lunedì 11 gennaio 2021

Week 02/2021 - dea e sigaretta

  • Kingdome come - Pere Ubu (New picnic time, 1979) Fra le migliaia di cose che il covid-19 ha direttamente o indirettamente stravolto nella mia vita, la peggiore è stata il mio rapporto con la sigaretta. Per sette anni sono sopravvissuto con sporadiche, sporadicissime sigarette e discrete dosi di altro (droghe varie, sport, paternità, umiliazioni auto-inflitte...) ma proprio alla fine del primo confinamento, mentre tutto il mondo tornava fuori e io volevo solo morire, ho comprato e fumato un pacchetto di tabacco. E poi un altro. E un altro. E poi un altro ancora. E da li, ogni settimana una promessa a me e alla mia dea, ogni due giorni una presa di posizione solenne. Ridicolo. Sono passati otto mesi da allora, e ancora sono li, con la sigaretta in bocca, la tosse perenne in gola e un più che vago disgusto di me in testa. Ancora più ridicolo. Ma la notizia in effetti è che da cinque giorni quasi sei non fumo. Lo so che non significa ancora niente, che non significa che non fumo più, che sia fuori da questo disgustoso tunnel autodistruttivo. Ma significa almeno che ci sto provando. E che forse, come dice la canzone dei Pere Ubu, un nuovo regno sta arrivando. O forse è già arrivato?
  • Giant - The The (Soul mining, 1983) Oh, questa è fresca fresca di scoperta! L'ascoltavo ieri sera con la mia dea, mezzo ubriaco e cercando di non auto-indurmi il desiderio di sigaretta. Ma quant'é moderno sto pezzo?, quanto è universale e atemporale? Non ci sentite dentro le basi acide dell'house di Chicago, quelle ingenue dell'elettro-dance francese, quelle minimaliste della wave in tutte le sue forme primitive? Ascoltate, ascoltate come il pezzo si sviluppi attorno alla ripetizione, come fosse un martello pneumatico, per poi proseguire fino a un inaspettato intermezzo tribale, quasi poliritmico, ma calmo, addomesticato, per poi tornare all'ipnosi iniziale ma come in una nuova dimensione, più carica, più piena, più barocca. Che pezzo signori, che pezzo! Il futuro nel passato!
  • La foret - Lescop (Lescop, 2012) Questa non è una scoperta recente ma l'album, che comunque non è eccezionale, è finito in playlist solo ultimamente. Per cui l'ho un po' ritrovata. Alla fine, questo è il tipico pezzo che posso mettere ovunque, in macchina verso il mare, in cucina con pizza e vino, in bagno sotto la doccia bollente, e funzionerà sempre e comunque. Uno di quei pezzi che mi fanno scuotere prima la testa, poi il piede, poi tutto il resto del corpo. Uno di quelli che mi fa venire voglia di accostare pandabell di fianco alla strada, di uscire tutto bagnato dalla doccia o di saltare sopra il tavolo della cucina e ballare con la mia dea, strascicando i piedi e le parole. Per cui, pezzone, estremamente francese (da invidiare come al solito) e anche bellissimo video fatto da Johnny Hostile e Jenny Beth. Che volete di più? Una sigaretta, vero?

lunedì 4 gennaio 2021

Week 01/21 - a un certo punto, non so perché, ho deciso di tornare

  • Bring your dolphin - The Chap (Digital technology, 2020) E a un certo punto, non so perché, ho deciso di tornare. Forse perché è iniziato un nuovo anno, forse perché ho una nuova vita o forse solo perché sono depresso. Oppure, più probabilmente, perché ancora mi capita di essere preso dalla smania egocentrica di partecipare alla propagazione della musica pop nel mondo come fosse un virus. In ogni caso, quale che sia il motivo, sono qui e porto con me il mio delfino. Contenti?
  • Harlem river - Kevin Morby (Harlem river, 2013) E si vede che sono arrugginito. Dopo 24 settimane di assenza, un fine estate spossante, un autunno rocambolesco, un inverno traumatico e un inizio anno coi nervi, quasi quasi non so cosa scrivere. Ma si dice che la fame vien mangiando e le cose escono fuori da sole man mano che si scrive. Come un fiume sornione che scorre da nord a sud, dalla Sicilia al Messico. Per cui, arrotoliamo le maniche e vediamo cosa succede.
  • Blank slate - HMLTD (West of eden, 2020) Una cosa strana (una delle cose strane) che mi sono portato dietro in questo 2020 appena concluso, è l'esasperante mania di non riuscire a dire basta, a non riuscire a chiudere con gli album in ascolto. Questo esordio degli HMLTD per esempio me lo porto appresso da marzo, e la stessa cosa mi è successa con Arthur H (luglio), Crocodiles (agosto), Idles (luglio), Radiohead (maggio), Fontaines D.C. (ottobre) e boh, altri ancora. E non è che siano tutti sti capolavori. Fra l'altro ormai sono in quella fase della vecchiezza in cui col cazzo che riesco a memorizzare i nomi delle canzoni, figuriamoci le track list. Allora cos'é? Pigrizia? Debolezza di cuore? Paura? Si, un misto di tutto questo. Mais bon, mi prenderò di coraggio e in questo inizio anno vedrò di buttare un po' di cose superflue. Forse a partire proprio da quest'album ormai nauseabondo.

domenica 19 luglio 2020

Week 29/20 - una lotta estenuante contro l'acufene (ma la vita è bella)

  • Kill switch - Ride (This is not a safe place, 2019) Ci sono due tipi di Ride, uno che lenisce l'acufene, e uno che me lo amplifica. Ovviamente, io preferisco il secondo. Quello che metti a palla e in loop in macchina mentre vai verso il futuro, quello che ti fa sbandare sull'autostrada e ti fa sorridere. E poi ridere. E poi, d'accordo, bestemmiare. Ma che volete, la vita è così. Un continuo urlo nelle orecchie fino alla fine.
  • Francis Bebey - Agatha (African electronic music 1975 - 82, 2012) E poi c'è lui, con le sue storie bizzarre, i suoi suoni sghembi, le sue metriche divertenti. Non è solo che la vita è bella. È che è anche divertente, colorata, sorprendente e complètement fou...
  • Summer sun - Koop (Waltz for Koop, 2001) E poi, con acufene o senza acufene, col caldo, coi cazzi, coi colori, con le sbandate in autostrada, domani sono in vacanza, quindi si, alla fine, la vita è bella...

lunedì 15 giugno 2020

Week 25/2020

  • Radiohead - All I need (In rainbows, 2007) Devo ammettere che a un certo punto il coronavirus ha cominciato a rompere le palle anche a me, e come per magia è un po' passata la voglia di tutto. Di leggere, di scrivere, di fantasticare, di lavarsi, di lottare, di contatti umani. Mi sono lasciato andare a uno stato di selvaggiume paragonabile solo a quello dell'estate 1996, quando per la prima volta mi sono ritrovato faccia a faccia con la depressione e con le mie ossessioni. E ora che tutto è quasi alle spalle, io mi ritrovo spaesato, senza punti di riferimento, senza desideri, voglie, stimoli. È un po' come se dopo essere stato scaraventato dentro a un pozzo profondo, mi ritrovo non solo senza la forza, ma anche senza la voglia di ricominciare a scalare. Perché forse, non ne vale nemmeno più la pena. 
  • Cesare Basile - Fra il tuo corpo e la cena (Closet meraviglia, 2001) Eppure c'è stato un periodo che sapevo chi ero e cosa volevo. Il tempo dei concerti da Zo, delle cavalcate elettriche nel cuore della notte, dell'erba a fiumi, dei diciotto posti letto ricavati a casa mia, per questo ribattezzata Ostello Pulichino, o, più simpatico, la Roulotte infinita. Ora, non è che avrei voluto continuare così all'infinito, lo so che si cresce e si cambia, e i dolori, e le delusioni, e le scelte, e i compromessi, e i tradimenti, ok. Però quella era la strada, dovevo solo continuarla. E invece l'ho smarrita.
  • A hero's death - Fontaines D.C. (A hero's death, 2020) "Life ain't always empty, Life ain't always empty, Life ain't always empty, Life ain't always empty, Life ain't always empty, Life ain't always empty". Life is never empty.

venerdì 24 aprile 2020

Week 17/20

  • Confessions nocturnes - Arthur H (Adieu tristesse, 2005) Io, io lo so perché la vita è cosi bella. Lo è per tutte le passioni che bruciano l'anima, per i bei sogni, per i viaggi in Giappone o in Mexico, per una gita al mare nel paese dei limoni, per una violazione dei protocolli, per tornare ragazzi di tanto in tanto, per i ricordi che si costruiscono a uno a uno, per una porta che si apre all'improvviso in una hall buia che sa di passione, per i pistacchi che sanno di sole, per il sole che è bello come la luna e la luna che è bella come nient'altro, per un messaggio d'amore alle quattro del mattino, per una poesia, per i fulmini che cadono dove e quando vogliono, dove e quando non si può prevedere, per le belle storie, per un'alzata di spalle che è solo il primo passo verso la ricerca della felicità, per tutte le confessioni notturne di questo e di qualsiasi altro mondo, di questo e di qualsiasi altro quando.
  • Camminante - Vinicio Capossela (Camera a sud, 1994) La ventana, il cielo distante della Patagonia, gli uccelli, la fatica di averti, la promessa e i baci rubati, i sogni e il mare aperto, c'è tutto in questa canzone per essere felici, persino la sicurezza lacerante che non si può perdere qualcosa che non si ha mai avuto, che non si può perdere niente se in fondo niente si è mai avuto...
  • Out of time - Blur (Think tank, 2003) È assolutamente incredibile che questa canzone sia rimasta fino a oggi esclusa da queste inutili pagine... ma sappiate che c'è sempre stata, che è una delle mie preferite di sempre, che ce l'ho proprio nel sangue, come Michelle dei Beatles per intenderci... è questione di chimica, di flavor per intenderci ulteriormente... ah, non avete capito? Bon, cazzi vostri...

martedì 14 aprile 2020

Week 16/20 - altre quattro settimane

  • The fly - U2 (Achtung baby, 1991) ...love, we shine like a burning star, we're falling from the sky tonight...
  • Pictures of you - Cure (Disintegration, 1988) I've been looking so long at these pictures of you that I almost believe that they're real. I've been living so long with my pictures of you that I almost believe that the pictures are all I can feel.
  • Music won't save you - Suuns (Images du futur, 2013) Non riuscirò mai a ripagare i miei debiti con i Suuns: il vinile e i consigli sulla paternità regalatemi da Joseph, le risate con Liam mentre ci arrostivamo le spalle nella sommità del castello desiderando un cazzo di caffè, l'abbraccio di Max quando ha visto la mia t-shirt Ypsigrock, le loro registrazioni stupende che mi accompagnano ovunque e i loro unici e immensi live, che mi hanno regalato sempre qualcosa di enorme.

mercoledì 8 aprile 2020

Week 15/20

  • Flavor - Girls in Hawaii (From here to there, 2016) Lo so, lo so, avevo dichiarato, avevo sentenziato, mi ero esposto, ma la verità, per lo meno la mia verità, è che sono ancora al buio. Questo tunnel è troppo nero e il bivio mi terrorizza. Una stella che mi guida ce l'ho, ma la paura  che sia solo un altro sogno è troppo nauseante.
  • Lollipop (ode to Jim) - Alvvays (Antisocialites, 2017) Ecco, chi mai mi dedicherà un ode, chi mai mi farà sentire volgarmente speciale come Molly fa con Jim Reid (il mio Jim Reid), chi, chi? Passerò il resto della mia vita ad aspettare questo, o riuscirò a liberarmi da questa catena?