- More than this - Roxy Music (Avalon, 1982) È strano che in sei anni quasi di esistenza di questo inutile blog abbia parlato di Pandabell, della mia cassa bluetooth JBL, di mio cugino, di Francesca e Giulietta, di colleghi, treni, aerei e sogni ma mai, dico mai, abbia neanche accennato a Technibell, il mio fedele compatto Technics acquistato con uno dei primi stipendi nel lontano 1999 (se, 20 anni fa, se...) e su cui ho suonato praticamente qualsiasi cd mi sia passato fra le mani (tranne Pop degli U2, Grace di Jeff Buckley e Pearl di Janis Joplin), qualsiasi vinile e buona parte delle cassette... è come un fratello per me, un amico, un feticcio, un oggetto che fu del desiderio (tenni appesa alla parete per anni la pagina strappata da un giornale da sala d'aspetto del dentista con la pubblicità) e che poi divenne realtà ma che ora, eh si, è questo il punto, si appresta a divenire passato. Sarà l'Alzheimer degli impianti, sarà depressione senile dell'elettronica, ma comincia a dare i numeri... sapendo di non trovare mai più un tipo come lui (bello da vedere, con le sue lucette blu, suono potente, cavetti paralleli di collegamento fra i componenti semi-indipendenti) ho deciso di passare a un altro livello, non per forza superiore (si lo è) ma di sicuro diverso, più dispendioso, più ingombrante, più nero... insomma, per farla breve, brevissima, venerdì mi sono appropriato di un ampli Marantz pm5004 che mi terrà compagnia per i prossimi (20?) anni e che presto sarà affiancato da un lettore cd altrettanto nero e altrettanto Marantz e un paio di casse Opal 609... scusate, sono emotivamente e fisicamente sfiancato. Finisco qui... ah, e la canzone dei Roxi Music? È dedicata al mio fedele Technics (amore eterno), ovvio, ma un po' anche al nuovo Marantz dai...
- Sequence one - TOY (Happy in the hollow, 2019) E a proposito degli aspetti tecnici della vita, questa canzone che apre lo strambo e inidentificabile (ancora) nuovo album dei TOY, è quella che mi ha fatto scoprire che c'è qualcosa che non va con il piatto... diciamo che di default va troppo veloce e se cerco di spostare la cinghia va troppo lento... malavita, malavita, ve lo dico io... mah, non vorrei essere costretto a cambiare anche il piatto, mannaggia, sarebbe proprio quella che noi rockfili definiamo una tagliata di faccia (ma che mi darebbe entusiasmo per i prossimi mesi)...
- Rentboy - HTRK (Marry me tonight, 2009) Ho troppo male ovunque per spiegarvi perché mi piace sto pezzo, e poi ho sprecato già tutte le energie per la prima canzone, quindi, buonanotte... ascoltatela e basta...
- Contact - Froth (Outside (briefly), 2017) La prima volta che ho visto Giulietta, me lo ricordo bene, a livello emotivo. Ma c'è da dire che sapevo, a priori, che era un evento importante. Ma sapere cosa ho pensato due anni fa quando ho visto per la prima volta questo video, primo contatto con i Froth, mio attuale gruppo preferito categoria "vedremo", tanto da farmi decidere di mettere il relativo album nella lista "good" del mio account youTube, per poi mesi e mesi dopo aggiungerlo nella playlist di Spotify, per poi toglierlo immediatamente, dopo aver realizzato che si meritava l'acquisto, per lo meno, in cd, per poi diventare uno dei miei album preferiti del millennio... beh, ecco, questo è impossibile. Peccato, davvero peccato non avere una memoria emotiva così fine. Non che voglia paragonare i Froth a Giulietta, of course...
- Pancake - Swirlies (Blonger tongue audio baton, 1992) Credo che esistano almeno tre versioni diverse di questa canzone degli Swirlies, due contenute nell'Ep Brokedick car (fra cui la magnifica e mia preferita chiamata House of pancake) e una in questo precedente album. Bizzarrie del rock, certo, quasi un tabù, pubblicare tre versioni diverse della stessa canzone, soprattuto su uscite ufficiali. Ma gli Swirlies, per definizione, forse anche per contratto, delle regole e dei tabù, se ne sono sempre fregati, grazie al cielo.
- La verità sul tennis - Virginiana Miller (La verità sul tennis, 2003) Ecco, non è che quest'album sia brutto, no, però c'è qualcosa che non mi fa impazzire come invece succede con gli altri album dei Virginiana Miller anche se, lo ammetto questa è solo un'impressione dopo una manciata di ascolti. Sono sicuro che alla lunga, come sempre, quasi come fosse da contratto e definizione, saranno loro ad avere ragione...
- Show a flower a candle and it will grow - Froth (Outside (briefly), 2017) Non riesco a togliere quest'album dalla playlist, e questo ci può stare, ma la cosa strana è che più lo ascolto più ci trovo dentro cose nuove. Più ci trovo dentro cose nuove più mi piace. E più mi piace più mi sento bene. Quindi, perché toglierlo dalla playlist?
- Ah - HTRK (Marry me tonight, 2009) Ecco, una buona ragione per abbandonare l'album dei Froth potrebbe essere il bisogno di gettarmi in acque più torbide che, non sempre è vero ma spesso si, mi sono più congeniali. Australiani questi HTRK, morbosi come dei Fufanu che non sono usciti dall'adolescenza con tanto di storia di suicidio all'interno del gruppo e, ovviamente, con supporti fisici dei dischi a prezzi improponibili. Ecco, se non fosse per questo, si, forse sarei pronto ad abbandonare i Froth. Ma purtroppo...
- Mechanism - TOY (Happy in the hollow, 2019) L''imminente uscita del quarto album dei TOY potrebbe essere e probabilmente sarà la vera ragione per abbandonare l'album dei Froth. Non che mi faccia impazzire questo singolo, mi pare un po' troppo moscio, ma le recensioni pre uscita dell'album da parte degli addetti ai lavori sono così incredibili e voi sapete come io sia facile all'entusiasmo e quindi...
- Sensitive girl - Froth (Outside (briefly), 2017) È evidente che i Froth stanno al gennaio 2019 come i Grinderman stanno al gennaio 2018 come i Dark Horses stanno al gennaio 2017, ma ho troppo sonno per dire qualcosa di spiritoso, ammaliante, ironico e super intelligente riguardo questa canzone quindi, ascoltatevela e incrociate le dita: quest'anno vogliamo i Froth al TINALS o al Pointu! I Froth al TINALS o al Pointu! Fo!
- 1992 - Blur (13, 1998) Ecco quello che non mi piace nei Blur e che li fa fuori dalla mia top 18: che nessuno dei loro album, tranne forse Think Tank, sia un'immersione totale. E questo 13, probabilmente, è il peggiore esempio di tutti. Ci sono canzoni che sembrano già dei Gorillaz, altre che sembrano voler dimostrare che anche loro sono capaci di fare cose bizzarre come si usava ai tempi, alla Beck, per intenderci o alla Beta band. Altre, infine, come questa 1992 (la conferma è suggerita proprio dal titolo fra l'altro) che sono probabilmente della outtakes di album e periodi precedenti a cui hanno rimesso le mani per ri-modernizarle un po'. Insomma, sto davvero crepando dal sonno, quindi riassumendo: boh, buonanotte.
- Kokomo - Beach Boys (Still cruisi', 1989) Ecco, l'anno passato si è concluso così, con la scoperta a dir poco shockante che la canzone pop che ben 30 anni fa mi aveva ammaliato, cullato, solleticato, accompagnato, addolcito e tanto altro presente nel imprescindibile film Cocktail con Tom Cruise e Bryan Brown non è dei norvegesi A-ha, come (chissà perché) pensavo, ma dei miei amatissimi Beach Boys... ah, se ci fosse il mio amico pop Giorgio Vasta a leggere queste righe, riconoscerebbe subito un lampante caso di falso ricordo che, in buona fede, diventa reale.
- Pop crimes - Rowland S. Howard (Pop crimes, 2010) Pensavo che Rowland S. Howard fosse diventato famoso perché aveva fatto parte dei Birthday Party, o perché fosse morto prematuramente facendo uscire così il suo disco posticcio, oppure perché aveva questo aspetto da perdente che tanto, si sa, piace agli amanti del pop più attennativo... eh beh, si, Rowland S. Howard è famoso per tutto questo, ma anche perché sto famigerato album posticcio è bello, davvero bello, nero, teso e crudele come dimostra la title track. Beh, che dire? Il mio 2019 si apre così, che più pop non si può. Speriamo che finisca bene ma, sopratutto, speriamo che passi bene!
- Passing things - Froth (Outside(briefly), 2017) Lungi da me perdere tempo in classifiche di fine anno dato che, si sa, i miei ascolti sono di solito temporalmente schizofrenici. Eppure, forse proprio per questo, mi è impossibile non cadere nella tentazione di valutare l'ironia della situazione dato che, a mio avviso, questo lavoro dei Froth datato 2017 è probabilmente il miglior ascolto del 2018 ed è arrivato nella cassetta delle poste a ridosso del (e quindi si prolungherà nel) 2019. Quindi, dicevo, sarà pure una Passing Thing, questo oggetto Froth, però sembra che mi accompagnerà a lungo...
- Stay (far away, so close) - U2 (Zooropa, 1993) A proposito di oggetti che mi accompagnano a lungo, questo forse è quello più spudorato, più ossessivo, più difficile. Comprai una cassettina taroccata di Zooropa non appena uscì, se non sbaglio estate 1993, e poi, anni dopo il cd che ho ascoltato così tanto da rovinarlo in alcune tracce. Poi, ieri mattina, come regalo di Natale delle mie donne, mi ritrovo fra le mani una ristampa in vinile. Lo abbiamo suonato per tutto il giorno, come fosse una compilation di Natale, e ci siamo tutti ritrovati un po` commossi ognuno su tracce diverse. La mia preferita dell'album, si sa, è Dirty Days, di cui abbiamo già parlato tempo fa. Ma la preferita di Francesca e Giulietta è e sarà sempre Stay. E come si fa a non capire il perchè?
- Falling stars - Blankenberge (Radiogaze, 2017) Toh, ecco un altro lavoro uscito nel 2017, attenzionato solo nel tardo 2018 e che di sicuro mi porterò per un po' attraverso il 2019. Non che ci sia molto da dire, sono russi, fanno shoegaze molto più dream rispetto agli standard e io me li ascolto soprattutto la notte, quando cala il freddo e posso avvolgermi nel silenzio e nel plaid blu. E mi fanno sognare ancora prima di addormentarmi.
- We - Blankenberge (Radiogaze, 2017) Questa me la segnalò l'amico Vitale l'anno scorso, proprio in questo periodo, come la migliore traccia shoegaze del miglior album shoegaze del migliore gruppo shoegaze del 2017. Col mio solito comodo, ci sono arrivato a dargli spazio nella mia quotidianità, e devo dire che mi trovo abbastanza d'accordo con l'amico Vitale. Ora però aspettiamo che l'amico Vitale faccia il suo solito lavoro e mi dia la medesima dritta per l'anno 2018 che volge al termine. Così almeno saprò già di cosa parlare fra un anno a quest'ora...
- Yam Yam - No Vacation (Intermission, 2017) Sempre dal passato 2017, e dunque in vergognoso ritardo, mi sono approcciato solo oggi a questo EP dei miei amatissimi No Vacation, gruppo californiano che dovrei odiare per ovvie ragioni ma che, invece, come sa bene mio cugino e chiunque segua questo scellerato blog, amo tanto, ma davvero tanto, per ragioni che invece mi sono oscure. Non so se questo lavoro sia esattamente l'ultimo pubblicato, ma in ogni caso mi pare assai diverso dai precedenti (anche se non saprei dire in cosa, ignorante come sono, forse nei suoni? Forse nella composizione?) seppur godibilissimo come sempre. Che altro aggiungere? Che Yam Yam è un nome fantastico per una canzone californiana? Si, esattamente questo. Yam Yam è un nome fantastico per una canzone californiana...
- The stars are like an Avalanche - Swell Maps (Jane from occupied Europe, 1980) Sono così stanco e avvilito che, invece di commentare sta canzone, userò i suoi 3 minuti e 22 secondi di durata per rileggere e correggere le cazzate che ho scritto sopra... Bonne nuit!