- Faceless angel - Coral (Coral Island, 2021) Bon, scusate il ritardo, ma questo week end è volato via come se non fosse esistito, più o meno come sono volati via i quasi vent'anni dall'esordio dei miei amati Coral. Certo, io non ho fatto altro che camminare fra gialli alberi di mimosa, stupirmi per verdi e magnifici paesaggi, trotterellare come un mix fra Haidi e Holly e Benji su ponti di pietra, radure muschiate e timidi fiumiciattoli. Loro invece, hanno suonato in tutto il mondo, hanno scritto e pubblicato canzoni, hanno conosciuto i musicisti più musicisti del mondo e, forse, in più, hanno fatto un sacco di soldi. Et voilà. Ecco la differenza fra me il mio week end e gli ultimi vent'anni dei miei amati Coral.
- Ordinary world - Duran Duran (The wedding album, 1993) La prima cosa strana di questa canzone, è che mi ricordo perfettamente quando è uscita, la prima volta che l'ho ascoltata alla radio, in quella cameretta puzzolente di via Tripoli 107, Acicastello. La seconda cosa strana, è che conosco il testo a memoria, da sempre. La terza cosa strana, è che mi è sempre piaciuta da morire, e sempre mi piacerà.
- L'abisso - Francesco Bianconi (Forever, 2020) Quanto mi viene male elogiare un pezzo di Francesco Bianconi, l'insopportabile Francesco Bianconi. Ma franchement, questa canzone è troppo bella. E la musica, e il testo. Cruda, passionale, post-barocca, battiatiana, cinica, romantica, penitente, solare, notturna, speranzosa, onesta. E bravo Francesco, bravo. Ora però basta, ok? Basta...
- Que sera votre vie? - Kat Onoma (Kat Onoma, 2001) Questa settimana è stata sfiancante. Quasi quanto quella precedente. Si, possiamo dire due settimane sfiancanti con in mezzo un week end sfiancante. Tutto a causa del mal di denti. Tutto a causa di un'infiammazione, di una disfunzione del mio corpo che ha attaccato radici, ossa e cervello. All'inizio, niente hanno potuto antibiotici, antinfiammatori, antidolorifici. Lo strazio andava poco e veniva di più. Per farmi stare meglio, l'oppio c'è voluto. Ma tutto ha un prezzo, e quindi giramenti di testa, nausea, senso di vuoto fra le orecchie. Un vero schifo. Avrei voluto solo morire un po', una specie di morte temporanea, ma dice che non è possibile, neanche sotto oppio. E quindi, nonostante tutti, sempre in piedi, con un lavoro da portare a termine, con gli amori da gestire e nutrire, la cena da imbastire, la lavatrice da infornare e sfornare e sto gruppo di francesi, gli Kat Onoma, a cui dare conto, prima di bollarli come bolliti. Nonostante l'oppio.
- Yeah (crass version) - LCD Soundsystem (LCD Soundsystem, 2005) Ascoltare i LCD Soundsystem è simile, per me, a fare esperienza di vita sociale. Stringendo il campo, di vita familiare. Non li sopporto, mi fanno schifo, li vorrei gettare dalla finestra, vorrei eliminarli dalla storia del rock mondiale, eppure, costretto (da chi? Boh...) ad ascoltarli, qualcosa di buono evidentemente salta fuori. Esattamente come quando stai in famiglia. Questa Yeah per esempio, inserita in quell'ingombrante album che è LCD soundsystem, sembra quel momento in cui mia madre si lavava la coscienza facendoci la pizza e le scacciatelle. Oppure quando mia nonna, la strega, mi allungava le diecimila lire. O mia sorella che mi faceva gli occhi dolci dopo avermi svergognato con i suoi amici, i miei cugini che mi lasciavano finalmente in pace dopo avermi maltrattato. O il sollievo di mio padre che mi ignorava dopo la fracassata di botte quotidiana. Ecco, gli LCD Soundsystem sono costretto ad ascoltarli per questo: per ricordami che quando frughi in mezzo alla merda, anche un pezzo di plastica luccica quando lo trovi.
- Hallogallo - Neu! (Neu!, 1972) Quello che amo della mia dea, è che amiamo gli stessi macro ma non gli stessi micro. Per questo è fondamentale stare con lei. Perché nel mio macro mancano un sacco di micro. Nel mio macro ci sono un sacco di lacune. E lei le colma. Eppure, bizzarramente, i Neu! non sono fra questi e anzi, sono forse uno dei pochi micro che abbiamo in comune par defaut. Questa cosa mi fa un pò ridere poi, in effetti, perché i Neu! e il kraut rock in generale, è un pò il bivio, il deragliamento, é l'anello di congiunzione, se vogliamo andare a ritroso, fra i miei micro e quelli della mia dea. Questo da un po' di senso al tutto. Anche se io, ora che ci penso, forse mi sono perso un po'. Bon, probabilmente è a cause del mal di denti o, più probabilmente, dell'oppio e dei suoi derivati.
- Keep your dreams - Suicide (Suicide, 1977) Intanto, non sono proprio sicuro della collocazione temporale e discografica di questa canzone, visto che nelle tracklist ufficiali dell'album, uscito oramai 44 anni fa (porcoxxo), non risulta mentre io me la ritrovo in questa ristampa più o meno recente, ma il fatto è che questo non ha niente a che fare con la giornata di merda che ho passato oggi, fra un farmacista frustrato, un gatto schizzato, un lavoro di merda, piante che muoiono, copri fuoco alle 18, ginocchia che scricchiolano, amori lontani e desideri a metà. Dicono che è tutta una questione mentale, che la felicità è dentro di noi, che chi non risica non rosica, che andrà sempre meglio, che non c'è niente di più soddisfacente di prepararsi il proprio pane, che dobbiamo essere gentili con tutti perché non sappiamo cosa c'è dietro ogni persona, che dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo nel mondo, si va bene, vi voglio bene, e siamo tutti fratelli, ma sapete una cosa: ANDATE TUTTI A FARE IN CULO!
- Crazy - Pylon (Chomp, 1983) A volte quando sento i Pylon è come se sentissi gli Smiths ma con la giusta voce che canta e non quel voltagabbana di Morrisey. E la cosa strana è che quando ascolto gli Smiths, a volte, mi sembra di sentire i Pylon con una voce sbagliata. Però, ecco, forse è che siamo semi-confinati e sotto copri-fuoco, e che il mio miglior amico al momento è la bottiglia di vino. Quindi non prendetemi sulla parola, anche se vi piacciono gli Smiths, con tutta la voce di Morrisey, va bene lo stesso, vi rispetto. O forse no. Se vi piace Morrisey andate pure a fare in culo!
- Alla fine del sogno - I Cani (Alle fine del sogno (demo), 2020 - Oh, e questa è entrata nelle tripletta all'ultimo secondo, inaspettata, con gaudio e libidine. Beh si io, io credo fortemente che se c'è qualcuno che potrebbe salvare il salvabile, qualcuno che potrebbe ricreare un mondo musicale, elettrico, rumoristico, eclettico, orgasmico e pulito, ecco, quello è Niccolò Contessa. Il ragazzo sa spiazzare, sa scrivere, sa muoversi e si conosce. Ed è anche intelligente e umile. Per cui, non ha niente a che vedere con tutta quella manicata di idioti narcisisti alla Morrisey e Coma Cose che infestano la scena italica... e, bon, se non siete d'accordo, potete pure andare a fare in culo...
- Kingdome come - Pere Ubu (New picnic time, 1979) Fra le migliaia di cose che il covid-19 ha direttamente o indirettamente stravolto nella mia vita, la peggiore è stata il mio rapporto con la sigaretta. Per sette anni sono sopravvissuto con sporadiche, sporadicissime sigarette e discrete dosi di altro (droghe varie, sport, paternità, umiliazioni auto-inflitte...) ma proprio alla fine del primo confinamento, mentre tutto il mondo tornava fuori e io volevo solo morire, ho comprato e fumato un pacchetto di tabacco. E poi un altro. E un altro. E poi un altro ancora. E da li, ogni settimana una promessa a me e alla mia dea, ogni due giorni una presa di posizione solenne. Ridicolo. Sono passati otto mesi da allora, e ancora sono li, con la sigaretta in bocca, la tosse perenne in gola e un più che vago disgusto di me in testa. Ancora più ridicolo. Ma la notizia in effetti è che da cinque giorni quasi sei non fumo. Lo so che non significa ancora niente, che non significa che non fumo più, che sia fuori da questo disgustoso tunnel autodistruttivo. Ma significa almeno che ci sto provando. E che forse, come dice la canzone dei Pere Ubu, un nuovo regno sta arrivando. O forse è già arrivato?
- Giant - The The (Soul mining, 1983) Oh, questa è fresca fresca di scoperta! L'ascoltavo ieri sera con la mia dea, mezzo ubriaco e cercando di non auto-indurmi il desiderio di sigaretta. Ma quant'é moderno sto pezzo?, quanto è universale e atemporale? Non ci sentite dentro le basi acide dell'house di Chicago, quelle ingenue dell'elettro-dance francese, quelle minimaliste della wave in tutte le sue forme primitive? Ascoltate, ascoltate come il pezzo si sviluppi attorno alla ripetizione, come fosse un martello pneumatico, per poi proseguire fino a un inaspettato intermezzo tribale, quasi poliritmico, ma calmo, addomesticato, per poi tornare all'ipnosi iniziale ma come in una nuova dimensione, più carica, più piena, più barocca. Che pezzo signori, che pezzo! Il futuro nel passato!
- La foret - Lescop (Lescop, 2012) Questa non è una scoperta recente ma l'album, che comunque non è eccezionale, è finito in playlist solo ultimamente. Per cui l'ho un po' ritrovata. Alla fine, questo è il tipico pezzo che posso mettere ovunque, in macchina verso il mare, in cucina con pizza e vino, in bagno sotto la doccia bollente, e funzionerà sempre e comunque. Uno di quei pezzi che mi fanno scuotere prima la testa, poi il piede, poi tutto il resto del corpo. Uno di quelli che mi fa venire voglia di accostare pandabell di fianco alla strada, di uscire tutto bagnato dalla doccia o di saltare sopra il tavolo della cucina e ballare con la mia dea, strascicando i piedi e le parole. Per cui, pezzone, estremamente francese (da invidiare come al solito) e anche bellissimo video fatto da Johnny Hostile e Jenny Beth. Che volete di più? Una sigaretta, vero?
- Bring your dolphin - The Chap (Digital technology, 2020) E a un certo punto, non so perché, ho deciso di tornare. Forse perché è iniziato un nuovo anno, forse perché ho una nuova vita o forse solo perché sono depresso. Oppure, più probabilmente, perché ancora mi capita di essere preso dalla smania egocentrica di partecipare alla propagazione della musica pop nel mondo come fosse un virus. In ogni caso, quale che sia il motivo, sono qui e porto con me il mio delfino. Contenti?
- Harlem river - Kevin Morby (Harlem river, 2013) E si vede che sono arrugginito. Dopo 24 settimane di assenza, un fine estate spossante, un autunno rocambolesco, un inverno traumatico e un inizio anno coi nervi, quasi quasi non so cosa scrivere. Ma si dice che la fame vien mangiando e le cose escono fuori da sole man mano che si scrive. Come un fiume sornione che scorre da nord a sud, dalla Sicilia al Messico. Per cui, arrotoliamo le maniche e vediamo cosa succede.
- Blank slate - HMLTD (West of eden, 2020) Una cosa strana (una delle cose strane) che mi sono portato dietro in questo 2020 appena concluso, è l'esasperante mania di non riuscire a dire basta, a non riuscire a chiudere con gli album in ascolto. Questo esordio degli HMLTD per esempio me lo porto appresso da marzo, e la stessa cosa mi è successa con Arthur H (luglio), Crocodiles (agosto), Idles (luglio), Radiohead (maggio), Fontaines D.C. (ottobre) e boh, altri ancora. E non è che siano tutti sti capolavori. Fra l'altro ormai sono in quella fase della vecchiezza in cui col cazzo che riesco a memorizzare i nomi delle canzoni, figuriamoci le track list. Allora cos'é? Pigrizia? Debolezza di cuore? Paura? Si, un misto di tutto questo. Mais bon, mi prenderò di coraggio e in questo inizio anno vedrò di buttare un po' di cose superflue. Forse a partire proprio da quest'album ormai nauseabondo.
- Kill switch - Ride (This is not a safe place, 2019) Ci sono due tipi di Ride, uno che lenisce l'acufene, e uno che me lo amplifica. Ovviamente, io preferisco il secondo. Quello che metti a palla e in loop in macchina mentre vai verso il futuro, quello che ti fa sbandare sull'autostrada e ti fa sorridere. E poi ridere. E poi, d'accordo, bestemmiare. Ma che volete, la vita è così. Un continuo urlo nelle orecchie fino alla fine.
- Francis Bebey - Agatha (African electronic music 1975 - 82, 2012) E poi c'è lui, con le sue storie bizzarre, i suoi suoni sghembi, le sue metriche divertenti. Non è solo che la vita è bella. È che è anche divertente, colorata, sorprendente e complètement fou...
- Summer sun - Koop (Waltz for Koop, 2001) E poi, con acufene o senza acufene, col caldo, coi cazzi, coi colori, con le sbandate in autostrada, domani sono in vacanza, quindi si, alla fine, la vita è bella...
- Radiohead - All I need (In rainbows, 2007) Devo ammettere che a un certo punto il coronavirus ha cominciato a rompere le palle anche a me, e come per magia è un po' passata la voglia di tutto. Di leggere, di scrivere, di fantasticare, di lavarsi, di lottare, di contatti umani. Mi sono lasciato andare a uno stato di selvaggiume paragonabile solo a quello dell'estate 1996, quando per la prima volta mi sono ritrovato faccia a faccia con la depressione e con le mie ossessioni. E ora che tutto è quasi alle spalle, io mi ritrovo spaesato, senza punti di riferimento, senza desideri, voglie, stimoli. È un po' come se dopo essere stato scaraventato dentro a un pozzo profondo, mi ritrovo non solo senza la forza, ma anche senza la voglia di ricominciare a scalare. Perché forse, non ne vale nemmeno più la pena.
- Cesare Basile - Fra il tuo corpo e la cena (Closet meraviglia, 2001) Eppure c'è stato un periodo che sapevo chi ero e cosa volevo. Il tempo dei concerti da Zo, delle cavalcate elettriche nel cuore della notte, dell'erba a fiumi, dei diciotto posti letto ricavati a casa mia, per questo ribattezzata Ostello Pulichino, o, più simpatico, la Roulotte infinita. Ora, non è che avrei voluto continuare così all'infinito, lo so che si cresce e si cambia, e i dolori, e le delusioni, e le scelte, e i compromessi, e i tradimenti, ok. Però quella era la strada, dovevo solo continuarla. E invece l'ho smarrita.
- A hero's death - Fontaines D.C. (A hero's death, 2020) "Life ain't always empty, Life ain't always empty, Life ain't always empty, Life ain't always empty, Life ain't always empty, Life ain't always empty". Life is never empty.
- Confessions nocturnes - Arthur H (Adieu tristesse, 2005) Io, io lo so perché la vita è cosi bella. Lo è per tutte le passioni che bruciano l'anima, per i bei sogni, per i viaggi in Giappone o in Mexico, per una gita al mare nel paese dei limoni, per una violazione dei protocolli, per tornare ragazzi di tanto in tanto, per i ricordi che si costruiscono a uno a uno, per una porta che si apre all'improvviso in una hall buia che sa di passione, per i pistacchi che sanno di sole, per il sole che è bello come la luna e la luna che è bella come nient'altro, per un messaggio d'amore alle quattro del mattino, per una poesia, per i fulmini che cadono dove e quando vogliono, dove e quando non si può prevedere, per le belle storie, per un'alzata di spalle che è solo il primo passo verso la ricerca della felicità, per tutte le confessioni notturne di questo e di qualsiasi altro mondo, di questo e di qualsiasi altro quando.
- Camminante - Vinicio Capossela (Camera a sud, 1994) La ventana, il cielo distante della Patagonia, gli uccelli, la fatica di averti, la promessa e i baci rubati, i sogni e il mare aperto, c'è tutto in questa canzone per essere felici, persino la sicurezza lacerante che non si può perdere qualcosa che non si ha mai avuto, che non si può perdere niente se in fondo niente si è mai avuto...
- Out of time - Blur (Think tank, 2003) È assolutamente incredibile che questa canzone sia rimasta fino a oggi esclusa da queste inutili pagine... ma sappiate che c'è sempre stata, che è una delle mie preferite di sempre, che ce l'ho proprio nel sangue, come Michelle dei Beatles per intenderci... è questione di chimica, di flavor per intenderci ulteriormente... ah, non avete capito? Bon, cazzi vostri...
- The fly - U2 (Achtung baby, 1991) ...love, we shine like a burning star, we're falling from the sky tonight...
- Pictures of you - Cure (Disintegration, 1988) I've been looking so long at these pictures of you that I almost believe that they're real. I've been living so long with my pictures of you that I almost believe that the pictures are all I can feel.
- Music won't save you - Suuns (Images du futur, 2013) Non riuscirò mai a ripagare i miei debiti con i Suuns: il vinile e i consigli sulla paternità regalatemi da Joseph, le risate con Liam mentre ci arrostivamo le spalle nella sommità del castello desiderando un cazzo di caffè, l'abbraccio di Max quando ha visto la mia t-shirt Ypsigrock, le loro registrazioni stupende che mi accompagnano ovunque e i loro unici e immensi live, che mi hanno regalato sempre qualcosa di enorme.
- Flavor - Girls in Hawaii (From here to there, 2016) Lo so, lo so, avevo dichiarato, avevo sentenziato, mi ero esposto, ma la verità, per lo meno la mia verità, è che sono ancora al buio. Questo tunnel è troppo nero e il bivio mi terrorizza. Una stella che mi guida ce l'ho, ma la paura che sia solo un altro sogno è troppo nauseante.
- Lollipop (ode to Jim) - Alvvays (Antisocialites, 2017) Ecco, chi mai mi dedicherà un ode, chi mai mi farà sentire volgarmente speciale come Molly fa con Jim Reid (il mio Jim Reid), chi, chi? Passerò il resto della mia vita ad aspettare questo, o riuscirò a liberarmi da questa catena?
- We carry on - Portishead (Third, 2008) Eccomi qua, sono tornato. Non sono allegro, come dimostra questa prima canzone, e difficilmente lo sarò per i prossimi tempi. Ammesso, è ovvio, che ci siano dei prossimi tempi. Non so da dove iniziare a spiegare i fatti, per cui andrò un po' a casaccio. Ho un inferno nella testa, che mi fa vivere male, che mi contorce i pensieri, gli obiettivi, le aspettative. Ho pensieri neri, pensieri suicidi. Ho la depressione. Ciò che scrivo, tutte stronzate. È una parte di me che esiste, che mi tiene a galla, ma quanto ancora potrà tenere? Pandabell, Francesca, Giulietta e le gioie della musica pop. Si, ma non sono io. Non del tutto. Io sono la depressione, io sono il post punk, io sono l'equilibrista. L'acufene è solo il sintomo. Io sono quello che si guarda allo specchio e si chiede perché. Io sono quello che vuole andare a fondo ma non è capace di fare neanche questo. Io sono nero, io sono marcio, corrotto, io sono depresso, cattivo, sconvolto, drogato, io sono quello che si nasconde dietro la facciata. Ma intanto eccomi qua, e a poco a poco saprete tutto di tutto, tutto di ciò che combatto.
- Heaven - Walkmen (Heaven, 2012) Una delle cose più deprimenti che mi sia capitata negli ultimi tre mesi. Oltre svegliarmi ogni mattina e sentirmi morto intendo. Realizzare che ho visto troppi telefilm, letto troppi romanzi, seguito troppe pagine Instagram. Realizzare che la cultura è inutile, dannosa, nociva. La condivisione è solo spacchio. La finzione è manipolatrice. Perché le anime gentili come me, ingenue e infantili, non capiscono mai la differenza. E poi pretendono che la loro vita sia così.
- The hammer song - Nick Cave & the Bad Seeds (The good son, 1990) Patetici e patinati. Vi odio, vi odio tutti. Perché non posso essere come voi. Vi odio perché siete come me ma meglio di me. Perché voi ce l'avete fatta, morendo e prendendoci per il culo. Siete sopravvissuti alle vostre stesse macerie e adesso andate in giro a vantarvene. E io invece no. Io invece ne morirò e basta, e nessuno neanche se ne accorgerà.
- Department head - Froth (Duress, 2019) Qualche settimana fa mi è arrivata un'allarmante mail di Spotify in cui mi faceva notare che non era solo l'anno a volgere a termine, ma l'intera decade. All'inizio ho provato a ignorarla, ma poi l'ansia è diventata insopportabile e, all'improvviso e nel giro di pochi minuti, ho buttato giù la lista dei miei album preferiti 2010 - 2019. I Froth, assieme a Girl band e a Dark Horses, sono gli unici presenti con più di un album. Il loro Outside (briefly) poi è addirittura nella top ten. Dico, non è che ci vuole molto a capire perché sti giovanissimi californiani hanno così tanto credito presso di me, basta ascoltare questa ipnotica Department head, le sue isterie chitarristiche e la sua indolenza elettronica. Ma è vero che, essendo una scoperte relativamente recente, diciamo proprio 2019, è un po' strano pensarli come caratterizzanti della mia decade musicale. Che ne dite, forse dovrei fare una seconda lista degli album che mi hanno proprio caratterizzato la decade e differirla da quella più fredda degli album preferiti, e poi magari farne un'altra degli album che hanno contribuito a rafforzare un artista nella mia testa oppure forse un'altra...
- 77 rmx - Froth/Suuns (Duress, 2019) Questa vi giuro che non era proprio prevista. Ci colpa la riproduzione automatica di youTube. E poi, io, manco lo sapevo che i Suuns (il cui album Images du futur spicca in vetta alla classifica degli album della decade) avevano remixato la traccia più deviata di Duress. Quindi, bella sorpresa e sorriso sulle labbra!
- Pin - Yeah Yeah Yeahs (Fever to tell, 2003) Ecco, fra le promesse che mi ero fatto a inizio anno, c'era quella di dare finalmente la giusta attenzione a i newyorkesi Yeah Yeah Yeahs, che ho sempre amato ma mai approfondito. Ovviamente ho cominciato dal loro primo ambum, disponibile su Spotify, ma che vi devo dire? Non è che sia un album brutto, o sopravvalutato o che altro. È che è un album di quasi DUE DECADI fa! Cioè, preistorico! Cioè, tipo coevo di Beatles, Who, Pixies, Shellac, Uzeda, Interpol, Nirvana, Dinosaur jr... proprio, preistoria!
- A2 - Froth (Duress, 2019) Questo post era stato scritto tre settimane fa, ma per varie ragioni non è stato pubblicato. E ora, ora che mi accingo a riprenderlo, reciclarlo e riutilizzarlo, mi rendo conto che in tre settimane tutto è cambiato. Per cui lo cancello, e lo riscrivo. Rispetto a tre settimane fa il mio umore è a pezzi, i miei stimoli sono al minimo, la mia vitalità sfiora la tragedia. Tutta colpa dell'acufene, che all'improvviso, dall'oggi al domani, ha deciso di esplodere senza nessuna ragione e di rovinarmi definitivamente la vita. Non bastano più i rumori ambientali per coprirla, non bastano più le continue chiacchiere delle mie donne, non basta più la sera starmene sparapanzato sul divano con un libro e un disco in sottofondo per starmene un po' in pace. Perché è questo il punto: con l'acufene, non si sta mai in pace. Una tragedia. Ma ciò nonostante i Froth, i miei amati Froth, continuano a girare vorticosamente ovunque, a casa, su Pandbell e nel mio cervello. Sono uno dei miei rimedi all'acufene, al dolore e allo sconforto. Quindi, Froth vs Acufene. Alla lunga vincerà l'acufene, è ovvio, ma per ora sono in vantaggio i miei Froth. Facciamolo durare a lungo.
- The bay - Metronomy (The english riviera, 2011) A volte, seppur raramente, mi capita di prendere la macchina di Francesca al posto di Pandabell, e sempre dimentico di prendere la mia chiavetta e dovermi di conseguenza accontentare di quello che c'è nella sua. E in questo periodo, non so perché, non sono mica responsabile della programmazione musicale di mia moglie, dentro la sua chiavetta c'è uno dei miei album feticcio, ovvero The english riviera dei Metronomy. Ora, acufene o non acufene, Pandabell o non Pandabell, quando parte The bay, è sempre un flash. Il volume si alza e la strada si snoda a passo di basso. Ogni volta, per un attimo, tutto diventa di nuovo una festa nella mia testa, e il desiderio di scavarmi il timpano con un ferro da maglia si riduce fino a sparire. Tutto bene, allora. Qual è il problema? Che dopo quattro minuti e cinquanta secondi tutto finisce, e quel maledetto fischio è di nuovo li. Chiamatemi pure Bella addormentata nel bosco, ma quando gira The bay, tenete lontano da me quei maledetti fusi per fare la maglia. Prima che tutto volga al peggio.
- Venus in Leo - HTRK (Venus in Leo, 2019) Ecco quello che so della mia acufene: che non è dovuta ad anomalie nel cervello, essendo la risonanza magnetica ok; che non è dovuta ai miei cinque (si, cinque) denti del giudizio, avendoli scippati l'anno scorso senza che niente cambiasse; che non è legata alla cervicale, essendomi fatto manipolare da un'osteopata senza miglioramento alcuno. E poi so che aumenta in caso di raffreddore e che proprio esplode in caso di raffreddore in aereo. So che non basta più il rumore esterno dell'ufficio o di un film per mascherarla. E so anche che dovrò imparare a conviverci sperando che non peggiori ancora o che non si abbassi troppo l'udito con la vecchiaia, essendo l'udito funzionante l'unica cosa che può aiutare a coprirla. So che dovrò iniziare un robbosissimo percorso di meditazione, protocolli si gestione dell'ansia e della concentrazione, magari diventerò tutto new age e smetterò per sempre di essere sesso e droga e rock and roll, comincerò ad ammirare la bellezza delle montagne invece di quella di un vicolo lercio di un quartiere di città. So anche che uno dei modi migliori di addormentarmi è con della musica di sottofondo, anche se questo mi obbliga ad addormentarmi nel divano. E dovendo scegliere della musica di sottofondo, quest'album appena uscito degli HTRK cade a pennello. Meno rock del precedente, più etereo e notturno. Insomma, l'ideale per cadere nel sonno imbottito di valeriana, lacrime in qualche caso e tanti, tanti pensieri brutti.
- Prefab Castle - Girl Band (The talkies, 2019) Forse non sono stato molto chiaro, per cui cercherò di spiegarmi meglio. L'altro giorno con Pandabell incappo in un cantiere, la cui coda di attesa è lunga, parecchio lunga. C'è un semaforo che alterna il vai e vieni per cui si sta cinque minuti fermi immobili e poi si cammina per trenta secondi. Si sta immobili per cinque minuti e poi si cammina per trenta secondi. Io penso, poco male, c'ho Girl Band da ascoltare per bene. Che me ne frega. E così skippo all'album dei miei beneamini, alzo il volume adeguatamente, e schiaccio play. Poi, quello che è successo, non è chiaro neanche a me. So solo che quei quaranta minuti di coda che ho fatto sono passati troppo velocemente, e troppo bene. Ne avrei fatti altri quaranta. E questo va bene, ci può stare, tutto per non andare al lavoro. Ma il punto è che quando questa tentacolare Prefab Castle ha cominciato a svilupparsi, a insinuarsi!, lungo tutta la sua durata, avviluppandomi e violentandomi il cervello, io ho avuto come un'illuminazione, facile, d'accordo, essendo solo una conferma a sospetti già noti: Girl Band, lo testimonia quest'album, lo testimonia questo brano!, è il più grande gruppo d'avanguardia noise mai esistito. Ha superato tutti. Compresi My Bloody Valentine e Sonic Youth. E questo è quanto. Spero ora sia chiaro.
- UFOF - Big Thief (UFOF, 2019) Zzzz... che volete... zzzz... ogni tanto ancora zzzz ci casco... zzz...
- Speaker's corner - Uzeda (Quocumque jeceris stabit, 2019) Per fortuna, poi, ci sono loro a tirarmi fuori dai guai. Tredici anni per uscire fuori un album ma alla fine, è sempre una botta. Sembrano sempre uguali ma basta ascoltare questo brano per capire che sono legegrmente diversi. Meno nervosi, più ragionati, quasi quasi melodici. E sempre magnifici. Che dire? Merci!
- Endless blue - The Horrors (Skying, 2011) Avevo deciso di abbandonare il blog ma poi, per noia e arroganza, ho deciso di rimetterlo in vita. Si, ok, per noia e arroganza ma anche per urgenza lo ammetto. Perché, comunque, cosa te ne fai di una canzone spettacolare appena scoperta quando non puoi condividerla col mondo? Ecco, questa è la verità. E di canzoni spettacolari appena scoperte, ultimamente, ce ne sono state parecchie. Cominciamo da questa Endless blue che, al contrario di quello che dice, sembra capace di sbarazzarsi eccome della tristezza iniziale in cui sembra immersa. Per me già andava bene la parte iniziale, un blue appunto dolcissimo in cui perdersi, fra fiati psicgedelici e voli leggeri, ma non contenti gli Horrors al centesimo secondo esatto cambiano registro e si sbarazzano del blue tirando fuori un riff ipnotico quanto acido, un continuo saltellare al posto di volare... bella storia questa degli Horrors, davvero. Un ottimo motivo per tornare.
- Xvanos - Froth (Duress, 2019) Duress non è il capolavoro che speravo, ma è un bellissimo album in cui lo stile inconsueto dei Froth si sponge in direzioni diverse come a voler esplorare il (loro) futuro sonoro. In ogni caso, anche se non solidissomo, Duress è pieno di canzoni stupende e senza troppi paradigmi. Questa Xvanos per esempio è fra le mie preferite. Uno sghembo avanzare su una sezione ritmica come al solito di pietra, niente riff di chitarra ma una serie di fraseggi e micro assoli, la voce sorniona di Joo Joo e una spolverata di elettronica qua e la. E, ovviamente, il solito background crepuscolare che dei Froth è il marchio di fabbrica. Love!
- Salmon of knowledge - Girl Band (The talkies, 2019) E ora veniamo a noi, alle cose un po' più serie. Lo sapete meglio di me, quando esce il nuovo album di uno dei gruppi migliori mai comparsi sulla terra, o per lo meno sulla propria play-list, l'universo viene sconvolto: non si dorme più la notte, ci si approccia con ansia a ogni nuovo ascolto, si leggono le recensioni on line per capire dove sta il baricentro. Quindi, immaginate me quando è finalmente arrivato a casa sto benedetto vinile atteso per ben quattro anni. Innanzi tutto, ho dovuto mandare fuori casa le orecchie sensibili di madre e figlia. Poi ho calato con accortezza la puntina sul disco e infine mi sono sparapanzato sul divano, perfettamente al centro e di conseguenza perfettamente al centro fra le due casse, con le orecchie bene aperte e il telecomando in mano. Di tutto il resto, è anche inutile parlarne...
- Braindrops - Tunder Fuck Storm (Braindrops, 2019) Questa canzone è zaurda come quelle degli Sleaford Mods, però è molto più cool di qualsiasi altra cosa gli Sleaford Mods abbiano mai fatto. E poi 'sti Tunder Fuck Storm sono asutraliani e quindi, anche se il tizio è più zaurdo di ognuno degli Sleaford Mods, sono per questioni storiche e modaiole molto meno zaurdi degli inglesi Sleaford Mods. Chiaro, no?
- Fringe runner - Fat White Family (Serfs up!, 2019) Torniamo in Inghilterra, torniamo dalle parti di Londra. Non ho più dubbi su quanto sia noioso l'album dei Fat White Family. Ogni volta che mi decido a metterlo su, a casa o su Pandabell, mi esalto da morire con le prime due tracce e poi cado nella depressione con tutte le restanti. Tutto noioso, già sentito. Ho giusto due sussulti, uno verso la fine con la già trattata Rock Fishes, e l'altro con questo a metà scaletta. Il resto, davvero, lasciamo perdere...
- Tainted love - Boppin' Kids (Prefisso interattivo 095, 1986) Oggi ho deciso che era il caso di cominciare a dare anche una sfoltatina ai vinili che sto accumulando. Così, pescato quasi a caso dal mucchio in attesa che comprende, per la cronaca, roba di Killing Joke e XTC, Pere Ubu, ho messo sul piatto questa compilation di 33 anni fa che doveva, immagino, celebrare, spingere, promuovere, immortalare il fermento rock della Catania dell'epoca. Devo ammettere che delle undici tracce e degli undici artisti in scaletta, questa era l'unica canzone che conoscevo, dell'unico gruppo che conoscevo. Loro, dice la leggenda, erano perennemente in tour per il mondo, sud America e Giappone compreso, a sciorinare le loro perle garage psycho rock, e alla chitarra voce e scrittura sfoggiavano niente di meno che Brando... no, non Marlon Brando, ma il nostro Brando, quello che poi fece dischi carini da solo e poi ancora si mise alla produzione della Soleluna di Lorenzo Cherubini. Insomma, qua si va su roba seria, e magari ne parleremo un'altra volta... nel frattempo, godetevi questa splendida cover dei Soft Cells!
- Cheated hearts - Yeah Yeah Yeahs (Show your bones, 2006) Un problema ricorrente, per me, gli Yeah Yeah Yeahs, un problema ricorrente che, nella speranza di essere prima o poi affrontato e risolto, ricorre come è ricorso casualmente questo pomeriggio. Che poi, sono solo io a trovare Karen O stupenda?
- Life we know - Django Django (Born under saturn, 2015) Carina sta canzone, se non fosse che è del tutto simile a qualsiasi altra canzone non solo di quest'album, ma anche di quello precedente... ma la buona notizia è che ci siamo, finalmente sono riuscito ad archiviarlo!
- Estrangers - No Vacation (Estrangers, 2019) Ieri è uscito queso single. Al primo ascolto, ho storto un po' il naso. Al millesimo, ho continuato a storcerlo. Ma solo perché, come al solito, non riuscirò mai ad averne una copia fisica.
- Rock Fishes - Fat White Family (Serfs up!, 2019) Quest'album è da poco entrato in heavy rotation dalle mie parti e se devo darne un giudizio, a parte quello entusiasta che diedi tempo fa senza averlo ovviamente ascoltato, è che non ci si capisce un cazzo. E questo non è un bene. A me pare che i pezzi siano tutti belli, come questa bizzarra Rock Fishes che mi ricorda tante cose belle dei tempi che furono, ma credo che sia proprio questo il problema. Ogni pezzo sembra se ne vada per i cazzi suoi, ognuno in una direzione diversa, a volte contraddittorie l'una con l'altra, a volte vagamente convergenti, ma comunque tutte rivolte al passato... come ci si può dunque realmente pensare di affezionarcisi a un album del genere?
- Marbles - Dead Vibrations (Dead Vibrations, 2019) Questa canzone invece l'ho pescata a casaccio dall'album d'esordio dei Dead Vibrations... a casaccio perchè tanto, ne prendevo una, o ne prendevo un'altra, non è che facesse molta differenza...
- Vibrations - Django Django (Born under saturn, 2015) Parliamoci chiaro, sono stato in vacanza. E ogni vacanza ha la sua colonna sonora. Che dipende da diversi fattori. Compagnia. Luogo. Durata. Ma con me queste regole non valgono. Solitamente la colonna sonora è scelta a casaccio o, meglio, è autoscelta a casaccio. In questa vacanza estiva 2019 in compagnia delle mie due donne, a mollo nel più meridionale mare siciliano, per una settimana, questo noioso disco dei Django Django si è autoselezionato e imposto all'ascolto. Oh, ma va bene, c'è di peggio, soprattutto se si è nel mare siciliano, con due donne, per una settimana. C'è sempre di peggio...
- Mistekan for strangers - The National (The boxer, 2007) Per esempio, c'è questo disco dei The National che si è autoimposto come quello dei Django Django... che già a me i gruppi che si chiamano "The" e qualcosa non solo mi stanno sulle palle ma mi parono pure tutti gli stessi, ma poi se sono così noiosi, se si prendono così sul serio con sto vocione alla Stuart Staples senza essere Stuart Staples e sti suoni alla Arcade Fire senza essere gli Arcade Fire (manco i secondi o i terzi Arcade Fire, quelli scadenti insomma), beh, ecco, è tutto un casino. Ma tant'è, esattamente come Django Django, ci siamo assuppati anche The National. E stavolta però, non so come poteva andare peggio...
- Going Norway - Girl Band (The talkies, 2019) E infatti non è andata peggio. Poteva solo migliorare e il fato, o meglio, le strategie di marketing, ha trovato questo modo per tirarmi fuori d'impiccio. Una mattina, mentre mi sbrodolavo sulla spiaggia, ecco che arriva una mail che mi invita a vedere in anteprima il nuovo video del nuovo singolo dei Girl Band. È un attimo, e tutto, magicamente, torna al proprio posto. Ogni dubbio è sciolto, ogni buco sonoro è riempito. In loop, in compagnia di chiunque, in ogni centimetro di spiaggia. Girlbandforever. Yeah!
- Angie - Shame (Song of praise, 2018) Ci vuole furbizia a piazzare come ultima canone della tracklist la migliore dell'album. Perchè così dopo un'ora di noia o quasi ti svegli di soprassalto e pensi che forse, si, forse sei stato un po' superficiale, frettoloso e ingiusto. Ci sono caduto persino io. Però alla fine a me non mi fregate, cari miei Shame. Live sarete delle bestie, come dice la cara Alessia, e sarete anche giovani e di belle speranze. Ma questa Angie è l'unica canzone davvero bella dell'album, mi sa...
- Millennial trash blues - Jo Passed (Their prime, 2018) Guardando al futuro, nella speranza di eliminare presto dalla playlist cose inutili come gli Shame, ecco un esempio di ciò che mi piacerebbe approfondire... lo so che sto pezzo non è proprio originale, ma è sufficientemente rumoroso per farmi guardare con l'acquolina in bocca all'album. Va beh, sapete che vi dico? L'ho appena aggiunto alla playlist di Spotify...
- Shoulderblades - Girl Band (The talkies, 2019) In attesa che arrivi a casa il 7" del secondo singolo estratto da The talkies, che mi pare si chiami Going Norway, sono costretto sempre più spesso, come fosse una droga, a riascoltare col volume a palla il vinile del primo singolo, Shoulderblades. Ecco, l'altro giorno, proprio mentre ne godevo in pieno, esattamente alla prima sezione basso e batteria, ho ricordato che tre anni fa, quando incontrai il bassista del gruppo Daniel Fox, gli dissi che non erano troppo lontani da My Bloody Valentine, Sonic Youth & co., non tanto, è ovvio, dal punto di vista estetico ma quanto dal punto di vista del progetto, dell'ideale. Lui si schernì umilmente, ma chissà se se la rideva sotto i baffi... beh, comunque, mentre poi subito dopo ascoltavo la seconda sezione basso e batteria, ho realizzato che se sto pezzo rappresenta ciò che si trova dentro l'album, il sorpasso può considerarsi bello e realizzato. Perché sto pezzo, come tutti gli altri finora registrati, è completamente oltre il già sentito. E secondo me, questo Daniel Fox, così come tutti gli altri, lo sanno eccome. Eccome se lo sanno.