- Who's gonna ride your wild horse - U2 (Achtung baby, 1991) L'altro giorno riascoltavo questa canzone. L'altro giorno riascoltavamo questa canzone io, Francesca e Giulietta. L'altro giorno io, Francesca e Giulietta riascoltavamo adoranti questa canzone e siamo arrivati ad una logica conclusione, quasi un'illuminazione: gli U2, nel 1994 circa, sono morti, tutti, probabilmente in un incidente aereo. E' ovvio, è evidente, è lapalissiano o, almeno, è l'unica spiegazione possibile.
- Vesto sempre uguale - 24 Grana (Metaversus, 1999) C'era l'Afterhour e c'era il Modì, c'era ancora il Taxi Driver, e c'erano il Krossower e il Fefè cantine. C'erano un sacco di chitarre e i campionatori non si vedevano ancora in giro, e le camicie erano ancora fuori dai pantaloni, e contava il sudore, sopra e sotto al palco. C'erano la birra, l'erba, i manifesti fotocopiati, le cassette copiate, i biglietti strappati dentro le tasche dei jeans strappati, e tutto sapeva di muffa, di alcol e di sigarette e ancora, a quell'età, la nostalgia non era solo bandita: non era proprio prevista, concepita, immaginata. Ora che ho una figlia, ora che di anni ne ho 36, ora che siamo nel futuro e in giro ci sono solo campionatori e pantaloni troppo attillati, ora che tutto è così diverso da come lo amavo io si, ora so che cos'è la nostalgia. E per la prima volta in vita mia provo un vergognoso desiderio di poter tornare, anche solo per cinque minuti, indietro nel tempo e, in qualche modo, nello spazio.
- Tumbledown - Jesus and Mary Chain (Honey's dead, 1992) Se c'è una cosa che mi eccita da morire sono i preparativi per un trasloco: ci si alleggerisce buttando via un sacco di roba che non si vuole più, e in qualche modo si chiude con capitoli della vita passata; oppure si ritrovano vecchie cose che si erano dimenticate, e a cui si ripromette di dare una seconda chance; infine, traslocare significa che sta per iniziare una nuova avventura, e questa è sempre una buona notizia. Se c'è una cosa invece che non mi eccita per niente, è mio cugino che spunta con le mani nei capelli proprio mentre sto riempiendo scatole con oggetti di ogni tipo, sto scrivendo coi pennarelli cosa contiene cosa, sto riempiendo buste su buste di roba che un tempo ho amato da morire ma che ora non voglio neanche più vedere. Mi rassegno, mi rassegno a vedere il mio ordine e il mio progetto sfumanare via, e chiedo a mio cugino, che non riesce a fermarsi, che fa slalom fra gli scatoloni pronti e le cartine della Francia: Che c'è che c'è, che hai? Lui mi fa, con un filo di voce: lo stereo, dov'è lo stereo, lo hai già imballato? Alzo gli occhi al cielo, e penso che solo lui poteva prendermi per così coglione da imballare lo stereo. Allora glielo indico, lui ci si trascina, sembra un disidratato verso l'oasi, e ci butta dentro un CD che non riesco ad individuare. Lo vedo saltare alla traccia sei e premere play. Beh, faccio io quando parte la musica. Zitto, fa lui, zitto zitto. Poi la traccia, ad un adeguato livello sonoro, arriva al minuto e 20 secondi. Allora mi ammutolisco, e mi siedo accanto a mio cugino con la schiena poggiata agli scatoloni confortanti, caldi, comodi, e ci guardiamo di striscio, senza dire niente, solo scuotendo la testa di tanto in tanto. Se c'è una cosa che mi eccita da morire è la vita: ogni volta che fai un trasloco, ogni volta che dai una chance a tuo cugino, ogni volta metti sul lettore un album che avevi snobbato troppo presto, sono (quasi) sempre buone notizie.
- Misanthropy - A modern way to die (Pulse and treatment, 2014) Certo, traslocare significa anche sradicarsi da quell'ingranaggio (non perfetto) che è la quotidianità, basato sugli orari dei negozi dei dintorni, sui momenti più o meno apportuni per trovare posto per la macchina, sulla vita delle persone che stanno attorno a te, sopra, sotto o di fianco. Andare via da un posto è, appunto, sradicarsi da un ingranaggio di cui si è stati componente attiva, per quanto evidentemente non fodamentale, dato che la vità qui continuerà anche senza di me, Francesca e Giulietta. I vicini si abitueranno a far andare avanti l'ingranaggio anche senza di noi. Basterà poco, pochissimo, perchè si dimentichino del nostro passaggio. Per cui, per lasciare una traccia evidente dei miei cinque anni trascorsi a San Cristoforo, Catania, Sicilia, dedico (per ovvie ragioni!) una canzone dei A modern way to die a tutti i nostri vicini di casa, nella speranza che non si dimentichino di noi al primo batter di ciglia!
- Etre une femme - Guerilla Poubelle (Punk=Existentialisme, 2007) Quindi: lasci una casa, lasci dei buoni vicini, lasci una città che offre tanto ma che in cambio vuole il sangue, lasci la radio, lasci gli amici, lasci la famiglia, lasci gli Uzeda, i Flor, i Tapso e quando arrivi li, ecco quello che trovi. Punk in francese. Ohmiodio, ci sarà da lavorare!
- Day Ravies - Hickford Whizz (Beko 110, 2014) L'emozione di ricevere a casa, l'ultimo giorno dell'anno, il nuovo singolo su 7" di uno dei tuoi gruppi preferiti. L'emozione di scartare il pacco, la plastica, scoprire che la grafica è semplice ma bella. L'emozione di tirare fuori il vinile dalla copertina di cartone e spostatre le levette del giradischi sui settaggi dei 45 giri. Ascoltare una facciata, poi l'altra, e poi ricominciare da capo, almeno per tre volte di seguito. E scoprire che di nuovo, i Day Ravies, sono riusciti ad emozionarti.
- Seeds - TV on the Radio (Seeds, 2014) Hanno sempre avuto un debito clamoroso nei confronti dei Beach Boys, i TVOTR, ma questa canzone è un passo oltre: è proprio una canzone dei Beach Boys. La melodia, i cori, la frivolezza apparente. I love you guys, continuate così. E buon 2015!
- Wicked waters - Benjamin Booker (Benjamin Booker, 2014) Sembra che tutto il mondo sia in procinto di impazzire per questo tipo di manco 25 anni di nome Benjamin Booker. A me piace in effetti ma, visto che sto morendo dal sonno, per questa volta, e solo per questa volta, mi limiterò a copiaincollare i commenti più esilaranti che ho trovato su YouTube per farvi capire di che cosa stiamo parlando: "BENJAMIN BOOKER IS GOING TO BE HUGE! :D"; "This bloke is the tits!"; "Reminds me of the influential '60s band Love with late Arthur Lee"; "I dont know what to call this, soul punk? idk but its pretty dope"; "I call it rock 'n roll of the highest order :) Sounds like Rancid with a bit of Chuck Berry and a slice of CCR"; "I don't really like his voice... sounds as if he's out of breath all the time"; Ecco Benjamin Booker, next big thing americana. E ora, buonanotte!
- In bianco e nero - Carmen Consoli (Stato di necessità, 2000) Ogni città ha un aggettivo che la descrive perfettamente, o così dovrebbe essere. Ho cominciato a pensarlo leggendo Sostiene Pereira nel quale, secondo Tabucchi, Lisbona scintillava, letteralmente scintillava. Questa cosa mi è piaciuta così tanto che 1) sono dovuto andare a Lisbona per controllare se era vero (ed era vero!); 2) mi sono messo a cercare l'aggettivo perfetto per Catania. Non è stato difficile trovarlo, anche se non ricordo come sia successo, visto che la cara Carmen non era più, all'epoca, fra le mie preferite, ma fatto sta che trovai, in questa In bianco e nero, un accenno ad un nitido scorcio degli anni sessanta di una raggiante Catania. Uh, fantastico, davvero, fantastico. Ma ancora più fantastico è che, per tanto tempo, ci abbia anche creduto, che Catania potesse essere raggiante, così come Lisbona era scintillante. Ci ho creduto davvero.
- Zooropa - U2 (Zooropa, 1993) Beh, qui la faccenda si complica, a proposito di città e aggettivi. Qui la faccenda si complica perchè la città in questione è Berlino, l'aggettivo è l'intraducibile overground, e la canzone da cui è tratto l'accostamento è una delle più incredibili mai scritte da Bono & co, Zooropa. Il muro è da poco caduto e la giovane ragazza berlinese non ha bussola e una mappa con cui orientarsi, ma non ha neanche ragioni per tornare indietro. La ragazza berlinese non ha religione, non sa cos'è cosa e non sa qual è il limite di ciò che loro, lei e i giovani berlinesi, hanno. La giovane berlinese sa che si stavano nascondendo, ma comincia a non essere più sicura di ricordare da cosa. E allora basta preoccuparsi, la giovane berlinese non ha più bisogno più di andare con la subway. Ora, tutto ciò che prima a Berlino scorreva undeground, può invadere la città intera, da est a ovest, può inondare la Germania laboriosa, può coprire tutta l'Europa, e finalmente, può farlo scorrendo overground. All'improvviso, all'inizio degli anni '90, Berlino diventa la capitale europera della cultura, e adesso, nel fango berlinese, ci sono solo fiori.
- Strade di Francia - Daniele Silvestri (Il dado, 1996) Beh, scelta scontata, Parigi, immensa, Parigi immensa, tramite Daniele Silvestri, ma non poteva essere che così. Parigi è immensa, così immensa da lasciare senza parole...
- Storia di un impiegato - I Cani (Glamour, 2013) Da un pò di tempo questa canzone mi fa sorridere. Prima mi faceva piangere, ora mi fa sorridere: mai come in questo periodo sono stato così contento di essere un semplice, diligente e affidabile lavoratore impiegato, per di più metalmeccanico. Ma il fatto è che, chi va piano, va sano e va lontano!
- Extraterrestre - Eugenio Finardi (La forza dell'amore, 1990) Questo tizio stasera suona sotto casa mia. Non nel senso di vicino, o nei paraggi, o in un locale dalle mie parti, no: proprio sotto casa mia, in un palchetto allestito sulle strisce blu, davanti i cassonetti della spazzatura. Beh, niente di male, davvero, anzi si sa che Eugenio Finardi è un autore colto, indipendente, fuori dagli schemi. Ma il fatto che l'ultimo ad essersi esibito sotto casa mia, in un palchetto improvvisato sulle strisce blu, davanti i cassonetti della spazzatura, sia stato un idolo di San Cristoforo chiamato Matteo, 12 anni e neomelodico, vorrà pure dire qualcosa, o no?
- Could you - TV on the Radio (Seeds, 2014) Ah chissà, magari se vivessi a Brooklyn sotto casa, in un palchetto improvvisato sulle strisce blu, davanti i cassonetti della spazzatura, invece di suonare Matteo o Finardi, potrebbero suonare i TVOTR. Magari. Ma purtroppo non sto a Brooklyn, NY, sto a San Cristoforo, CT e per vedere suonare i TVOTR ho due alternative: o mi faccio i chilometri, oppure paziento per qualche decennio e aspettare che diventano bacucchi abbastanza per farli suonare a San Cristoforo, sotto casa, in un palchetto improvvisato sulle strisce blu, davanti i cassonetti.
- First we kiss - Anna Calvi (Anna Calvi, 2011) Non è che questa sia stata proprio una delle migliori settimane della mia vita. Anzi, diciamo che ha fatto proprio schifo, così come la precedente e quella prima ancora. Poi, come se non bastassero tutti i casini in cui, sembrerebbe, io mi sia ficcato, ecco che il capo chiede anche gli straordinari al lavoro. Che stress. Però sabato, mentre ero nel bel mezzo del mio lavoro straordinario, rimuginando quindi su tutti i casini di cui sopra, ecco che Anna Calvi mi sorprende con questa First we kiss che mi era completamente sfuggita. Ecco, non è che mi sia rilassato del tutto e abbia dimenticato i miei guai, però un sorriso tranquillo credo proprio che mi sia scappato.
- Twice as hard - Interpol (El pintor, 2014) Sempre sabato poi, dopo gli straordinari, mi sono infilato in macchina e ho fatto strada lunga la odiatissima Catania - Gela per andare a recuperare Giulietta e Mamma e riportarmele a casa. Dopo i miei TV on the Radio, ho messo su, per la prima volta, El Pintor, degli Interpol. Quando è finito, dopo manco quaranta minuti, con questa canzone mezza ballata e mezza cacata, ho pensato: non male tutto sommato, va bene, ma quand'è che inizia l'album e finiscono le bonus track tratte dalle out take di Turn on the bright light?
- Single town - Andre (Oz do it better, 2014) Invece questa l'ascoltavo l'altra sera, sul divano e con le luci spente, dopo aver fatto una cosa prettamente da maschio single pieno di guai: mangiato la pizza davanti al televisore acceso sulla partita (mi pare che fosse la Roma...). Questa canzone apre la compilation Oz do it better pubblicata esclusivamente in Cassetta (in numero limitato e già esaurita) e in Digitale dalla fantastica e francese Beko Disques: sono tutti artisti australiani, sono tutti più o meno sconosciuti in Europa, sono tutti fantastici. E io li sponsorizzo!
- Naufragio sull'isola del tesoro - Afterhours (I milanesi ammazzano il sabato, 2008) Oltre mio cugino, nella mia tentacolare famiglia, c'è un altro cugino, che ha molto in comune con mio cugino: ama la musica, come mio cugino, ha certe velleità artistiche, come mio cugino, ed è un pò tozzetto e spelacchiato, proprio come mio cugino. Però, a differenza di lui, mio cugino, non me l'avrebbe mai, e poi mai, messa allegramente nel culo.
- Lazerray - TV on the Radio (Seeds, 2014) Finalmente arrivò, l'album più atteso dell'anno! E col cazzo che l'ho messo in coda alle trecentomila cose che sono in attesa da cento anni! Ha scavalcato tutti e me lo sto spolpando da due giorni, a casa, in macchina, anche mentre dormo. Lazerray è forse la canzone meno rappresentativa di Seeds, ma ricorda molto i primi TVOTR, quelli che amo di più in fin dei conti, e per questo, anche se è impossibile non farsi travolgere dai ritmi più danzerecci della scaletta, è anche il mio brano preferito dell'album. Almeno, fino ad ora.
- Untogether - Lush (Spooky, 1992) Mi sono completamente innamorato di questa canzone, di questo album, di questo gruppo che, vergognosamente, avevo sempre un pò (ehm, del tutto) trascurato. E' inutile, sono un figlio, fottuto, ma felice, degli anni '90.