- Skies over Cairo - Django Django (Django Django, 2012) Mi ci sono imbattuto per caso, ma sto video collage Cleopatra - Django Django mi fa moriri... finalmente, dopo aver visto ciò, sono pronto ad archiviare l'album che si, è carino, ma alla lunga è risultato un po' noioso...
- A hunger artist - Girls Names (Arms around a vision, 2015) Diciamo che, a proposito di video, questo di A hunger artist, o meglio, l'inizio di questo video, è l'unica cosa che mi fa sorridere ascoltando non solo la canzone in oggetto ma anche tutto l'album. Un po' noioso, questo lavoro che tre anni fa mi aveva solleticato le orecchie chissà perché, un po' già sentito, troppo pacato e troppo eterogeneo. Insomma, gli do un altro paio di possibilità e poi lo metto da parte, che tempo da perdere, io, non ne ho mica...
- Acque sicure - Virginiana Miller (Il primo lunedì del mondo, 2010) Colonna sonora ideale e reale di questo week end appena passato, in giro per la Vaucluse, a cercare di far finta che sia stata una festa e non un funerale: ebbene si, bisogna che sappiate che finalmente é successo. Ho varcato la soglia dell'adultezza, ho lasciato le acque sicure e sono entrato, come i resti di un naufragio, nell'incognita della vecchiezza. Bah, speriamo bene!
- Dying all the time - Helen (The original faces, 2015) Ho flirtato tre anni con quest'album, spostandolo dalla wish list a Spotify, dedicandogli una ricerca privata su eBay, ascoltando di tanto in tanto qualche brano su youTube. Tutto questo per niente, dato che ho appena scoperto che è una gran cagata. Come testimonia perfettamente questo brano non siamo al cospetto di altro che uno shoegazing di fattura orientale (dato che è li che ancora ne sono ossessionati, anche se, bisogna dirlo, ne hanno fatto un genere tutto loro) che ricorda troppo MBV, Asobi Seksu, Ride, Lemon Chair, Boredoms e altri tipi del genere che tanto ho messo da parte che manco i nomi mi vengono in mente... insomma, che vi devo dire? Cancello la ricerca su eBay, lo sposto dalla wish list alla did list e passo avanti. Pazienza, è così che vanno le cose...
- Something - Any Other (Silently. Quietly. Going away., 2015) Invece l'altro giorno mi sono casualmente imbattuto in questo strano progetto italiano che si allontana molto da ciò che amo ascoltare di norma ma che si avvicina paurosamente a ciò che ascolto quando ho bisogno di cambiare aria. Questa Something è abbastanza punk per ricordarmi Clap Your Hands Say Yeah e altre chiccherie del genere, ma altri pezzi sono più... come dire? Intimi? Nickdrakiani? Non lo so, però sono interessanti, davvero. Io l'ho messa - questa Adele Nigro che si nasconde praticamente da sola dietro la sigla Any Other - in buona posizione della coda Spotify. Non dico che dovete fare lo stesso ma, insomma, datele una possibilità. Addio!
- Exclusive grave - Rolling Blackouts Coastal Fever (Hope downs, 2018) A poco a poco ci sono arrivato. Questa è la mia canzone preferita di Hope downs. Mi piace un sacco ascoltarla sfrecciando su pandabell direzione mare (voir ufficio in zona industriale) o in vinile a casa in compagnia delle mie splendide donne (voir da solo dopo averle buttate fuori dalla stanza). Poi, certo, ha lo stesso difetto di tutte le altre canzoni: a un certo punto finisce. E anche troppo presto.
- Default - Django Django (Django Django, 2012) Scegliere invece una canzone da questo di album è proprio difficile. Troppo vario, troppo bizzarro, troppo scoordinato. Al momento mi piace assai questa perché dentro ci sento di tutto, Beach Boys da spiaggia, un leggero dugga, una spruzzata di stramba psichedelia. Sia chiaro, tutto l'album è più che godibile, e mi dispiace aver tenuto questo cd in coda per quasi 6 anni, ma ecco, se dovessi scegliere una canzone, oggi, sarebbe questa.
- Big maz in the desert - Swell Maps (Jane from occupied Europe, 1980) In questo caso, sarò sincero, non saprei dire se questo sia davvero il mio pezzo preferito da Jane from occupied Europe, ma potrebbe esserlo... ascoltate: rumore industriale a braccetto con energia punk, stridore, distorsioni, luce... sembra proprio uno dei semi dei miei frutti preferiti rock. Quindi, anche se non dovesse poi risultare la mia preferita dell'album, in ogni caso è da campionato pesi massimi!
- Blenheim shots - Swell Maps (Jane from occupied Europe, 1980) Questa canzone è assurda. Pur essendo uscita nel 1980, quindi abbondantemente dopo il rapido volo commerciale del punk e il dirompente arrivo del post-punk, può benissimo essere presa per il brano transizione fra i due movimenti. Chi, infatti, ascoltando questi splendenti 3 minuti e 40, potrebbe dire, senza ombra di dubbio, che questo è punk o che questo è post-punk? Quella chitarra tagliente e quella voce diabolica, non sono forse puro punk? Quelle tastiere acerbe e quel montare di volume e di suoni, non è forse postpunkissimo? Insomma, forse questa canzone non servirà a dimostrare che il punk raggiunse eccome l'obbiettivo di fare tabula rasa (rip it up) e ricominciare da capo (and start again) ma è utile a riassumere quello che successe, almeno dal punto di vista prettamente sonoro, in quel periodo meraviglioso, a mostrare il filo di congiunzione che lega il punk dei Six Pistols con tutti quei folli personaggi che si susseguirono dopo. Dunque, lunga vita ai fratelli Swell maps! Ah no, sono già morti entrambi... beh, questo fa molto punk. O forse no, aspè, forse fa più post-punk?
- Sister's jeans - Rolling Blackout Coastal Fever (Hope downs, 2018) Come si ascolta quest'album sfrecciando su pandabell, vi giuro, a casa non si può... provateci, provateci: gomito appoggiato fuori dal finestrino aperto, sole che precipita davanti a voi, ray ban calati sugli occhi e questa canzone, al volume giusto (questo lo decidete voi) mentre percorrete la Route de crete, per esempio, con il mediterraneo scintillante ai vostri piedi. Poi provate a farlo sul divano di casa: non c'è un cazzo di posto per poggiare il gomito, il sole è nascosto da cemento su cemento, i ray ban che non vi fanno vedere niente e il volume che per moglie, figlia e vicini è sempre troppo alto. Allora? Che ne dite? Ho tre posti liberi, forza, si parte subito...
- Day of the dead ringers - Mclusky (Mclusky do Dallas, 2002) C'è differenza fra un gruppo che assomiglia ai Pixies e un gruppo che va oltre i Pixies e, i Mclusky, proprio questo sono stato: il gruppo che ha ripreso il discorso da dove i Pixies lo avevano drammaticamente lasciato per dedicarsi alle loro cacatine tipo Doolittle & co. spingendo la linea ancora più in la. Ora, lo so, lo so che state storcendo il naso, che i Pixies non si possono toccare, che Black Francis è dio e Kim Deal è dia, ma le cose stanno cosi. Punto e basta.
- Cappuccino city - Rolling Blackout Coastal Fever (Hope downs, 2018) Lungi da me dire che quest'album non sia molto più che bello. Lungi da me dire che non sia pieno di belle canzoni, nella scrittura e nel mood. Lungi da me non consigliarlo a tutti. È solo che non riesco a goderne come vorrei e come merita. Come quando trovi la donna perfetta ma non riesci a innamorartene per quanto sai che sarebbe la cosa giusta. Insomma, forse è arrivato al momento sbagliato, forse il feeling crepuscolare andava bene (per me) per un Ep mentre perde qualcosa (per me) nella lunga distanza, ma il fatto è questo... non riesco a consumare questo vinile nel piatto, non riesco a mandarlo in loop. Spesso, addirittura, mi scordo anche che esiste. Eppure è cosi bello. Niente, è un po' come essere masochisti, in fondo...
- Pizza e fichi - Tredici Pietro (Pizza e fichi singolo, 2018) Lo so che vi state chiedendo se io lo so, e vi assicuro che si, io lo so. E so anche che vi state chiedendo se io ci sono o ci faccio. E vi assicuro che si, io ci sono.
- Reaching out for a friend - Coral (Move through the dawn, 2018) È inutile, non potrò mai (più) essere obiettivo con i Coral. Si sono guadagnati il mio amore sedici anni fa, il mio rispetto tredici anni fa e la mia fiducia poco dopo. E, album dopo album, continuano ad alimentarla con gemme come questa. Merci.
- Acumulación - Borja Flames (Nacer blanco, 2016) Ecco, ieri sera mi sono ritrovato sul più bel tetto di Marsiglia col tramonto che infuocava il mare, cosi vicino che sembrava partecipasse alla festa, birra in mano e questi signori che facevano la loro cosa (come si suol dire) sul palco. C'era qualcosa di perfetto, in quel momento, qualcosa di perfetto, di malinconico e grandioso. Quando qualcuno mi ha chiesto, non ricordo chi e perché, cosa desiderassi di più, io ho risposto pronto: che si cristallizzasse il tempo. Che si cristallizzasse il tempo...
- Desert eye - Black Bones (Kill kill, 2017) L'estate che volge al termine è sempre spunto di cliché, adorabili cliché, tristi, depressivi, rabbrividosi, colorati, amichevoli, romantici, commoventi e malinconici cliché. Non so di che parla sta canzone, ma mi pare la colonna sonora perfetta per l'estate che volge al termine. E, ovviamente, per i suoi adorabili, tristi, depressivi, rabbrividosi, colorati, amichevoli, romantici, commoventi e malinconici cliché.
- Bleed - Shannon Wright (In film sound, 2013) Inutile negarlo, mi sono preso una cotta, non tanto per quest'autrice, - troppo schizofrenica, troppo eterogenea - ma per quest'album, nero, compatto, duro. Bleed è fra le tracce meno caustiche e abrasive, incastonata fra gli altri pezzi come una boccata d'aria in mezzo a giorni feroci. Eppure, credo che con un titolo così, il testo non sarà proprio una passeggiata rigenerativa. Magari è solo la quieta prima e dopo la tempesta. Un tranello. Beh, comunque, ora me lo vado a leggere e poi vi dirò.
- I'd rather dance with you - Kings of Convenience (Riot on an empty street, 2004) Qua si cominciano a sentire quei suoni più tipici dei gruppi paralleli di Erlend come i favolosi The whitest boy alive eppure, non so come, ma ci sta, questa canzone, in un album più o meno acustico come Riot on an empty street. Nonostante il continuo lamento delle restanti undici tracce (esclusa quindi Misread), non stona. E poi, il video è troppo fico.