- Cheated hearts - Yeah Yeah Yeahs (Show your bones, 2006) Un problema ricorrente, per me, gli Yeah Yeah Yeahs, un problema ricorrente che, nella speranza di essere prima o poi affrontato e risolto, ricorre come è ricorso casualmente questo pomeriggio. Che poi, sono solo io a trovare Karen O stupenda?
- Life we know - Django Django (Born under saturn, 2015) Carina sta canzone, se non fosse che è del tutto simile a qualsiasi altra canzone non solo di quest'album, ma anche di quello precedente... ma la buona notizia è che ci siamo, finalmente sono riuscito ad archiviarlo!
- Estrangers - No Vacation (Estrangers, 2019) Ieri è uscito queso single. Al primo ascolto, ho storto un po' il naso. Al millesimo, ho continuato a storcerlo. Ma solo perché, come al solito, non riuscirò mai ad averne una copia fisica.
- Rock Fishes - Fat White Family (Serfs up!, 2019) Quest'album è da poco entrato in heavy rotation dalle mie parti e se devo darne un giudizio, a parte quello entusiasta che diedi tempo fa senza averlo ovviamente ascoltato, è che non ci si capisce un cazzo. E questo non è un bene. A me pare che i pezzi siano tutti belli, come questa bizzarra Rock Fishes che mi ricorda tante cose belle dei tempi che furono, ma credo che sia proprio questo il problema. Ogni pezzo sembra se ne vada per i cazzi suoi, ognuno in una direzione diversa, a volte contraddittorie l'una con l'altra, a volte vagamente convergenti, ma comunque tutte rivolte al passato... come ci si può dunque realmente pensare di affezionarcisi a un album del genere?
- Marbles - Dead Vibrations (Dead Vibrations, 2019) Questa canzone invece l'ho pescata a casaccio dall'album d'esordio dei Dead Vibrations... a casaccio perchè tanto, ne prendevo una, o ne prendevo un'altra, non è che facesse molta differenza...
- Vibrations - Django Django (Born under saturn, 2015) Parliamoci chiaro, sono stato in vacanza. E ogni vacanza ha la sua colonna sonora. Che dipende da diversi fattori. Compagnia. Luogo. Durata. Ma con me queste regole non valgono. Solitamente la colonna sonora è scelta a casaccio o, meglio, è autoscelta a casaccio. In questa vacanza estiva 2019 in compagnia delle mie due donne, a mollo nel più meridionale mare siciliano, per una settimana, questo noioso disco dei Django Django si è autoselezionato e imposto all'ascolto. Oh, ma va bene, c'è di peggio, soprattutto se si è nel mare siciliano, con due donne, per una settimana. C'è sempre di peggio...
- Mistekan for strangers - The National (The boxer, 2007) Per esempio, c'è questo disco dei The National che si è autoimposto come quello dei Django Django... che già a me i gruppi che si chiamano "The" e qualcosa non solo mi stanno sulle palle ma mi parono pure tutti gli stessi, ma poi se sono così noiosi, se si prendono così sul serio con sto vocione alla Stuart Staples senza essere Stuart Staples e sti suoni alla Arcade Fire senza essere gli Arcade Fire (manco i secondi o i terzi Arcade Fire, quelli scadenti insomma), beh, ecco, è tutto un casino. Ma tant'è, esattamente come Django Django, ci siamo assuppati anche The National. E stavolta però, non so come poteva andare peggio...
- Going Norway - Girl Band (The talkies, 2019) E infatti non è andata peggio. Poteva solo migliorare e il fato, o meglio, le strategie di marketing, ha trovato questo modo per tirarmi fuori d'impiccio. Una mattina, mentre mi sbrodolavo sulla spiaggia, ecco che arriva una mail che mi invita a vedere in anteprima il nuovo video del nuovo singolo dei Girl Band. È un attimo, e tutto, magicamente, torna al proprio posto. Ogni dubbio è sciolto, ogni buco sonoro è riempito. In loop, in compagnia di chiunque, in ogni centimetro di spiaggia. Girlbandforever. Yeah!
- Angie - Shame (Song of praise, 2018) Ci vuole furbizia a piazzare come ultima canone della tracklist la migliore dell'album. Perchè così dopo un'ora di noia o quasi ti svegli di soprassalto e pensi che forse, si, forse sei stato un po' superficiale, frettoloso e ingiusto. Ci sono caduto persino io. Però alla fine a me non mi fregate, cari miei Shame. Live sarete delle bestie, come dice la cara Alessia, e sarete anche giovani e di belle speranze. Ma questa Angie è l'unica canzone davvero bella dell'album, mi sa...
- Millennial trash blues - Jo Passed (Their prime, 2018) Guardando al futuro, nella speranza di eliminare presto dalla playlist cose inutili come gli Shame, ecco un esempio di ciò che mi piacerebbe approfondire... lo so che sto pezzo non è proprio originale, ma è sufficientemente rumoroso per farmi guardare con l'acquolina in bocca all'album. Va beh, sapete che vi dico? L'ho appena aggiunto alla playlist di Spotify...
- Shoulderblades - Girl Band (The talkies, 2019) In attesa che arrivi a casa il 7" del secondo singolo estratto da The talkies, che mi pare si chiami Going Norway, sono costretto sempre più spesso, come fosse una droga, a riascoltare col volume a palla il vinile del primo singolo, Shoulderblades. Ecco, l'altro giorno, proprio mentre ne godevo in pieno, esattamente alla prima sezione basso e batteria, ho ricordato che tre anni fa, quando incontrai il bassista del gruppo Daniel Fox, gli dissi che non erano troppo lontani da My Bloody Valentine, Sonic Youth & co., non tanto, è ovvio, dal punto di vista estetico ma quanto dal punto di vista del progetto, dell'ideale. Lui si schernì umilmente, ma chissà se se la rideva sotto i baffi... beh, comunque, mentre poi subito dopo ascoltavo la seconda sezione basso e batteria, ho realizzato che se sto pezzo rappresenta ciò che si trova dentro l'album, il sorpasso può considerarsi bello e realizzato. Perché sto pezzo, come tutti gli altri finora registrati, è completamente oltre il già sentito. E secondo me, questo Daniel Fox, così come tutti gli altri, lo sanno eccome. Eccome se lo sanno.
- La festa - Zen Circus (Vivi si muore, 2019) La cosa più strana che ho imparato in quattro stupendi giorni di campeggio solo con Giulietta alla presqu'ile de Giens, è che lei conosce a memoria tutte le canzoni in italiano che girano a casa. Tutte. E quando dico che le conosce, intendo dire che le conosce: a memoria!
- Soldiers on leave - Virginiana Miller (The unreal Mccoy, 2019) Sono per la libertà assoluta da parte degli artisti di esplorare il mondo che vogliono, come vogliono e quanto vogliono per poi ripensarci, tornare indietro e prendere un'altra strada, oppure riprendere la stessa di prima e ricominciare da capo. Io capisco il bisogno dei Virginiana Miller di assecondare questo loro desiderio di omaggiare l'America del rock, sudata e sporca, ok, e devo dire che le canzoni sono ben scritte, i suoni interessanti e gli arrangiamenti come al solito vanno oltre al già sentito. Però, porca puttana, è possibile che Simone Lenzi non si sia mai reso conto che il suo modo di cantare in inglese è pessimo? Possibile che non abbia riascoltato, per esempio, questa sua straziante prova canore che è Soldiers in leave e non si sia quindi mai accorto di avere un inglese terrificante? Allé, Simò, lo sai che ti adoro e lo sai che fino a che ci inserisci una frase qua e la, in inglese o in francese, ci può anche stare. Ma un album intero, davvero, no, cazzo, dovevi risparmiarmelo!
- Turn it off - Froth (Bleak, 2016) Invece i Froth, quando cantano in inglese, spaccano le basi, come si diceva un tempo dalle mie parti, ma la battuta è stupida quindi lasciamo perdere. Ma non lasciamo perdere i Froth. Durante il viaggio di andata dalla presqu'ile de Giens, così come durante quello di ritorno in effetti, Giuli si è addormentata lasciandomi solo con i miei amati Froth versione '90s von riferimenti ai '60s. Beh, questa canzone l'ho dovuto mettere in loop un paio di volte, per quanto è sorprendente. Io chitarre così non ne sento spessissimo in giro, e anche se tendo a immelanconirmi con i suoni '90s e '60s, qua mi pare che si vada ben oltre le coordinate spazio-temporali. Insomma, per farla breve, oltre a cantare benissimo in inglese, i Froth scrivono canzoni fantastiche. Chissà se scriverebbero mai un album dedicato alla musica rock italiana, e in italiano?
- On the motorway - Metronomy (Nights out, 2008) Quando ho ascoltato quest'album per la prima volta ho avuto difficoltà ad accettare che fossero davvero i miei Metronomy, o meglio, i Metronomy prima dei miei Metronomy. Basta ascoltare sto pezzo per esempio. È zaurdo. Devo dunque accettare questo, che i Metronomy prima dei miei Metronomy erano i Metronomy Zaurdi. Amen.
- The end of innocence - Virginiana Miller (The unreal Mccoy, 2019) Oggi pomeriggio è successo questo. Giulietta mi si è avvicinata mentre cercavo disperatamente di dare un senso a quest'album, e mentre passa questa canzone, ficcando gli occhi dentro i miei, mi fa: "Papà, com'era la tua maestra?" E allora, senza esitare, io, comincio: "Beh, a me sembrava vecchietta, anche se non poteva avere più di 50 anni il primo giorno della prima elementare. Era un po' severa, dava tanti schiaffi a Francesco R. e gridava spesso con Daniele C. e Giorgio N. Ma a me mi ha dato solo uno schiaffo, in terza elementare, un mercoledì invernale. Ma era anche gentile. Ogni tanto non ci dava i compiti per casa e veniva alle feste di compleanno di Chiara A. Per Natale e la fine dell'anno scolastico preparava sempre una recita insieme a noi, spesso in siciliano. E la scriveva lei. Scriveva anche delle belle poesie e si firmava La Ginestra, come il fiore giallo che cresce sulla pietra nera dell'Etna. Amava il mare, perché ne parlava sempre, ma era di Randazzo, un piccolo paese proprio sopra il vulcano. Oggi dovrebbe avere circa 85 anni, se è ancora in vita. Quando ho scritto e pubblicato il mio primo libro, tramite suo figlio Guido che lavorava con me e con cui c'è tutta un'altra storia che prima o poi ti racconterò, gliene ho fatto avere una copia autografata. La dedica diceva: << alla maestra Rosanna, perché qualcuno doveva pur insegnarmi a leggere e scrivere >>. E poi, dopo qualche giorno, lei mi ha telefonato a casa e mi ha ringraziato. E io ho ringraziato lei". A quel punto restiamo un po' in silenzio, io non guardo più Giulietta, sono altrove. Dopo un po', lei mi fa: "Papà, ma perché stai piangendo?".
- Good time Charlie - Priest (The seduction of Kansas, 2019) C'è qualcosa che mi piace assai in questa canzone, nonostante mi rimandi a gruppetti come Sleater-kinney, L7 e Decibelles. Banalmente, è il senso di urgenza della musica, il cantato spigoloso, il testo incomprensibile. Ma anche il calarsi completamente nel contesto dell'album e la batteria cattiva. In heavy rotation da mesi, chissà quanto mi stupiranno ancora. Sperando che la prossima volta che ne parlerò mi diano qualcosa di più intelligente da dire...
- Motorhomes of America - Virginiana Miller (The unreal McCoy, 2019) È chiaro che la più lunga attesa della mia vita, in termini emotivi, sia stata quella di Giulietta lunga nove mesi. Però anche l'attesa di sei anni per l'uscita di quest'album, poi l'attesa di quattro mesi prima di decidermi ad ascoltarlo e infine l'attesa di tre settimane per spararmi in faccia la verità non è stata male dal punto di vista emotivo. Soprattuto perché Giulietta è stata infine una gran soddisfazione. Quest'album invece è stato proprio una gran stronzata.
- Chiara - Rats (Indiani padani, 1993) E a proposito di Giulietta, non so come sia potuto succedere, ma dopo Catene, Zeta reticoli e Azzurro, questa è la sua nuova canzone preferita. E io, ancora una volta, non so se ridere o piangere. Ma direi ridere. Anzi, no, piangere, piangere, senza dubbio piangere.
- Postcard radio - Froth (Bleak, 2016) E se c'è una cosa che a Giulietta proprio non saprei spiegare è perché sti Froth a me piacciono assai. Non c'è dubbio che Outside (briefly) sia bello soprattutto perché un po' obliquo, ma il punto è che a me sti californiani piacciono anche nella veste più marcatamente '90s di Bleak. Non riesco a togliere quest'album dalla playlist, lo ascolto a palla su Pandabell, e appena capita che mamma e figlia si allontanino da casa me lo sparo ancora a tutto volume. Non è che forse sto diventando un po' giurassico? Questo si, che sarebbe difficile da spiegare a Giulietta. Anche se, forse, sarebbe più difficile spiegarle il contrario. Sono figlio degli anni '90, posso forse far finta di niente?