri mattina ho promosso questo album da cose da ascoltare a cose sotto ascolto. Beh, comunque, questo non toglie che, non appena riuscirò a trovare gli album di questi due nuovi e formidabili gruppi, i vecchietti del mio cuore si faranno da parte immediatamente anche perchè, album dopo album, canzone dopo canzone, cominciano a farsi un poco noiosi.

domenica 22 novembre 2015

Week 47/15


  • Powers of ten - Suuns (Images du futur, 2013) Fra qualche giorno prenderò un aereo Marsiglia - Londra, attraversarò buona parte di Londra in treno e metropolitana e arrivarò fino all'Oslo Hackney, dove poi assisterò al concerto di Suuns & JIMH. Poi passerò dell'altro tempo in giro per Londra, magari in metropolitana ancora, ma anche a piedi e autobus, e infine dovrò rientrare a Marsiglia, sempre in Aereo. Scusate se, dopo gli ultimi eventi, al di là di ipocrisie e leggi dei grandi numeri, mi sento un pò nervoso.
  • Glitter sea - Decibelles (Sleep sleep, 2015) Quest'album non è ancora sotto ascolto, ancora neanche lo possiedo, e questa canzone, che ascolto per la seconda volta in vita mia, l'ho scelta a casaccio. Sembro pazzo, è vero, ma mi serviva qualcosa che parlasse del mio futuro. Non del presente o del passato. Del mio futuro.
  • The new life - Girls Names (The new life, 2013) Stesso discorso qua: prometto solennemente che, la mattina dopo il concerto di Suuns & JIMH, andrò sgambettando da Record Store, o da Rough Trade, o in quell'altro negozio della copertina degli Oasis, e comincerò a spendere Sterline per colmare quest'inspiegabile quanto fantastica lacuna rumoristica. E poi, prometto ancora, tornerò qui a parlarne.

venerdì 13 novembre 2015

Week 46/15


  • Extreme wealth and casual cruelty - Unknown Mortal Orchestra (Multi-Love, 2015) Quest'album è eccezionale, non c'è che dire. Ben pensato, ben scritto, ben suonato e ben prodotto. Eppure, è di una noia mortale. Non c'è un briciolo di originalità, in questo frullato di stili. Non c'è stupore, non c'è grinta, non c'è la minima intenzione di spostare la linea un pò più in la. C'è solo, appunto, il più confortevole giocare con garbo con ciò che è già collaudato.
  • Gently - Coral (The curse of love, 2014) La lampante prova sonora che, con l'abbandono di Bill Ryder-Jones, i Coral, ahime, hanno si, eccome, hanno proprio perso qualcosa...
  • Neuland - Vintage Cucumber (Neuland, 2014) Questi invece si che provano a spostare la linea più in là, eccome. Terreno pericoloso, quello della psichedelia, dove tutto sembra essere concesso ma dove tutto in realtà è giudicato sotto rigidi paradigmi conservatori, quelli dettati dai cosidetti capolavori la cui maggior parte, ormai, ha più di quarantanni. Eppure, al di fuori delle mode e dei continui ritorni di fiamma neo-psichedelici a cadenza decennale o poco più, ecco uno di quei gruppi che, come milioni d'altri, ha lavorato in silenzio, producendo e scrivendo e prendendo droghe e suonando. Non saranno i prossimi Tame Impala, di sicuro e grazie a dio!, ma loro la linea provano a spostarla eccome, e anche se il terreno è indubbiamente quello della psichedelia più classica con sfaccettature kraut, gli angoli in cui si addentrano e soffermano, come dimostra questa semplice canzone, sono indubbiamente del tutto nuovi.

sabato 7 novembre 2015

Week 45/15


  • Polonia - Cheveu (BUM, 2014) Potrebbe essere solo un trip di passaggio, lo so lo so, non è che non mi conosco ormai dopo 37 anni di convivenza con me stesso, ma quando un album mette in fila, in apertura, tre canzoni come Pirate bay, Slap and shot e questa apocalittica Polonia, le possibilità di trovarmi all'ascolto del mio prossimo nuovo gruppo preferito sono alte, ma proprio alte. Io lo so, sono altissime.
  • You don't give up - Blake Babies (Earwig, 1989) La mia intenzione, un paio di settimane fa, era di dare solo una sbirciatina a quel live dei Blake Babies di cui vi parlavo ma, invece, è successo che non è più uscito dalla mia playlist. Sia chiaro, non tanto per mia volontà, che le mie regole di ascolto sono chiare e note, ma per volontà di moglie e figlia che, a volte, pretendono suoni un pò più morbidi rispetto a quelli che girano di solito in casa, in macchina, in bagno. E va bene, pensai io, vada per i Blake Babies che scavalcano tutti, va bene. Però poi, quello che è successo, a sorpresa, è che dopo un pò hanno cominciato a fracassarmi letteralmente le palle. Quindi, addio Blake Babies! Cosa salvo, prima di relegare questo album nella lista di quelli già sentiti? Questa You don't give up, che nella versione live è del tutto simile a questa in studio: così sonicyouthiana, così kimdealiana, così ingenuamente pre-grunge che... beh, un sorriso lo strappa proprio.
  • My hero - Foo Fighters (The colour and the shape, 1997) Questa, lo dico subito, non è in ascolto in questi giorni. Che poi, neanche bisogno avrei di ascoltarla, tanto ce l'ho ficcata nel cervello, nella carne, nell'anima, nel sangue. Ma è d'obbligo inserirla per ringraziare questo gruppo - questo gruppo che da un certo punto in poi ho deciso di snobbare, sbagliando sbagliando sbagliando - di esistere, di suonare, di scrivere e registare, e di aver fatto per noi avidi bevitori di rock una cosa che mai nessuno, eccetto loro, avrebbe fatto, ma che da questo momento in poi saranno in molti a voler e dover fare. Foo Fighters, Merci!

domenica 1 novembre 2015

Week 44/15


  • Flying - Telescopes (The Telescopes, 1992) Ogni volta che penso di essermi fatto un quadro abbastanza chiaro su ciò che cerco, su ciò che devo ascoltare, su ciò che è significativo per il mio percorso di studioso rompiballe musicale, ecco che arriva l'ennesimo gruppo della Creation che, a quanto pare, io ero l'unico a non conoscere. E così, tutto il piano quinquennale, va allegramente a farsi fottere.
  • C'mon kids - Boo Radleys (C'mon kids, 1996) Stessa storia per questi, ovviamente. Che cambia se, rispetto ai Telescopes, è un nome che avevo già sentito dire? Non sono pur sempre altri sei album da infilare a forza nella pila delle cose da ascoltare o, per lo meno, nella rubrica cartacea che uso come libro dei desideri?
  • Why does it shake? - Protomartyr (The agent intellect, 2015) E non cambia niente che questi siano, come dire, contemporanei, o che somiglino a un sacco di altre cose già sentite, o che non pubblichino per la Creation (che non esiste più). Sono pur sempre un gruppo interessante, con all'attivo tre album che hanno avuto successo, che io sconosco completamente e che prima o poi dovrò attenzionare. Dunque, ve l'ho detto: io morirò seppellito da tutte le cose in attesa del loro turno di essere ascoltate. Amen.

domenica 25 ottobre 2015

Week 43/15


  • Wrapped in blue - Coral (The curse of love, 2014) Ricordo che mi sono semplicemente chiesto, qualche giorno fa, che fine avessero fatto i miei amati Coral, gruppo pop che per la prima metà dello scorso decennio è stato il mio preferito, l'unico di cui possiedo tutta la discografia, quello che, fra tutti quelli che amo e ho amato, non sono ancora riuscito a vedere dal vivo. Ebbene, mi chiedevo che fine avessero fatto e, con mia sorpresa, ho scoperto questa bizzarra pubblicazione dell'agosto 2014: un album registrato nel 2008 (e poi messo da parte) in compagnia, non so bene in che veste, di Geoff Barrow, testa, cuore e mano di Portishead e Beak. Un'accoppiata stranissima, Barrow e Coral, ma che sembra funzionare eccome, almeno per quello che si sente in questa Wrapped in blue, piena di innesti barrowiani su suoni tipicamente coraliani. Per confermarlo, aspetto l'album gia ordinato e pagato che, quando arriverà, scavalcherà zitto zitto la coda e finira direttamente nel lettore cd. Nel frattempo, io fremito.
  • Downtime - Blake Babies (Rosy Jack World, 1991) Un consiglio per chi, come me, ha poco tempo da dedicare alla musica: iscrivetevi alle news letter delle etichette discografiche, soprattutto quelle piccole, ai blog sparsi in tutta la rete, agli shop dei negozi più blasonati. Ogni tanto arrivano in regalo delle perle imperdibili: nella fattispecie, la settimana scorsa, ho scaricato dal sito della Noise Trade un vecchio live in studio del trio, più femminile che maschile, dei Blake Babies, provenienti da Boston e formatisi nel 1986, che hanno un sapore a tratti pixiesiano, a tratti beat, a tratti un pò californiano. Io non li conoscevo, grazie a dio!, un'altra fantastica lacuna da colmare!, e anche se ufficialmente sono messi in coda a molte cose in attesa di essere ascoltate, ho voluto dare una sbirciata, e devo dire che non sono per niente niente niente niente niente male!
  • Dura - Fine Before You Came (Come fare a non tornare, 2013) Questa canzone è deprimente, ipnotica, stancante, quasi da skippare quando arriva il suo turno. Ma dio che coraggio, Jacopo Lietti, che avà moglie, figli, un lavoro, amici, parenti, fortune e sfortune, che coraggio dio!, a cantare queste poche righe che copongono da sole tutto il testo di Dura. Neanche io, dopo aver letto Richard Yates due volte di seguito, aver ascoltato Love will tear us apart in loop per una giornata intera, aver litigato ferocemente con Francesca, Giulietta, mia madre e mio padre tutti in una volta, neanche così, io, riuscirei mai e poi mai a essere talmente nichilista. No, io, mai e poi mai.

domenica 18 ottobre 2015

Week 42/15


  • Check in - Cibo Matto (Hotel Valentine, 2014) Queste sono piccole cose che mi fanno confondere, che mi fanno forse anche pensare: come può un album aprirsi, presentarsi, con una canzone come questa, per poi cambiare radicalmente registro per le successive nove tracce? E' come conoscere una ragazza all'ippodromo e poi scoprire che di norma preferisce andare allo stadio: dico, magari ti piace comunque, ma non è un pò una fregatura?
  • Pirate bay - Cheveu (Bum, 2014) Ah poi, ecco un'altra cosa che mi fa confondere, anche pensare, si, ma soprattutto incazzare: secondo tutti gli italiani che ho conosciuto da quando vivo qui a Aix, non esiste musica rock in Francia. E lo dicono accennando un sorrisino antipatico e saccente, lo stesso di quello che accompagna i discorsi relativi agli arancini, alla pizza, al caffè, al mare, alla simpatia delle persone. Io da quando sono qui ho scoperto Telephone, Kent, Starshooter e J.C. Satan, ho persino rivalutato gli Indochine e mi sono abbonato ad una rivista che si chiama New Noise. E poi mi sono anche sciroccato il cervello con questa canzone di questo trio parigino che si chiama Cheveu e di cui al più presto mi procurerò tutti e quattro gli album. Dunque mi chiedo e vi chiedo, più che non esistere rock interessante in Francia, non è che forse siete voi a essere un pò troppo poco curiosi?
  • Baby soldato - I Cani (Baby soldato, 2015) Sono pochi gli artisti di cui mi fido ciecamente, per i quali mi prostituerei e sui quali scommetterei tutta quella miseria che ho in tasca. Sono davvero pochi i musicisti di cui compro il nuovo album a scatola chiusa, sulla fiducia e sull'amore. Sono davvero due o tre, o forse solo uno, i musicisti per cui scriverei un post sul mio squallido blog in estemporana al primo ascolto del loro nuovo singolo. Dunque ecco a voi I Cani, ovvero Niccolò Contessa, con Baby Soldato, che, a quanto ho capito, anticipa un album di prossimissima uscita. I Cani = Amore, devozione, fiducia e stima!

domenica 11 ottobre 2015

Week 41/15


  • Alcune certezze - Fine Before You Came (Come fare a non tornare, 2013) Non sono ancora sicuro di essermi ripreso dall'inconcludente sbornia TBJM ma comunque il punto è: togliete da questa canzone la voce raccapricciante di Jacopo Lietti. Fatto? Bene. Ora ditemi, non vi pare una demo di una possibile out-take dei Cure periodo Bloodflowers? No? Va bene, come dite voi.
  • 3attam babey - Suuns and Jerusalem in my Heart (Suuns and Jerusalem in my Heart, 2015) Sembrerebbe che nel mio paese, o comunque nel paese da cui scrivo, non sia possibile vedere i video di S&JIMH su youTube. Che minchiata! E io, che mi sto strafottendo da mesi ormai il cervello con quest'album, ora, io, come faccio a linkarvi il video della canzone struggente e metallica con cui si chiude la loro collaborazione? Non lo faccio, punto e basta. Vi linko un breve live dei miei beneamini, ma senza il partner dal nome mediorientale. Meglio di niente!
  • Super-sonic - The Brian Jonestown Massacre (Give it back!, 1997) Oh, guardate chi c'è! Ancora Newcomb con la sua famigerata creatura. Ecco, dopo altre due settimane di ascolto forzato, questo è cio che sono riuscito a caverne: mi piace, in un certo qual modo, il sottofondo orientaleggiante di questo brano tirato fuori da un harrisoniano sitar, la chitarra raw di radice MC5iana e stoogesiana, il cantato a litania che ricorda a tratti Lou, a tratti nessuno e quella voce femminile che verso la fine della canzone sussurra qualcosa che non riesco proprio a decifrare. Ecco, questo è davvero tutto, ora sono pronto per sganciarmi da questa tortura. E se per caso la settimana prossima dovessi nuovamente tornarci, allora sarei proprio un buffone.

sabato 3 ottobre 2015

Week 40/15 - una tripletta per Michel Gondry parte II

Mi ero riservato di usare la seconda parte dei video di Michel Gondry per momenti bui, o frettolosi, o per triplette da scrivere in periodi in cui gli ascolti musicali fossero particolarmente mosci. Beh, questi giorni autunnali sono così piovosi, e gli ascolti recenti così inutili, che mi sono ridotto così annoiato, e così apatico, e così noioso che forse è proprio il caso di ricorrere alla carta Gondry. Per cui - che noia! - eccovi altri tre video del regista francese che ci hanno, a me e mio cugino, letteralmente scippato la testa. Se dovessi sopravvivere alla pioggia, alla noia, a The Brian Jonestown Massacre, allora ci sentiremo fra sette giorni. Au revoir!


domenica 27 settembre 2015

Week 39/15


  • Their satanic majesties' second request - The Brian Jonestown Massacre (Their satanic majesties' second request, 1996) Questa canzone non è ne originale come lo erano le sinfonie dissonanti di Glenn Branca, ne sconvolgente come i neo-psichedelici senza memoria amano credere, ne politicamente scorretta come anni di ascolti di PIL, Lou & Velvet, King Khan & BBQ e Sonic Youth mi hanno abituato a pretendere. Eppure, sembra che sia l'unico punto di contatto che sono riuscito finora a trovare con questo fantastico, unico, es-sen-zi-a-le gruppo Californiano con cui tutti, ma dico proprio tutti, da piu di 20 anni mi fracassano le palle.
  • Mois de mai - Kent (Panorama, 2009) E che mi piaccia questa canzone di Kent, così come, in definitiva, tutto l'album Panorama, dimostra che, sarà schizophrenia, sarà caso, sarà avere gusti di merda, sarà quello che ancora una volta sarete voi e solo voi a etichettermi addosso, i miei gusti non rispecchiano neanche per il cazzo nessuno degli stereotipi dentro il quale cercate, sempre da 20 anni, a infilarmi a forza!
  • Tom Violence - Sonic Youth (Evol, 1986) Ecco, mio cugino passava di qua mentre scrivero queste righe, e l'occhio, infernale castigatore, gli è caduto molle su ciò che avevo appena scritto, sul, parole sue, del tutto errato nonchè vomitevole elogio della mia originalità, e mi ha costretto a rimediare con una scelta più consona al mio personaggio pubblico. Pour ça, voilà, Tom Violence et Sonic Yath!

domenica 20 settembre 2015

Week 38/15 - Una tripletta per Michel Gondry part I

Di sicuro Michel Gondry di film decenti ne ha fatti solo uno (anche se bisogna ammettere che è molto, molto più che decente), ma in quanto a video clip credo che nessuno abbia mai prodotto tanta roba, con artisti così diversi, mantendendo una qualità media alta, altissima, tanto da far gridare al miracolo anche mio cugino. Ci siamo imbattuti l'altro giorno in un DVD contenente tutti i suoi lavori in campo musicale e siamo letteralmente impazziti, io e mio cugino appunto, scoprendo che suoi erano alcuni dei nostri video musicali preferiti, soprattutto dei '90s, anche se quello che ci ha letteralmente scippato la testa sono stati i video che non conoscevamo. Fra questi, stasera, ve ne proponiamo tre abbastanza cervellotici!
A voi:

venerdì 11 settembre 2015

Week 37/15 - una sola canzone per il mio senso di colpa da immigrato privilegiato.


  • Cuore d'oceano - Il Teatro degli Orrori (Il mondo nuovo, 2012) La differenza fra me e loro è che io ho potuto prendere un aereo per lasciare il mio paese, senza aver rischiato di annegare o di esplodere in volo; che il lavoro che sono venuto a fare e che qui nessuno voleva fare è pur sempre un lavoro comodo e ben pagato; che la guerra da cui sono scappato è culturale e sociale e nervosa ma non metteva ogni minuto a repentaglio la mia vita, quella di Francesca e quella di Giulietta; che chiunque, qui, mi si rivolge con rispetto e senza darmi del tu; che mi posso spostare avanti e indietro come voglio, posso persino tornare nel mio paese quando voglio; che qualcuno in giacca e cravatta e il cervello parzialmente bloccato ha deciso che io sono regolare e loro sono irregolari; che secondo queste stesse persone io sono un uomo, e ho diritti, e loro sono solo numeri, e carne per i pesci.

domenica 6 settembre 2015

Week 36/15


  • Ultraviolet (Light my way) - U2 (Achtung baby, 1991) Due tre cose che so su questa canzone: è in assoluto la mia canzone preferita degli U2; è in assoluto la mia canzone preferita che parla d'amore; dal punto di vista prettamente letterario ha uno dei testi migliori mai sentiti, praticamente perfetto; sempre dal punto di vista letterario la scelta, la collocazione e il significato della parola opera, all'interno della terza strofa, è praticamente altrettanto perfetto; è chiaramente udibile, al minuto 3:09, Larry Mullen perdere una delle bacchette per recuperarla solo dopo cinque secondi, al minuto 3:14. Dopo varie discussioni gli U2 decidono di non registrare nuovamente la canzone poichè quel piccolo neo, in una take altrimenti perfetta, non fa altro che sottolinearne la potenza estetica del brano (potenza estetica è un'espressione da me scelta); non sempre, ma spesso, quando ascolto questa canzone mi scappa una lacrimuccia.
  • Please, please, please let me get what I want - The Smiths (William it was really nothing, 1984) Ero seduto ieri mattina su una panchina del Cours Mirabeau, godendomi il sole tardo estivo e decidendo come perdere il resto di quell'ora di attesa che dovevo perdere, quando mi si è seduta accanto una ragazzetta, un pò sformata e che non odorava di niente, che sfoggiava sulla spalla sinistra un tatuaggio così: la faccia stilizzata di Morrisey (riconoscibile solo dal ciuffo), sotto di essa la scritta The Smiths e sopra di essa la scritta Let me get what I want. Mentre osservavo incuriosito ragazza e tatuaggio, lei ha tirato fuori il telefonino, ha messo su gli auricolari rossi, ha selzionato una playlist (The Smiths?), mi ha lanciato un sorriso complice e colpevole e poi è andata via. E io, che ancora non ho capito se ero sveglio o se stavo sognando, ricordo di aver sistemato gli occhiali da sole sul naso, spingendoli indietro con un dito, accennato a mia volta un sorrisino complice e colpevole rivolto a chiunque lo volesse cogliere, cominciato a fischiettare una canzone a cui non pensavo da anni, anni, anni...
  • Hipsteria - I Cani (Il sorprendente album d'esordio de I Cani, 2011) Questa è pura nostalgia precoce, o preoccupazione largamente anticipata. Quando Giulietta avrà i suoi diciannove anni, cioè fra diciassette anni, non starà di certo curva su un Mac Book Pro, non andrà al parco a leggere David Foster Wallace, non vorrà scappare a New York. Probabilmente avrà un altro modo per scrivere i suoi racconti, un altro autore cult con cui identificarsi, un'altra città mito dove voler vomitare tutta la sua insoddisfazione. Ma quando tutto ciò succederà, io mi ricorderò senz'altro di Caterina, dei suoi leggins fluorescenti e dei suoi post su Facebook alle quattro del mattino. E come detto prima, proverò di sicuro tanta nostalgia per un momento in cui queste preoccupazioni mi sembravano così tanto lontane da poterci scrivere un nostalgico post finto preoccupato.

domenica 30 agosto 2015

Week 35/15


  • In Parallax - Algiers (Algiers, 2015) Gli splendidi minuti finali di questa splendida canzone sono lo splendido finale di questo splendido album d'esordio degli Algiers. E il fatto che poi segua una ghost track altrettanto splendida non fa altro che amplificare la sensazione di splendore. Chiaro, no?
  • Angelo - Prozac + (3Prozac+, 2000) Questa canzone non era prevista nella tripletta di oggi e quando mio cugino vedrà che ho stravolto all'ultimo secondo la scaletta, penso mi ammazerà. Ma va bene così, sono disposto a correre il rischio: in questi giorni sono un verme, vittima di nostalgia post-adolescenziale, che non fa altro che ascoltare solo roba pubblicata fra il '95 e il 2000. Non erano fra i miei preferiti, i Prozac +, ma si può mai non adorare una canzone che porta per titolo il proprio nome di battesimo?
  • The Last Song I 'll Ever Sing - Gavin Friday (Shag Tobacco, 1996) Domani Giulietta inizia l'asilo, a neanche due anni, inizia l'asilo. Diventa adulta, una bambina grande, con la sua vita, i suoi amici, le sue abitudini, i suoi segreti. Perdonatemi se mi sento così confuso ma questa, davvero, potrebbe essere l'ultima canzone che mai canterò...

lunedì 24 agosto 2015

Week 33-34/15

  • Baby did a bad bad thing - Chris Isaak (Forever blue, 1995) Pochi giorni fa ho letto un libro, L'invenzione della madre di Marco Peano, che mi ha lasciato un po' perplesso, soprattutto perchè ne avevo sentito tanto parlare. In realtà, non c'è molto dentro: la trama è un po' scialba, come un po' scialbi sono i personaggi, e la forza narrativa è praticamante nulla. Dico, va bene, la mamma è la mamma e la morte è la morte, ok, ma la letteratura è la letteratura e ha delle regole, dei canoni, dei filtri: questo libro, che pare più che altro il diario di un ragazzotto un po' in ritardo sulle esperienze di vita, si basa solo su un soggetto furbetto che in Italia, paese buonista, non poteva certo essere trascurato. Per il resto, non c'è altro. Se invece della morte della madre in questo libro si fosse parlato di calcio, di musica o di politica non si sarebbero versate le stesse parole di elogio, ma sarebbe stato considerato per quello che probabilmente è: uno dei tanti esordi del tutto trascurabili di cui è sommerso il mercato editoriale italiano.
    Eppur tuttavia, c'è dentro queste pagine una cosa di buono: a un certo punto il narratore ha ricordato Eyes Wide Shut di Kubrik, nella cui colonna sonora appare questa canzone di Chris Isaac e nel cui video appare... dio, che ve lo dico a fare? Lasciate perdere il libro di Peano e guardatevi questo video! Quella donna, quella si che è arte!
  • Con un deca - 883 (Hanno ucciso l'uomo ragno, 1992) Sempre pochi giorni fa ho anche avuto un'incredibile illuminazione pop di squallidissimo livello che non ho avuto ancora neanche il coraggio di condividere con mio cugino: I Cani sono figli degli 883 del primo album, basta ascoltare questa canzone per rendersene conto: stessa ironia, stessa malinconia, stesso uso delle cose attuali! E in più, secondo me, da questa canzone Nicolo' Contessa ci ha preso anche il nome del suo gruppo. Basta ascoltare bene il testo. Uhm... e allora, dite? Chissenefrega dite? Niente, questa cosa degli 883 non me la perdonate proprio, eh?
  • Agatha - Bellini (Small Stones, 2005) Ma quanto, quanto era magnifico vivere in una citta' dove passeggiando rischiavi di incontrare musicisti locali famosi in tutto il mondo accompagnati magari da musicisti non locali altrettanto famosi in tutto il mondo? Ma quanto, quanto era magnifico vivere a Catania?