sabato 12 ottobre 2013

Week 41/13


  • Intermission - Blur (Modern life is rubbish, 1993) Stavo facendo lo sborone, lo ammetto, e mentre parlavo piegavo la testa di lato di tanto in tanto e sbattevo lentissimissimamente le palpebre dei miei occhi. I Blur non hanno segreti per me, dicevo compiaciuto, sono come un libro aperto per me! Il loro parco suoni, gli stili di composizione... non è certo perchè non conosco Modern life is rubbish che i Blur... a quel punto mio cugino si è alzato, immerso nel suo solito silenzio oppiaceo, e mi ha fatto ascoltare questa canzone. Poi, per la prima volta nella sua vita, lo ha detto anche a me: Coglione! Finalmente, chissà da quanto tempo aspettava questo momento...
  • Freak scene - Dinosaur Jr. (Bug, 1988) Non vedevo questo video da anni e, quando questo pomeriggio mi è finito davanti agli occhi, ho sentito una fitta al cuore: capelli che gli svolazzano di qua e di la, piroette a bizzeffe come se fosse vivo e quando poi si piega sulla chitarra minuscola per violentarla... dio, per me J Mascisc è come uno di famiglia ed io gli voglio bene. Hai sentito J? Io ti voglio bene! IO TI VOGLIO BENE!
  • Song of the minerals - Shellac (At Action park, 1994) Visto che sono in vena di squallidi sentimentalismi, colgo l'occasione per tendere una mano agli Shellac: è un grande album questo At Action park, non c'è che dire, e questa canzone (che è probabilmente la più melodica dell'album) è puro spettacolo. Attento Albini, mi stai ancora sulle palle, con quella tua voce da palle strizzate, ma ti do un'altra chance. Vedi di non sprecarla...

mercoledì 9 ottobre 2013

La tripletta (della follia) di Gloria Patané


Nuovo ospite, oggetto di un folle e lungo corteggiamento: Gloria Patané ci propone una tripletta sulla follia, una tripletta insana, una tripletta da folli! Buon ascolto, e buona lettura. Folli...
  • Song 2 - Blur (Blur, 1997) Una sera piena di stelle, di rientro da una scampagnata, giornata di vino rosso e reggae e alla fine carciofi arrostiti, la parte migliore di ogni scampagnata. Avevamo cantato e riso e parlato tutta la giornata, e quindi non c'era più bisogno di parole. Zitti e assorti, nel buio della campagna ennese, ma nessuno di noi era lì in quell'abitacolo intriso di musica che si spandeva oltre il finestrino. Non posso dire a cosa stessero pensando gli altri, ma di una cosa sono certa: eravamo tutti consapevoli che quel momento non sarebbe più tornato. E stavamo zitti, mentre questa canzone urlava nella notte una folle rassegnazione.
  • Tourette - Nirvana (In utero, 1993) Urlavo invece quando ero giovane e bella, no, bella no, ma giovane si, e urlavo dalla mia testa e dicevo cose parole e sentimenti senza senso, e la gente pensava che fossi pazza, ma probabilmente era solo una sindrome di Tourette non diagnosticata. E quando Kurt urlava nessuno pensava che fosse pazzo, perchè lui oltre ad essere giovane era pure bello. E si sa, i belli raramente sono pazzi, i pazzi sono quelli con i denti storti e i capelli sfilacciati e mezzi caduti e i vestiti sdruciti. E urlano sconcerie e nessuno ci fa caso, se sei bello invece tutti si preoccupano per te. Meno male che poi sono guarita, perchè con i mei denti storti e i capelli sfilacciati e i miei vestiti sdruciti, se mi fossi sparata un colpo di fucile nessuno ci avrebbe fatto caso.
  • Lu rusciu te lu mare - Alla Bua (Alla Bua, 2002) Noi femmine abbiamo una pazzia diversa da quella dei maschi. I pazzi maschi spesso sono violenti, alcune volte geni e altre solo pazzi che non c'è niente da fare. Quando una femmina è pazza invece è solo isterica: il nostro male ha origine sempre e solo li, da quel pezzo del nostro corpo che da la vita e quando secca e muore ci cambia l'anima e ci fa impazzire. Ma quando una donna è pazza è libera di cantare e di ballare, se ne frega di chi la vuole curare, e allora possono stare li gli uomini a suonare e battere sui loro tamburelli e cercare di farla rinsavire... canta femmina folle, femmina pazza, femmina isterica, che la follia è un dono degli Dei.

sabato 5 ottobre 2013

Week 40/13 - una tripletta hardcore per tre clichè artistici


  • Out there - Dinosaur Jr. (Where you been, 1993) L'antipatica domanda è: non è che per caso questa canzone sarebbe apparsa come un capolavoro, e non come la semplice copia di una copia di una copia, se fosse stata contenuta nel primo e non nel quinto album dei Dinosaur Jr.?
  • I love you - Black Flag (My war, 1984) Altra antipatica domanda: che questa liscissima canzone dei Black Flag sia le fondamenta per i capolavori hardcore a venire, è sufficiente per reputarla più importante di tutte le altre? 
  • Terrorista N.A.T.O. - Punkreas (Pelle, 2000) Ultima antipatica domanda: è poi così importante capire se questa cristallina canzone dei Punkreas debba essere classificata come hardcore, punk o come crossover hard-punk-new wave-power pop?

venerdì 27 settembre 2013

Week 39/13

  • Epic - Faith no more (The real thing, 1989) Dedico questa canzone del 1989 a tutti coloro che, almeno una volta negli ultimi ventuno anni, hanno sentenziato compiaciuti che "però i Rage Against the Machine hanno inventato un genere!!!". Olè! Ma belle vaccate che dite, davvero!
  • Drill - Wire (Drill, 1985) Non so come mai i Wire chiamarono "Dugga" la trovata ritmica con la quale soppiantarono i vecchi groove funk, ma dice Simon Reynolds che invece, per capire come mai questa canzone si chiama Drill (Trapano), basta solo ascoltarla. Ad un livello di volume spropositato poi, sono sicuro che anche ogni dubbio sul Dugga sarà definitivamente sciolto.
  • Violent life - Blonde Redhead (La mia vita violenta, 1995) Perchè non mi piacciono i Blonde Redhead, perchè?! Piacciono a tutti, a tutti! Ai critici musicali, agli artisti del circolo degli artisti, ai falsi nerd, radical chic, nichilisti, anoressiche, bulimiche, aspiranti DJ, aspiranti attrici, autori TV, stagisti, registi, falliti, delusi, depressi e persino ai frustrati! A tutti, a tutti piacciono i Blonde Redhead, tranne a me! Ma perchè, perchè devo essere escluso da questo fantastico fan club, perchè?

sabato 21 settembre 2013

Week 38/13 - una tripletta nostalgica III


  • Skopje - Teatro degli Orrori (Il mondo nuovo, 2012) "Striscia fuori dal grembo del mare un piccolo granchio. Si sotterra e si addormenta nella sabbia di fango e detersivi, stanco morto. Sulla faccia il sudore del lavoro, che percorre l'autostrada a piedi, che si accanisce sul brandy del discount, e che si strappa i capelli bianchi. I semafori in fondo al viale sono bottoni di camicia spalancata sul petto. Il Rivolta questa notte romba musica cupa e discontinua. Mi fiorisce in petto un pianoforte sul quale suonano gli amori degli uomini del mondo. Non posso fare a meno di voi, amori degli uomini del mondo, non posso fare a meno di voi". Questa è pura letteratura. Ma voi continuate ad idolatrare Capossela, e le sue porcherie cha-cha-cha...
  • Expressway to your skull - Sonic Youth (Evol, 1986) L'apice del post-post-punk. I Sonic Youth mettono al muro Clash, Beach Boys, James Brown, Elvis Presley e Madonna, uno dopo l'altro e chiarendo per ciascuno di loro le motivazioni della condanna a morte. Poi, al minuto 2.06, aprono il fuoco. Le chitarre di Lee e Thurston, il basso di Kim e i maltrattamenti ai tamburi di Steve sono delle pietrate sonore letali che non lasciano in piedi nessuno, e il rumore bianco che si snoda in una coda infinita (in vinile va in loop) è la tabula rasa per ricominciare, tutto, da capo. La missione è compiuta, indubbiamente, ma andrà ripetuta ad intervalli regolari.
  • Poptones - Public Image Limited (Metal box, 1979) Ora, daccordo che quei tre anni fra il 1978 e il 1980 sono stati fra i più sconvolgenti in fatto di suoni, argomenti, performance e, in generale, attitudine musicale, ma immaginare cosa possa essere successo nel mondo della vecchietta post-vittoriana mentre beve il te con il mignolo alzato davanti alla tivvu proprio quando i Pil erano a Top of the pops - con un brano che ha un basso che sembra un jingle di natale, una chitarra che pare pioggia acida su una città industriale, una batteria che non si capisce se cade a destra o a sinistra e un testo urlato a denti e culo stretti che racconta di uno stupro nel mezzo dei boschi di cui la vittima ricorda solo i poptones che venivano fuori dall'autoradio del maniaco - è troppo difficile per me, che sono cresciuto con la faccetta dolce di Bono Vox e Bruce Springsteen perennemente in classifica. Ma, volendo azzardare, direi che è morta soffocata dal suo te zuccherato nel momento in cui ha realizzato che il mondo a cui era abituata era ormai frantumato in milioni di pezzi e, per di più, pezzi fatti di sostanza dichiaratamente molto simile alla gloriosa merda dei peggiori quartieri londinesi.

mercoledì 18 settembre 2013

La tripletta di Giusi Di Placido

Senza nulla togliere ai precedenti e futuri ospiti, quello di oggi è veramente speciale. Innanzi tutto, perchè è la prima donna a regalarci la sua tripletta del momento. Poi, perchè senza di lei questo spazio non sarebbe mai esistito. Quindi, miei cari tutti, aguzzate la vista, attivate l'udito, ecco a voi le tre canzoni di Giusi Di Placido!
  • I feel just like a child - Devendra Banhart (Cripple crow, 2005) Indian soundtrack: non era il treno per Darjeelling ma per Varanasi. Il classico motivetto che ti si incastra nelle vertebre ad ogni balzo dei vecchi carrozzoni lerci indiani. Mi faceva ridere e dimenticare il caldo atroce.
  • Birds - Sophia (Technology won't save us, 2007) Technology won't save us, con le sue classiche ballate mi porta dentro il mio vulcano, e mi culla con le sue melodiche vibrazioni. Troppo poco pop? No, no...

venerdì 13 settembre 2013

Week 37/13


  • Easy Easy - King Krule (Six feet beneath the moon, 2013) Questa discussione è avvenuta via chat. Io: "Cugino, dai un'occhiata a questo video. Quanti anni avrà? Diciotto, venti?". E allego link. Mio cugino mi risponde dopo mezz'ora: "Sei un coglione. Pensavo fosse una twenty years big boobs young teen redhead depilata e ubriaca a un college party. Mi hai svegliato per niente. Sei un coglione". Signore e Signori, King Krule. Quanti anni avrà? Diciotto? Venti?
  • Shoplifting - Slits (Cut, 1979) Si narra che quando queste tre fanciulle si misero assieme, nessuna di loro era esattamente in grado di suonare uno strumento. Si narra inoltre che in quel periodo, non era esattamente richiesto saper suonare uno strumento per mettere su un gruppo. Eppure questa Shoplifting è un piccolo gioiello pop, grazie ad un ritmo irragionevole, un giro di basso che conosco tanta gente io che pagherebbe per saperlo inventare e suonare dopo tutti gli anni di studio alle spalle (mah!), un testo divertente ma al contempo impegnato (Babylonian won't lose much and we'll have dinner tonight) e persino una citazione musicale, più o meno casuale, dei Kinks (Last of the steam-powered train). Meraviglioso, quello che succede quando non hai schemi mentali. Meraviglioso.
  • The closet - Teenage Jesus and the Jerks (No New York, 1978) Anche questi disgraziati, non è che fossero proprio dei campioni coi loro strumenti. Eppure, con le loro dieci - dodici canzoni pubblicate in tre anni (circa diciotto minuti di musica in totale), hanno stravolto tutto. The Closet è una marcia funebre su cui Lydia Lunch infierisce con i suoi strazi da disperata che annega. E' un ritmo alieno senza il quale non avremmo mai avuto i Sonic Youth di Bob Bert. E' un primordiale tentativo di distruggere tutto ciò che sappiamo sul rock per poter ricominciare da capo. Questo, e nient'altro, è vero punk.