- Pontiac 87 - Protomartyr (The agent intellect, 2015) Frustrante, frustrantissimo che, in un album acclamato, acclamatissimo da critica e pubblico, io riesca a trovare una sola canzone che riesca a malapena a solleticare il mio gusto. Frustrante, frustrantissimo. O arrogante, arrogantissimo?
- Mulholland drive - Failure (The heart is a monster, 2015) Già che mentre ascoltavo quest'album mi chiedevo perchè lo stessi facendo, per quale errore mio o recensione fraudolenta avessi scelto di richiederlo al CE, per poi prenderlo in prestito, per poi dedicarci il mio tempo, quando all'improvviso, nel bel mezzo di una scaletta abbastanza grunge fuori tempo, parte questa canzone che mi ha catapultato a metà degli anni '90, quando tutti i gruppi più o meno acidi, a un certo punto, tiravano fuori, per contratto o solo per ammiccamento (di certo non, come ho sentito dire più volte da qualche giornalista minchione, per dare voce anche al lato tenero che ogni metallaro in fondo ha), una ballata che niente aveva a che fare con il proprio repertorio. Dio! Ricordo che durante un concerto dei Bo Ningen in cui mi stavo divertendo da morire un amico un pò sbruffone, che di li a poco sarebbe andato a vedere i Rolling Stones dal vivo, pagando una cifra spropositata, mi ha detto, alzando le spalle, chiudendo lentissimamente gli occhi e piegando testa e labbra una di lato e le altre verso l'alto: Angelo, gli anni '90 sono finiti... cristo, allora che dire di questi Failure? Continuano a fare Grunge e per giunta ci mettono in mezzo la ballata che manco i Guns n' roses con Since I don't have you mi hanno mai fatto calare il latte così! Ok, va bene, non ho niente di personale contro i Failure, ma dovevo eliminare qualche sassolino dalla scarpa...
- Fear machine - Coral (The distance inbetween, 2016) E a proposito di sassolini da eliminare dalla scarpa... eccone un altro dritto in faccia a Tame Impala. Anche qui, niente di personale, è giusto che ognuno faccia la sua cosa... infatti, mi sa che, più che verso TI, questo sassolino è verso i suoi fanz e i critici cecati...
- Mindless child of motherhood - Kinks (Drivin' 7", 1969) Non è che non ci siano autori pop di alto, altissimo livello che siano venuti fuori negli ultimi trent'anni ma è innegabile che, quando penso ad autori pop di alto, altissimo livello, i primi a venirmi in mente sono vecchi dinosauri in giro da ormai cinquant'anni. Il più grande secondo me? Non lo so, non lo saprei dire, sarebbe un pò come sciegliere fra sesso, droga e rock 'n roll. Ma sicuro per Day Ravies, l'autore principale dei Kinks, ho sempre avuto un debole particolare. Sarà perchè assomiglia a Manuel Agnelli, o perchè ha di fatto inventato almeno due tre sotto-generi rock, o perchè è uno che, al contrario di Brian Wilson, John Lennon e Paul MacCarthy non ha mai avuto il giusto spazio, la giusta riconoscenza, i giusti tributi. Non che si possa definire un perdente, uno che comunque ha venduto milioni di copie, ha stravolto diverse volte il rock e ha scritto la prima opera rock della storia, ma ho sempre pensato che fosse fico avere per mito pop uno di cui tutti conoscono le musiche ma in pochi ne ricordano il nome.
- White rabbit - Jefferson Airplane (Surrealistic pillows, 1967) E a proposito di miti... vi giuro che non è per partito preso che non ho mai amato alcune cantanti femminili che hanno girato negli ultimi venti trent'anni nel mondo del pop. E' solo che negli anni sessanta e settanta c'era in giro una che si chiama Grace Slick, e credo fortemente che ancora oggi sia del tutto insuperata. Se ci si è mai avvicinata qualcuna potrebbe essere Sherley Manson, o Anna Calvi, o Elizabeth Fraser, persino Giovanna Cacciola ma di sicuro nessuna, nessuna delle sciacquette a cui state pensando voi in questo momento.
- Connector - Coral (Distance inbetween, 2016) Ma per tornare con la testa al presente, ai miti contemporanei e ai grandi autori, dopo cinque anni di silenzio, a parte lo strano caso di The course of love, ecco finalmente il nuovo album dei miei Coral. Bellissimo. Nuovo. A volte cattivo. Una goduria. Non potrei vivere senza di loro. Devo necessariamente vederli dal vivo prima di morire. Forse me li voglio pure portare a casa. Dio, a volte mi pare di avere 80 anni, a volte di non arrivare neanche ai 12. Forse dovrei fare una media?
- You don't care about us - Placebo (Without you I'm nothing, 1998) Ci sono di quelle settimane in cui il futuro e il presente sono difficili da affrontare. Ci sono di quelle settimane in cui viene difficile anche alzarsi dal letto, o fare un sorriso, o fare finta che sia tutto a posto. Ci sono quelle settimane in cui la cosa migliore da fare è cercare rifugio nel passato, così confortevole, così sicuro, così difficile che te la metta nel culo anche lui.
- Paralyzer - Suuns (Hold/still, 2016) E meno male che qualche ragione per affrontare con fiducia settimane come questa si trova sempre. In questo caso è il nuovo e cattivo singolo dei Suuns. Devo ammettere che ricorda troppo i Massive Attack di quasi vent'anni fa, ma sapete come sono fatto io, faccio finta di niente, alzo le spalle e vado avanti come un mulo.
- If you're a wizard then why do you wear glasses? - Liars (They were wrong, so we drowned, 2004) Sono così confuso ultimamente nei miei ascolti che non so neanche come sono finito ad ascoltare quest'album, che non era certo una priorità per me, che di certo non sono uscito di casa per andarlo a comprare. Eppure, eccomi qui ad ascoltarlo, da settimane, senza capirci granchè. Sembra sia una specie di concept, e i suoni in fondo non sono neanche male, ma non mi piace molto. La domanda interessante però è: se non mi interessa ascoltarlo, perchè non riesco a metterlo da parte e andare avanti?
- One trip/one noise - Noir Dèsir (Tostaky, 1992) Qua la cosa cambia leggermente. So perchè ascolto da settimane quest'album: 1) per conoscere meglio il rock francese; 2) per non obbligare le mie coinquiline a vivere immerse nel frastuono più atroce. Però il punto è sempre lo stesso. Ore e ore buttate ad ascoltare qualcosa che, seppur non mi faccia schifo, non si possa dire mi piaccia del tutto. Me ne pentirò.
- The answer - Savages (Adore life, 2016) Mah, sapete che vi dico? Anzi, sapete che vi diciamo io e mio cugino? Anzi, sapete che cosa mi ha detto di dirvi mio cugino? Forse che forse quest'album non è poi tutto sto granchè... sembrava meglio, ai primi ascolti. Più ripetitivo di quello che pareva, meno ben scritto di quello che potrebbe e dovrebbe essere. Boh, non saprei. Però la stima che riponiamo (io e mio cugino) su queste quattro donne ci impone, senza indugio, di dar loro e al loro album ancora diverse chance. E in ogni caso, non ce ne pentiremo.
- La paura - Il Teatro degli Orrori (Il teatro degli orrori, 2015) Dopo quattro album, forse cominciano ad essere un pò monotoni, nei suoni e nei temi, e il modo di cantare di Capovilla mi pare adesso un pò ridicolo. Però non è male questo singolo e, non appena mi ritroverò in territorio italico, comprerò l'album nuovo con piacere. Alla faccia de I Cani. Alla faccia de I Cani.
- Mr Mistake - Nevermen (Nevermen, 2016) Sarò sincero, è stata così sfiancante questa settimana, fra idraulico, otite di Giulietta, laringite mia e la fattoria di Pinocchio, che quando ho sentito che era uscito un album in cui collaborano Mike Patton e Tunde Adebimpe (assieme ad un altro tizio per me sconosciuto) mi ci sono fiondato al volo per usarlo come droga naturale, ricostituente, insfusione di fiducia nella vita futura. Effetto? Terribile. Quest'album fa cagare.
- AnB - TRAAMS (Modern dancing, 2015) Il problema di quelli come me che danno una possibilità a tutti (anche se ultimamente qualcuno mi ha accusato di essere poco curioso e di perdermi delle grosse occasioni), è che poi passano dei periodi, delle ere, in cui ascoltano merda pura. Figuratevi che io, in questi giorni, sto ascoltando Morcheeba, Tame Impala e Liars, quando invece potrei crogiolarmi con Girl band & co. Dunque, ecco l'unica cosa decente veramente nuova che sto ascoltando in questa settimana: TRAAMS. Mi pare siano francesi. Non mi pare sia originalissimi. Mi pare si sappiano difendere. Promossi.
- Boom boom - Jennylee (Right on, 2016) Non so neanche se questa canzone sia bella o no, non è questo il punto. Il punto è che mi sono preso una cotta per Jennylee, e non nel senso di bassista musicista artista, ma nel senso che me la sposerei proprio.
- Baloo - Girl band (Holding hands with Jamie, 2015) Nel caso dei Girl band invece, più che di cotta, parlerei di ossessione, tanto che questa canzone la scelgo per la tripletta di oggi solo per vedere i dublinesi salire di posizione nella classifica dei gruppi di cui abbiamo già parlato.
- Tall ships - Swirlies (What to do about them, 1995) Che poi notavo che sono così ossessionato dai Girl Band che persino i miei un tempo adorati Swirlies, ormai, a loro confronto, mi sembrano solo ragazzini che giocano a fari sgrusciu.
- T.I.W.Y.G - Savages (Adore life, 2016) L'album nuovo delle Savages è: 1) una fotocopia del primo album; 2) un ennesimo tributo al post-punk più classico anni '80. Quello che mi fotte il cervello è: come far coesistere nel mio meschino universo queste due realtà con il fatto che quest'album è anche 3) molto bello?
- Feels like we only go backwards - Tame Impala (Lonerism, 2012) Quest'album invece, come il precedente Innerspeakers, è un omaggio al rock psichedelico un pò sixities un pò seventies. Quindi divertente e godereccio quanto inutile... Che Mr. Tame Impala faccia la sua cosa, è sacrosanto e giusto, così come è giusto che il pubblico e la critica lo adorino. Ma la psichedelia, negli ultimi quaranta anni, non ha cessato di esistere, si è evoluta, spostata, ha cambiato pelle ed è diventata un'altra cosa. Per questo ci tengo tanto che, quando si parli del musicista australiano, si sottolinei che il suo è un tributo a un tipo di musica che, per un certo periodo, in un certo periodo, ha suonato così. Sennò dovremmo dare ragione a chi sostiene che il rock è morto, o che il vero blues è quello dei neri con la chitarra acustica, o che la musica si ascoltra solo in vinile. E io, sinceramente, non ho la minima intenzione di farlo.
- Lawman - Girl band (Lawman, 2014) E poi ci sono così tanti territori sonori ancora da esplorare che trovo davvero inutile e stupido stare li, come i vecchietti, a guardarsi indietro.